quanto zucchero?

vieni a prendere un tè

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giovedì, 30 settembre 2004

fashion cafe

vip watching

Una pesca inusitata, oggi: Amanda a cena con un più giovine ragazzo. Hanno mangiato pesce - e che dovevano mangiare, in un ristorante dove si mangia pesce?

E così mi è venuto in mente di fare la conta dei vip incrociati da qualche parte. Magari me ne dimentico qualcuno, ora ci penso.

Amanda Lear - Milano, ristorante X, zona porta Venezia, stasera
Federica Moro - Milano, via Turati, un anno fa
Angelo Branduardi - Milano, via Turati, un po' più di un anno fa
Nina Moric con figlio e marito - Milano, via Manzoni, un po' più di un anno fa
Laura Pausini - Milano, largo Donegani, un paio d'anni fa
Gianfranco D'Angelo - Milano, corso Vittorio Emanuele, tre o quattro Natali fa
Ringo - Milano, corso Vittorio Emanuele, un paio d'anni fa
Kabir Bedi e moglie - Los Angeles, Federal Building, Social Security Office, 11000 Wilshire Blvd, settembre 1994 (mi sa che stava cambiando casa)
David Hasselhoff - Malibu, lungo la spiaggia
Red Canzian - Treviso, un sacco d'anni fa
Benetton / Compagnoni - Treviso, quando capita
Eleonora Brigliadori - Alitalia Fiumicino-Linate, due anni fa
Enrico Ruggeri - Alitalia Linate-Fiumicino, una sera di tre anni fa, così a occhio
Gad Lerner - Fiumicino, ritiro bagagli, due-tre anni fa
Gad Lerner e famiglia - Milano, pizzeria zona Porta Venezia, l'anno scorso
Sergio del GF1 - Alitalia Linate-Fiumicino, due-tre anni fa
Giorgio Mastrota con un paio di prezzemoline non riconosciute - Alitalia Linate-Fiumicino, due-tre anni fa
Lorenzo Battistello del GF1 - Fiumicino, due-tre anni fa
Pupo - Roma, piazza di Spagna, intorno a Natale 2001
Mina - Roma, via del Corso, intorno a Natale 2001 (cammuffata ma riconoscibile)
Terence Trent D'Arby - Londra, National Gallery, di fronte ai girasoli di Van Gogh, forse 1992 o 3.

Beh, direi che da qui si capisce che non finisco spesso in corso Como.

'notte.





















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martedì, 28 settembre 2004

bar bianco

caramella

Un bimbo di otto mesi è puro pensiero in un contenitore di caramella. Ti viene da mordicchiarlo, solleticarlo, farti tenerezza insieme a lui.

Lui guarda, soprattutto. Guarda, osserva, si sforza di capire. Prende con due dita cose minuscole, si avvicina a ciò che gli interessa senza timore. Prende quello che vuole e non ne fa mistero. Ha infinite espressioni, ognuna appropriata. Al contrario di una persona adulta, non cela le proprie emozioni, dimostra ciò che pensa e non si deve sforzare ad immaginare un mondo senza vincoli.

Un bimbo di otto mesi non ha vincoli, solo poche esigenze, chiare e periodiche. I suoi pensieri diventano espressione, mimica, movimento, voce. Ti scopri a capire che in fondo a te stesso tutto è molto semplice.

Postato da: emanuelasplinder a 17:13 | link | commenti (4) |

lunedì, 27 settembre 2004

caravan cafe

marea

Saldamente ancorata a questo angolo di suolo lombardo, vecchio e fermo, putrido di asfalto, solcato da linee lente di metallo, ricoperto di parallelepipedi bigi, penso al mare. Di più: penso all'acqua, ai volumi infiniti che si spostano a comando, deformando ridicolmente un pianeta intero. Penso a una serie di delta color terra che si susseguono uno dopo l'altro, d'estate, attraverso l'oblò. Penso ad isole verdissime, da cui sparisce in un baleno l'orlo bianco, per il volere della luna. Penso alla melma viscida, vischiosa, che si avvinghia alle caviglie e ti tira improvvisamente giù, giù, giù, mentre vai ad inseguire l'ombra dell'église, una punta inesistente, nel mare scomparso intorno al monte di San Michele. Penso a chilometri e chilometri di sabbia sviscerati dal fondo del mare per il piacere di chi su ruote scivola libero, padrone solo della propria buffa, minuscola vela. Penso che è per poche ore, finché l'onda di nuovo non ricoprirà quel mondo e piacere. Penso a chi, in un momento, sotto acque come quelle ha perso se stesso cercando la vittoria e la sopravvivenza di chi non conosceva. Penso che tra poco è di nuovo ottobre, che si apre una nuova stagione di specchi informi per i palazzi della laguna. Fatemi chiudere gli occhi per un momento e assaporare il rumore di quell'acqua molle, che sciaborda contro i palazzi, senza tempo. Fatemi chiudere gli occhi per un momento e rivedere quell'uomo con la figlia sulle spalle, soli, attraverso campo Santa Margherita. Fatemi chiudere gli occhi, perché fuori c'è la città, bloccata dal suo cemento, e non respira.

