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giovedì, 26 maggio 2005

café de la paix, caffè florian

Sì o no? Te lo chiedo quattro volte

Stasera ero in coda in piazza Durante. C'era questo bel poster, anzi: due. Uno a fianco all'altro. Graficamente perfetti, sembravano la locandina di un nuovo film. Sfondo nero, colori caldi nelle due immagini: un embrione e un neonato che strizza gli occhi, abbracciato stretto dalla mamma.

L'impatto è tremendo, e non credo che sia perché sono mamma. E' tremendo, punto. Ma poi, come quando ti mostrano un grafico ti devi chiedere: QUAL E' LA SCALA? Come si misurano le barrette del grafico? Perché mi si chiede di dire sì o di dire no?

Allora sono qui, che giro per il web mentre il mio uomo grande è fuori e il mio uomo piccolo ha ceduto al sonno e se la sta ronfando nella sua stanzetta. Tiene per manina il suo orsetto preferito.

Voglio capire. Non so se ci riuscirò, non so se farò la cosa giusta. Non so se c'è, una cosa giusta. La natura è natura, ma noi siamo in grado di metterci le nostre graziose manine. Sappiamo coltivare orchidee delicatissime e sappiamo sparare granate. Così, con la stessa naturalezza.

Le mie fonti sono:
sì: http://www.lucacoscioni.it/node/2002
sì: http://www.mazziniano.it/referendum-fecondazione/default.htm (sasaki, grazie del link)
no: http://www.referendumfecondazione.it/
no: http://www.comitatoscienzaevita.it/referendum_2.php
Le ho scelte assolutamente a caso, seguendo dei link. Forse non sono le migliori, non so. Fate voi. Ma credo aiutino a capire di più qual è il sentimento che emerge, leggendo le motivazioni. Spero di non sbagliare nel riportare correttamente quanto leggo.
NB: se talora i commenti di una parte sono più corposi di quelli dell'altra non si tratta di indicazione della mia opinione, ma di conseguenza del materiale analizzato e di sonno della sottoscritta. E poi: sì, c'è un errore nell'impostazione della pagina, ma splinder continua a darmi contro quando cerco di porre rimedio. Sorry.

NUMERO 1, SCHEDA AZZURRA, per consentire nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori

SI' vuol dire:
- Gli embrioni non impiantati sono disponibili per successivi impianti o per la ricerca
- Divieto di produrre embrioni con fini esclusivi di ricerca
- Divieto di ricorrere a pratiche eugenetiche
- Permesso di clonazione terapeutica; divieto di clonazione riproduttiva

Chi dice no lo traduce così:
"Usare potenziali figli come cavie"
"Uccidere esseri umani a fini di ricerca"
"Possibile distruzione di embrioni nelle fasi di congelamento e scongelamento"
"Non esistono casi di guarigione utilizzando cellule staminali"
"Gli esperimenti su cellul
e staminali di animali si sono rilevate cancerogene; i traguardi positivi della scienza sono stati compiuti su cellule adulte"
"Tutelare la salute della donna significa altro; ad esempio, non sottoporla a pratiche pericolose e nocive per la sua salute, quale la fecondazione assistita"
"Per evitare gravidanze plurime basterebbe produrre un solo embrione"

NO vuol dire:
- Gli embrioni non impiantati non sono disponibili per successivi impianti o per la ricerca
- Divieto di produrre embrioni con fini di ricerca
- Divieto di ricorrere a pratiche eugenetiche
- Divieto di ogni tipo di clonazione terapeutica

Chi dice sì lo traduce così:
"Impossibilità per la ricerca di utilizzare le cellul
e staminali prelevate dagli embrioni per combattere alcune malattie"
"Se vincessero i sì su questo referendum i ricercatori italiani potrebbero utilizzare i circa 30 mila embrioni soprannumerari conservati nei centri per la fecondazione assistita e destinati ad essere eliminati. Potrebbero anche ricorrere alla clonazione terapeutica, che non ha nulla a che fare con la clonazione riproduttiva di esseri umani identici. Si porrebbe fine anche all’ipocrisia per la quale i ricercatori italiani possono utilizzare cellule staminali embrionali importate dall’estero, mentre finiscono in galera se le producono in patria."
 

