quanto zucchero?

vieni a prendere un tè

push

ignition

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sabato, 03 ottobre 2009

bar bianco

tutto

L.: Mamma, posso farti una domanda?
E.: Sì, certo
L.: Ma tutto come è iniziato?

3/10/2009 ore 14:e qualcosa, 5 anni e

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martedì, 08 settembre 2009

кафе литературнoе

soluzione naturale e semplificativa

"Le nostre menti non sono in grado di comprendere la maniera in cui la compassione e l'indifferenza si equilibrano a vicenda, è una faccenda più grande di noi. Così grande, che l'unica cosa che ci riesce di fare è continuare a nuotare nella quotidianità, a stupirci e ad accettare la realtà che ci troviamo davanti".

Banana Yoshimoto, Il coperchio del mare, 2004

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lunedì, 07 settembre 2009

hard rock cafe

British English - 2

There's just one thing that's getting in the way
When we go up to bed you're just no good, it's such a shame
I look into your eyes I want to get to know you
And then you make this noise and it's apparent it's all over

It's not fair and I think you're really mean
I think you're really mean
I think you're really mean
Oh you're supposed to care
But you never make me scream
You never make me scream

Oh it's not fair and it's really not ok
It's really not ok
It's really not ok
Oh you're supposed to care
But all you do is take
Yeah all you do is take

Lily Allen, It's not fair

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hard rock cafe

British English

Fuck you, fuck you very, very much
'Cause your words don't translate
And it's getting quite late
So please don't stay in touch

Do you get, do you get a little kick
Out of being small minded?
You want to be like your father
It's approval you're after
Well, that's not how you find it

Do you, do you really enjoy
Living a life that's so hateful?
'Cause there's a hole where your soul should be
You're losing control a bit
And it's really distasteful

Lily Allen, Fuck You Very Much

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sabato, 15 agosto 2009

кафе литературнoе

cross reading

"I head off to the reading room and back to The Arabian Nights. As always, once I settle down and start flipping pages, I can't stop. The Burton edition has all the stories I remember reading as a child, but they're longer, with more episodes and plot twists, and so much more absorbing that it's hard to believe they're the same. They're full of obscene, violent, sexual, basically outrageous scenes. Like the genie in the bottle they have this sort of vital, living sense of play, of freedom, that common sense can't keep bottled up. I love it and can't let go. Compared to those faceless hords of people rushing through the train station, these crazy, preposterous stories of a thousand years ago are, at least to me, much more real. How that's possible, I don't know. It's pretty weird".
[...]
"I go back to the reading room, where I sink down in the sofa and into the world of The Arabian Nights. Slowly, like a film fade-out, the real world evaporates. I'm alone, inside the world of the story. My favourite feeling in the world".
[...]
"When I finish The Arabian Nights I tackle the complete works of Natsume Soseki - there's still a couple of his novels I haven't read yet".

Haruki Murakami, Kafka on the Shore, 2002

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venerdì, 14 agosto 2009

senso

Non ha molto senso scriversi addosso se la realtà non è quella che credi, se le basi su cui hai fondato la tua vita sono state false fin da prima che esistessero. Se qualcuno, consciamente, ha manovrato i fili che non conoscevi e non vedevi mentre tu ti credevi libero come l'aria e padrone del tuo destino: era tutto falso. Ne sono emerse due grandi realtà, ma sul presupposto di qualcosa che non è mai esistito se non nella tua coscienza e nell'apparenza costruita appositamente per una vetrina visibile al mondo. In pratica, tutto quello che hai vissuto non era vero. Ma il non vero ha avuto conseguenze vere, reali, concrete, tangibili, cuori che battono, petti che si alzano e si abbassano, voci che parlano, mani che creano, voci che comunicano. Finto amore ha creato amore. E' possibile. Finto amore ha creato odio. E' possibile. Ciò che è finto non sarà mai vero. Ciò che è deciso razionalmente non darà mai vita a un impulso irrazionale. Lo studio a tavolino non è passione.

E tutto questo è completamente folle, pirandellianamente o kafkianamente, fai un po' tu. E fa rabbia. Quella rabbia che era stata vista: ha una grande rabbia dentro. Perché? Perché la falsità ha conseguenze, scarsamente descrivibili, ma tangibili per chi la subisce. Crea rabbia in chi è chiuso un una gabbia e non può che subire lo stillicidio di un'assenza. L'assenza non sarà mai presenza. E non per carattere, diversità o ineluttabilità di genere. Ma perché l'assenza non sarà mai presenza.