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sabato, 25 settembre 2004

caffè florian

inaugurazione

E' ufficiale. La notizia ormai è rimbalzata su tutti i telegiornali, gli speaker non parlano d'altro, i servizi tv si sprecano. C'è chi non aspettava altro, c'è chi non ne voleva sapere, c'è chi non ne vedeva l'ora per giustificare una nuova sessione di shopping estremo. Oggi finalmente è chiaro che molti si sono attrezzati, fieri di ciò che hanno: soffrire pur di far vedere ne è una chiara dimostrazione.

Del resto l'indovinello di Sasaki parlava chiaro, ormai dovevamo sentirci tutti ai blocchi di partenza. Ma, cosa volete, anch'io sono tra quelli al palo, mi sto ancora allacciando le scarpe. Quelle estive. A me sembra che faccia caldo, anche se ho incrociato diversi esempi di piumino senza maniche e giacca di velluto, oggi, a mezzogiorno. E allora, evviva la nuova saison, la mia preferita, quella fredda.

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venerdì, 24 settembre 2004

cafe sacher

five o' clock

La prima settimana va festeggiata. Pasticcini pronti per i primi 330 ingressi (tra cui qualche onesto reload da parte mia in fase di setup). Grazie.

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fashion cafe

gf5: the cast

Senza nulla togliere all'ottimo e informatissimo Macchianera, che ieri ci ha offerto un nuovo esempio di live comment fra amici e focaccia su Macchiaradio, alzo la manina e commento il gf5 / puntata 1:

la presentatrice
Una costumista sadica ha trovato una sottoveste di Alba e l'ha infilata addosso a Barbara. Poi si è allontanata, ha osservato con attenzione la sua vittima contrattuale e ha deciso di evitare l'effetto Alba al matrimonio Savoia. Ed ecco il perché del pareo sopra la sottoveste. La prossima volta tenetene un altro di riserva: a volte capita, che si macchi l'abito di scena.

il copresentatore
Un costumista sadico ha deciso che Liorni è giovane con i giovani per i giovani, perché all'ennesimo gf fa ancora la parte di quello che regge il microfono e l'ombrello. Di qui la scelta del golfino college sotto la solita giacca che non tradisce mai il volto splendente tra famiglie ruspanti vocianti. L'à plomb non è acqua.

Patrick
Quello che ha capito tutto della vita

Serena
Quella che non ha ancora trovato l'uscita

il cast: come costruirsi un look e non essere se stessi
Alfio: Red Hot Chili Pepper
Rosa: Mietta Chili Wife
Francesco: Bobby Ma Non Solo
Giulia: Barbie Kanakis
Antonio: Ken, ovvero: David Silver NEIN-o-TU-uàn-ò
Alessandro: Big Jim Grignani
Alessandra: Pocahontas, see you later
Veronica: Ginger, l'amica di Barbie
Jonathan: (eppure l'ho già visto anch'io, ma dove?) le Fric, c'est chic, ovvero: tutto ciò che pensate ma non avete il coraggio di dire
Guido: Cammariere goes Sboccato (senza pashmina, con gli occhiali)
Cinzia: Sgarbi-style Barbie
Mary: ciociaro-style Alyson Moyet, ma perché quei capelli?
Patrizia: Everything But the Girl, ovvero: Sharon Ma Non Posso
Aldo: Il Conte E' Già Stato Qui
Catrina: wannabe-Kylie, un'ottava troppo alta

nota di colore
Sull'onda dell'emozione borromea, quest'anno l'auto è biancorossaeverde

vedoprevedostravedo
Stravedo per Jonathan, la calligrafia e il borsalino. Chi ha una sviscerata passione per calze che cela sotto gli stivaletti non può che riservare sorprese. Se sopravvive.
Catrina farà strada, non fosse altro per la camminata di chi è chiaro che ha un cavallo parcheggiato fuori.