NUMERO 2, SCHEDA ARANCIONE, per la tutela della salute della donna

SI' vuol dire:
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita anche se non è documentata l'infertilità (può essere di natura psicologica)
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita anche senza aver tentato altre strade
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita anche a coppie non sterili portatrici di malattie genetiche
- Permesso di impiantare anche più di tre ovociti
- Permesso di impiantare gli ovociti in tempi diversi
- In caso di fallimento della terapia, permesso di impiantare gli altri ovociti fecondati
- Se un embrione è portatore di malattia genetica, permesso di rifiutarne l'impianto (ed evitare la scelta successiva di aborto terapeutico)

Chi dice no lo traduce così:
Non si chiede l'abrogazione dell'intero articolo, cosicché la vittoria dei "si" lascerebbe in piedi l'affermazione che la legge intende garantire "i diritti di tutti i soggetti coinvolti compreso il concepito", ma lo svuoterebbe di contenuto perché ne eliminerebbe le conseguenze, consentendo l'uccisione diretta e volontaria degli embrioni. Dicono che la selezione degli embrioni è indispensabile per eliminare quelli malati, ma non dicono che per sapere se un figlio concepito in provetta è portatore di una malattia ereditaria bisogna distruggere anche altri embrioni sani.

In merito all'eliminazione degli embrioni portatori di malattie genetiche: "Che medicina è quella che uccide il malato?"

NO vuol dire:
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita solo se è documentata la sterilità completa o altra forma di infertilità
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita solo dopo aver tentato tutte le altre strade possibili
- Divieto di sottoporsi a fecondazione assistita per le coppie non sterili portatrici di malattie genetiche
- Permesso di impiantare solo tre ovociti
- Permesso di impiantare i 3 ovociti solo contemporaneamente
- In caso di fallimento della terapia, divieto di impiantare gli altri ovociti già fecondati
- In caso di fallimento della terapia, permesso di sottoporsi a nuovo ciclo di stimolazione e a nuovo impianto di ovociti
- Se un embrione è portatore di malattia genetica, divieto di rifiutarne l'impianto (rimane alla donna la scelta di aborto terapeutico)

Chi dice sì lo traduce così:
"Rischio di parto plurigemellare, imposizione dell'impianto di tutti gli embrioni, divieto di accesso ai portatori di malattie genetiche"
"Il divieto di congelare gli embrioni (crioconservazione) diminuisce notevolmente le probabilità di successo della fecondazione assistita, costringendo le donne a ripetuti trattamenti che aumentano il rischio di danni alla salute. L’obbligo di impiantare tutti gli embrioni aumenta le probabilità di gravidanze trigemellari, pericolosissime sia per la donna sia per il feto."
"In Italia, considerando le diverse malattie genetiche, è un problema che riguarda centinaia di migliaia di coppie. Votando sì a questo referendum si consente sia l’accesso alla fecondazione assistita per tutte le coppie, sia la possibilità di utilizzare la diagnosi preimpianto per evitare di impiantare nell’utero della donna embrioni portatori di malattie genetiche. Impedire la diagnosi preimpianto significa spingere molte coppie a non mettere al mondo un bambino, per evitare il rischio di trasmettergli una malattia ereditaria, oppure costringere la donna all’aborto terapeutico in uno stadio avanzato della gravidanza (la legge 194 consente infatti l’aborto terapeutico nel caso in cui con l’amniocentesi la donna scopra che l’embrione soffre di una malattia genetica)."