Quindi per ora café de la paix chiude per ristrutturazione.
Quindi per ora caravan café chiude per privacy.
Quindi per ora katz's delicatessen abbassa sommessamente la saracinesca.
Quindi per ora al caffè florian si smette di ciacolare di quello che succede in città e si ascoltano i violini.
Quindi per ora vi auguro di passare al cafe sacher per una degustazione, all'hard rock cafe per parole in musica, al bar bianco per ascoltare voci piccole e sincere.
кафе литературнoе è sempre aperto, come il cuore e la mente di chi è reale e legge le passioni nelle parole di altri.

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кафе литературнoе

sandstorm

"Sometimes fate is like a small sandstorm that keeps changing direction. You change direction, but the sandstorm chases you. You turn again, but the storm adjusts. Over and over you play this out, like some ominous dance with death just before dawn. Why? Because this storm isn't something that blew in from far away, something that has nothing to do with you. This storm is you. Something inside you. So all you can do is give in to it, step right inside the storm, closing your eyes and plugging up your ears so the sand doesn't get in, and walk through it, step by step. THere's no sun there, no moon, no direction, no sense of time. Just fine white sand swirling up into the sky like pulverised bones. That's the kind of sandstorm you need to imagine."

Haruki Murakami, Kafka on the Shore, 2002

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кафе литературнoе

go - no go

"Poiché il gioco del go è stato inventato dall'uomo, è una manifestazione dei suoi gusti, quindi si può affermare serenamente che la piccolezza delle pedine esprime la meschinità della sua natura. Assumendo che si possa capire la natura umana dal comportamento delle pietre del go, ne consegue che l'uomo riduce l'immensità dell'universo alla propria dimensione, che ama limitare artificiosamente il proprio territorio in modo da non potersi muovere dal posto in cui si trova. E questo ci permette di definirlo con una sola parola: masochista."

Natsume Soseki, Io sono un gatto, 1905

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sabato, 08 novembre 2008

кафе литературнoе

saturno

"Non esagerare"
"Io esagero sempre. E' il mio unico pregio"

Fernan Ozpetek, Saturno contro

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giovedì, 16 ottobre 2008

кафе литературнoе

nanna

"Lorenzo, andiamo a dormire, dai. Su, domani devi alzarti presto, devi essere sveglio."
"A
spetta, fammi finire questo sogno."

Fernan Ozpetek, Saturno Contro

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caffè florian

dialogo

A volte pare un altro pianeta. Mangio dormo rido lavoro coccolo mi coccolano preparo scappo sposto metto pulisco un ordine sparso e cose e persone. Un altro pianeta. Lo stesso, ora raccontato da un altro punto di vista. E da un altro. E da un altro. Lo stesso pianeta un diverso pianeta. Non è nemmeno un pianeta. E' il mio sistema di riferimento, ma i sistemi di riferimento non esistono se non come assunti. Gli assunti si cambiano, euclidei o meno. Questo è rigorosamente euclideo, ormai dimostrato. Parallele parallele. Improvvisamente si apre un racconto, parole di altri fluiscono nella mia testa per caso, apro le orecchie, ascolto. Ascolto. Perché improvviso è il flusso e la direzione è la mia. Ascolto. Ascolto il diverso punto di vista e scopro che è il mio. Mi aspetto un altro punto di vista attraverso altri occhi, questo pianeta mio solo mio che scaldo raffreddo vivo muoio a ogni rotazione. Scopro invece il mio. Lo stesso, esattamente lo stesso mio punto di vista. Occhi altrui osservano questo pianeta da molto prima che io esistessi e ascolto e scopro che i colori sono quelli che descrivo io, le ombre sono quelle che descrivo io, le distanze sono quelle che descrivo io, le velocità sono quelle che descrivo io, le asincronie, i terremoti, le alluvioni, le disperazioni. Tutto già visto già vissuto già provato non da me. Scopro che sono un replay di un mondo già vissuto, già visto, già sofferto, già mandato per aria da persone e persone prima di me. La mia rivoluzione è lenta, lenta per inesperienza, lenta per incertezza del mio cammino, ma ruoto. Ruoto con tutta la mia inerzia, i satelliti che mi porto dietro e avvolgo nella mia gravità. Non conosco la destinazione, ma mi sposto lungo la mia ellisse.

Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di sentire per caso tutta la storia del mio pianeta.