EBTG-Sharon non mollerà l'osso, se riuscirà ad addentarne uno. A rischio di noia.
Il bell'Antonio rischia l'effetto plastico Beverly Hills: consiglio di sciogliere un po' il cerone. Go, Tony Guy, go.
Red Hot Chili Couple: sottotitoli per i più, per favore, al peperoncino non crede nessuno.
Camma-Guido: per vincere serve un'aria vincente, perfino Cristina Plevani ne trasudava un po'.
Big Jim Alex: riposo.
Aldo: datti da fare, sembri un bravo ragazzo.
Barbie, Ken ed Alyson: chi? Fuori gli assi, gente.
SoloFrancesco: anche tu, Bobby. Essere fair va bene solo quando indossi la maglia nera.

un invito
Vai, Mario.
































Postato da: emanuelasplinder a 13:04 | link | commenti (2) |

caravan cafe

solo sole

Adesso. Un sole che mi investe, travolge, ricopre e supera, scivolando lontano, oltre me, oltre i cubi di cemento, oltre l'orizzonte che si indovina là dietro. Dovrei essere in alto, sopra la linea del bianco, ad ascoltare il vento, libero. So che sarai con me.

Tra poco la nube annullerà l'immagine.

Postato da: emanuelasplinder a 11:08 | link | commenti (1) |

caravan cafe

(reach up for the) sunrise

Le 6:59 di questa mattina erano un colore gelido, come riflesso di neve. Fuori sembrava il nulla, gli spigoli avvolti in uno strato di seta grigio perla.

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giovedì, 23 settembre 2004

caravan cafe

conturbanteinsogno

Era giorno, era caldo. Era una frontiera. In una piana desertica, rilievi opachi sullo sfondo, come nel nord dell'Iran. Intorno ai due edifici di cemento c'erano due piccole folle, gente che parlava, si muoveva, si agitava, parlava ancora, alzava la voce. Qualcuno contrattava, qualcuno cambiava denaro. Cosa si vendesse, lì vicino, non so. Forse le solite cose che trovi se sei fortunato, ad una frontiera del genere: qualcosa da bere, qualcosa da mangiare, qualcosa di illegale. I colori erano sfumati, erano deserto anche loro, colori di deserto addosso alla gente.

Io passavo di lì, non so in che direzione, in effetti forse non c'erano neanche ombre, il sole era offuscato. Nel caldo mi spostavo, con abiti da uomo, avvolta in un soprabito color sabbia, abbondante, informe, comodo. Non so che scarpe avessi, certamente mi si era disfato il turbante, me lo riavvolgevo con calma intorno alla testa mentre camminavo lentamente nella terra di nessuno. Un colore tra il grigio e il blu, come queste parole. Un giro dopo l'altro, tutt'intorno, le mie mani si muovevano esperte. Portavo abiti da uomo, ma non era strano per me esserci dentro. Forse ero un uomo, magari avevo pure i baffi. Non saprei. Ero io. Mi dirigevo verso la nuova frontiera.

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martedì, 21 settembre 2004

caffè florian

farfalle

Da fine agosto volano inquiete per la città. Esci da un negozio e te ne ritrovi una davanti, piccola, quasi invisibile nel traffico, tra auto in doppia fila e incroci intasati. Poco più di niente, vola irrequieta, irregolare, sola, quasi lenta tra la gente. Piccola, grigio scuro. Forse non si posa mai. Mi segue per un po'. Mi perde di vista, e io lei. Me ne dimentico fino alla prossima, che mi vola quasi addosso. Sono infastidita, mi allontano, forse la scaccio.

Non sono zanzare, volano come tarme ma sono - credo - vere farfalle. Mutanti metropolitane di tarda estate, di un colore prossimo al notturno, forse non sanno neanche loro dove stanno andando e perché.

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lunedì, 20 settembre 2004

fashion cafe

signorina bisesta

Già, questo è l'anno biondo (con le mèches), mi ero sbagliata. Complimenti, signorina Chiabotto, bionda e possibile.

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domenica, 19 settembre 2004

caffè florian

via T.

A volte parcheggio la macchina tardi. Supero gli ultimi semafori sulla via larga, uno dopo l'altro, e arrivo all'incrocio con via T. Lei è spesso lì, all'angolo del negozio di scarpe chiuso, di fronte all'insegna luminosa del panificio. E' la ragazza di via T., una biondina bassa e magra, sopra tacchi alti. Spesso ha la sigaretta in bocca, mentre aspetta. E' carina, il trucco un po' pesante, gli abiti sempre leggeri, di solito i pantaloni. Lo scorso inverno aveva un giubbotto corto maculato, che teneva aperto ma non troppo. Non so se è italiana oppure no. La sua base è l'hotel N., stelle una. La mattina ne escono i giapponesi con la guida in una mano e il trolley trascinato dall'altra. Ma la mattina lei non si vede. Lei c'è la sera, a volte la incroci di pomeriggio.

La ragazza di via T. cammina a passi corti e svelti, sopra i tacchi, dietro ad un signore semicalvo. I carabinieri sono poco più in là, in perenne parcheggio di fronte al sindacato, niente niente a qualcuno venisse in mente di metterci un altro pacco bomba. I carabinieri sono sempre due, la macchina cambia. D'estate si spostano sul lato all'ombra, così la canna della mitraglietta non è rovente. D'inverno si chiudono in auto, il riscaldamento acceso, a volte anche una sigaretta. Forse anche loro la conoscono, ormai, la ragazza di via T., quella che fa base all'hotel N.

Il libraio di fronte al sindacato invecchia, la barba si imbianca sempre più, i suoi libri si impolverano. Della via lui sa tutto, conosce tutti, come il portinaio a fianco, gentilissimo. Il libraio spesso mangia alla rosticceria all'angolo, dove le patatine al forno sono buone e anche tutto il resto. Se entri ti riconosce, anche ad anni di distanza, e ti saluta. Ma tu sei...? Il libraio di via T. dà solo del tu, la barba bianca è un fatto casuale, il negozio di fronte al sindacato meno.

L'altro pomeriggio ho visto la ragazza di via T. incrociare il prete russo ortodosso, sempre sorridente.

In via T. il cinese ha chiuso il negozio, e rimane il barbiere calvo e grasso, sempre lindo nel suo grembiule candido. Quando lui chiude, a volte la sera la via si accende di un'umanità diversa, con l'aperitivo in mano e il cellulare squillante durante l'inaugurazione di una nuova mostra alla galleria M. Poi si spengono anche i festeggiamenti, e un po' più tardi, un'isolato più in su, forse troverai la ragazza di via T.

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sabato, 18 settembre 2004

fashion cafe

signorina

L'altra sera ne ho intraviste un po'. Come al solito: alte, basse; abbondanti, meno, con le ossa sporgenti; con tre centimetri di gengive, i denti a spatola oppure in dentro, il sopracciglio unico, le sopracciglia quasi depilate. Bionde, more, castane. Ricce, lisce, capello corto. Orecchino alla narice sinistra, orecchino alla narice destra. Raramente hanno nozioni di ballo, zero in presentazione, rigide con un piede davanti all'altro, più plastiche di una barbie tarocca.

Ne vince una, quale? Non sarà bionda, non sarà riccia, non avrà i capelli corti, non avrà il buco al naso, niente tatuaggi o cicatrici in evidenza. Non sarà un premio nobel, sarà una miss. In bocca al lupo, signorina.

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venerdì, 17 settembre 2004

café de la paix

zucchero

Un caffè, per favore.

Napoli: nerissimo, ristretto e in tazza calda. Bologna: con bicchierino di acqua gasata. Milano: marocchino con il cacao. Venezia: macchiatone. Vienna: con soffice spuma di panna da sorseggiare seduti. Londra: acqua nera in tazza larga. Atlanta: acqua nera appena sotto il punto di evaporazione in bicchiere di carta. Damasco: ti trovo uno sgabellino mentre la polvere aromatica si deposita sul fondo della tazza. Pechino: polvere in bustina e acqua bollita. Casa: pffsshhh...

Un tè, per favore.

In bustina o in foglie o solubile. Nero o verde o bianco. Naturale o aromatizzato. Al latte, al limone o liscio. Caldo o freddo. Con zucchero, con sale, con pepe. In tazza bassa e larga, in tazza alta e cilindrica, in coppetta bassa, in bicchierino di plastica direttamente dalla macchinetta dell'ufficio. Cerimonia giapponese, metodo maghrebino, metodo asiatico. Foglie intere, spezzate, arrotolate, appiattite, maciullate.

Quanto zucchero? Zucchero sì, zucchero no, poco zucchero. Bianco, di canna, candito, dolcificante. Cucchiaino, bustina, zolletta piccola, zolletta grande. No, faccio io.

Questo è uno spazio rubato all'attività, un minuto lungo quanto basta per prendere un tè o un caffè, qualunque tè o caffè sia il vostro favorito, per quanto lungo sia il vostro minuto.

Postato da: emanuelasplinder a 17:11 | link | commenti (8) |