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bar bianco

decision making

M: E oggi sei stata all'asilo?
C: kì
M: E hai giocato con la Raffaella?
C: kìì
M: E c'era anche la Silvia?
C: kìì (testolina su e giù)
M: E hai giocato con le palline?
C: kìì! (ricci su e giù)
M: E sei andata fuori a giocare?
C: kì
M: E sei andata sull'altalena?
C: kììì... din don din don
M: Bello. E poi c'erano i bimbi?
C: kì
M: E hai giocato con una bimba?
C: kì
M: E come si chiama la bimba?
C: Bimm-bà!
M: Sì. E hai giocato con un bimbo?
C: kì
M: E come si chiama il bimbo?
C: Bimm-bò
M: E facciamo la nanna?
C. Nòò-o-ò!

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mercoledì, 15 ottobre 2008

bar bianco

'nine

Dipende tutto dai collegamenti neuronali, dalle sinapsi e cose così, lo so. Ma c'è qualcosa nelle manine di un bimbo, che le rende speciali. I movimenti che fanno, quello che toccanno, si anima di una scintilla. Se quelle manine si appoggiano, troppo forte o troppo piano, tirandosi dietro tutto il peso in inerzia o lievi lievi quasi per sbaglio, sussulterai. Sussulterai perché nessuno di quei movimenti sarà identico a quello che la tua mente viziata e annebbiata si aspetta. Sono manine speciali, movimenti speciali che svaniscono nell'attimo in cui crescono.

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martedì, 14 ottobre 2008

caffè florian

don'cha know, don'cha know

Grazie

al ragazzo nordafricano: mi hai offerto quella galatina perché tossivo
allo stagista: mi hai offerto una caramella perché tossivo
allo statistico: ci volevano proprio quei biscotti
al numero uno: ci vuole proprio un momento per dire la verità
al colpo di fortuna: ci vuole proprio un momento per guardare la verità
al colpo di sfortuna: ci vuole proprio un momento per dire quello che si pensa
al signore con la giacca bianca: mi cedi sempre il passo all'uscita
al ragazzo un po' strano: sei una certezza al ritorno
al ragazzo con gli occhiali: sei una certezza all'andata
alla lettrice di gialli: da riccia sei diventata rasta e hai cambiato genere
a olivia: so che sei sempre lì la mattina
al labrador biondo: anche se non ti vedo mi vieni in mente
al treno delle 17:33: non si sa mai se e quando partirai, e mi ricordi che tutto è incertezza
alla feltrinelli in stazione: come sentirsi a casa quando ti senti morire
al calzedonia in stazione: come fare qualcosa di utile e sentirsi un po' meglio
alla farmacia in stazione: come sapere che forse non andrà così male
al cinese dell'edicola: un genio, basta coda allo sportello
alla fornaia di via tortona: un sorriso in ogni zucchiniegrana
al salumiere corpulento della standa: no, non mangio solo quello
alla barbara del saba: i tuoi croissant mi rimettono al mondo
al ragazzo del bar all'angolo, che oggi mi ha fatto il primo tè: mi hai ridato la vita
alle pilloline omeopatiche tedesche per bambini: fallito l'antibiotico, sarà ora che funzionino
a L.: facciamo a gara...
a S.: incredibile chioccia
ai gOccupati e ai gpreOccupati: non tutto è bit
al mio compleanno, perché non ho ancora deciso cosa ne farò

slightly warmer

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domenica, 28 settembre 2008

кафе литературнoе

34

Thirty-four is a difficult age. A different kind of difficult age than thirteen, but plenty difficult. Gotanda and I were both thirty-four, both beginning to acknowledge middle age. It was time we did. Readying things to keep us warm during the colder days ahead.
Gotanda put it succintly. "Love. That's what I need."

Haruki Murakami, Dance Dance Dance, 1988

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mercoledì, 10 settembre 2008

кафе литературнoе

slippery when 36

Ma attenzione, c'è una ragione ben precisa dietro a questo sfacelo. O, chissà, forse si tratta solamente di un pretesto: ieri, ho compiuto trentasei anni. Quel mucchio di rifiuti accanto alla porta d'ingresso era in realtà un regalo di compleanno da parte di Aono. Mi è arrivato la settimana scorsa per posta aerea: un vaso di cristallo e una scatola di cioccolatini Godiva. Aveva tutta l'aria di un regalo di fine anno giunto al momento sbagliato e, incredibile ma vero, i cioccolatini nella scatola, tutti allineati in perfetto ordine, erano giusto trentasei! Accecata dalla rabbia, gli ho spedito subito una e-mail: "Come ti sei permesso, mi hai dato trentasei anni con una settimana di anticipo!". Ma l'infame non si è nemmneno degnato di rispondermi.

Marilyn Monroe aveva trentasei anni quando si è imbattuta nel suo tragico e misterioso destino. Lady D aveva trentasei anni quando ha perso la vita in quell'incidente stradale, poco prima di convolare a nuove nozze. E trentasei anni li aveva pure la scrittrice Suzuki Izumi quando si è suicidata. Il 36 deve essere un numero sfortunato per noi donne, come una specie di porta verso l'inferno. Sono pronta a scommettere che l'unica ragione per cui Aono ha smesso di fare l'amore con me è perché stavo per compiere trentasei anni!

Hasegawa Junko, L'uovo infecondo (da: No Geisha)

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hard rock cafe

close to you

A volte non c'è molto da dire, se c'è solo da ascoltare.

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mercoledì, 03 settembre 2008

diverso

Diversa la luce l'aria gli sguardi i passi. I passi, come sono diversi i passi. I passi in una stazione, i passi nei sotterranei, i passi lungo i binari, i passi in una direzione. Diverso è che c'è una direzione. Si distingue subito chi non ha direzione, chi non ha una scadenza da rispettare, un termine ultimo entro cui presentarsi in un posto e assentarsi da tutti gli altri. Da tutti gli altri, in cui nulla vieta, in linea teorica di essere. Basta prendere e uscire, prendere e andarci. Bellissimo. Bellissimi gli abiti, vari e diversi, le calzature, varie e diverse, le facce gli sguardi i movimenti la velocità, varie e diverse, di chi ha destinazioni e scadenze diverse.

Qui la luce è opaca, la luce è opaca come sempre e non potrebbe non esserlo. E' il luogo della luce opaca, in cui una luce netta e pulita e aperta forata dal vento è rara, e quando c'è scoppia, scoppia di luce tra i palazzi, sulle facce i movimenti le scadenze, rimbalza di auto in auto, tra gli alberi che di nuovo tornano ad avere foglie o rami secchi d'inverno e uccide dentro dentro in fondo attraverso la retina chi è abituato alla luce opaca e alla propria destinazione. La luce opaca assopisce l'ipotesi, addormenta gli istinti, richiude in se stessi gli sguardi i passi e concentra le direzioni.

Un binario, vivo e morto a momenti alterni della giornata. Tutto quello che ci passa sopra, attraverso. Curioso, lamiere contengono trattengono racchiudono e sbam! si spalancano fino ai fischi, lasciando riversare penetrare altri sguardi passi direzioni scadenze. Occhi senza direzione certa cercano una cartina un aiuto si fermano bloccano la gente che ha passi direzioni, vari e diversi, che ha direzioni comunque, sopra chi si ferma.

Su su meno buio, meno grigio elettrico, meno polvere chiusa di sotterraneo, su su scale scale e su su scale scale, aria: aria opaca, opaca e belissima, pronta a trattenere desideri alternative ipotesi, pronta ad accarezzare racchiudere le direzioni. Il cinese all'uscita ha cambiato la mercanzia.

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кафе литературнoе

15%

Recitiamo la preghiera della Serenità. Dio ci conceda la serenità necessaria ad accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio necessario a cambiare le cose che possiamo cambiare, e la saggezza necessaria a distinguerle. La diciamo ancora e ancora. Sophie ce la fa dire ancora e ancora finché il veleno si dirada, finché sulle facce comincia a comparire qualche sorriso. Dio, concedici la serenità. Dio, concedici la serenità. La Gente sorride, ma i sorrisi e le preghiere non cambieranno la realtà. L'ottantacinque per cento di noi è fottuto.

James Frey, In un milione di piccoli pezzi

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sabato, 16 agosto 2008

кафе литературнoе

words

"Sometimes we don't need words," the old man said, as if he hand't heard me. "Rather, it's words that need us. If we were no longer here, words would lose their whole function. Don't you think so? They would end up as words that are never spoken, and words that aren't spoken are no longer words."

Haruki Murakami, Where I'm likely to find it

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"Kirie took a moment to imagine the heroine. "Is she attractive?"
"I think so. Quite attractive," Junpei said. "But not as attractive as you."
"Kirie smiled and kissed Junpei on the neck. "That's the right answer," she said.
"I make it a point to give right answers when necessary."
"Especially in bed, I suppose."
"Especially in bed," he replied.

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Now he knew: What matters is deciding in your heart to accept another person completely. And it alsways has to be the first time and the last.

Haruki Murakami, The kidney-shaped stone

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