NUMERO 3, SCHEDA GRIGIA, per l'autodeterminazione e la tutela della salute della donna

SI' vuol dire:
- L'embrione non ha i diritti di una persona
- In caso di conflitto tra i diritti della madre e dell'embrione, prevalgono quelli della madre (è sacrificato il diritto dell'embrione)

Chi dice no lo traduce così:
Il titolo non è sincero perché "l'autodeterminazione" non equivale alla totale volubilità. La coppia (non solo la donna!) si è già autodeterminata al momento della generazione dell'embrione. Tutte le circostanze sono state già seriamente e a lungo soppesate. La legge non costringe la donna a ricevere l'embrione, ma si limita a dire che non è cosa giusta rifiutarlo.
Cancellare i diritti di tutti i soggetti coinvolti non significa escludere solo quelli del concepito, ma anche quegli degli aspiranti genitori. L'ideologia che non vuol vedere un essere umano nel concepito è arrivata a non vedere nemmeno i diritti dei già nati.
"Una risoluzione del parlamento europeo prevede che anche lo zigote (embrione unicellulare) deve essere protetto e non deve essere indiscriminatamente usato per gli esperimenti"

NO vuol dire:
- L'embrione ha i medesimi diritti di una persona
- In caso di conflitto tra i diritti della madre e dell'embrione, prevalgono quelli dell'embrione

Chi dice sì lo traduce così:
"E' sacrificato il diritto alla salute della madre"
"Quest’equivalenza è in palese contraddizione anche con la legge sull’aborto e rappresenta il primo tentativo da parte del Parlamento di rimettere in discussione quella legge, approvata dai cittadini con il referendum nel 1981.
Ma equiparare embrione e persona, ancora più che dal punto di vista giuridico, è inammissibile da un
punto di vista etico."

NUMERO 4, SCHEDA ROSA, per la fecondazione eterologa

SI' vuol dire:
- Permesso di accedere alla fecondazione eterologa per coppie coniugate o conviventi, di sesso diverso, in età potenzialmente fertile, viventi 

Chi dice no lo traduce così:
Verrebbe legalizzato non il "dono" dello sperma e dell'ovocita, ma l'abbandono di un figlio da parte di chi lo ha generato con violazione della regola costituzionale secondo cui "i genitori devono mantenere i figli". Vi sarebbe il rischio di un rifiuto di un figlio da parte di colui, assai spesso l'uomo, che non lo ha generato. Verrebbe impedito il diritto del figlio di conoscere le proprie origini, ciò che talvolta è importante, non solo per ragioni psicologiche, ma anche per ragioni mediche. L'adozione non può essere presa ad esempio, perché essa è finalizzata a dare genitori a chi non ne ha, non a dare un figlio a chi non ne ha e perché è un rimedio ad un male -l'abbandono di cui un bambino è vittima- non la soluzione ideale; mentre nella Pma eterologa si ordina l'abbandono di un figlio per darlo ad altri
"Nessuno ha diritto ad avere un figlio per il semplice motivo che i diritti si esercitano sulle cose e mai sui propri simili, altrimenti li riduciamo a cose o schiavi dei nostri desideri"

NO vuol dire:
- Divieto di fecondazione eterologa per chiunque

Chi dice sì lo traduce così:
"Un divieto che impedisce, ad esempio, alle donne che a causa di un trattamento di chemioterapia sono diventate sterili di avere un bambino. Non esiste alcuna prova scientifica che la fecondazione eterologa provochi disturbi psicologici ai figli o alla coppia. Vietarla significa discriminare sulla base di un problema di salute migliaia di persone, ed impedirgli di mettere al mondo dei figli, oppure obbligare le coppie che possono permetterselo ad andare all'estero per realizzare quello che è vietato in Italia".

 

 

 

Postato da: emanuelasplinder a 23:07 | link | commenti (2) |

bar bianco

una penna rossa

Un pennarello rosso, indelebile, che indovino brandito come spada, ha segnato fogli prima bianchi. Li ha coperti della volontà di colore, del bimbo che ora ha il piccolo braccio morbido disegnato, colorato. I suoi occhioni seguono ora il movimento del ditino, che segue quella linea nuova.

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giovedì, 19 maggio 2005

hard rock cafe, caravan cafe

uz-muz [cont'd]

[...] La voce di un'oasi, la voce di mille oasi, tutte uguali a se stesse, tutte vincolate dai confini dell'umidità. Alberi improvvisi che salgono dalla sabbia, dai sassi.

Acuti improvvisi dalle casse, scoppi di voce come il raggio improvviso tra le foglie. La macchina corre, corre. E nella sua mente è un'altra macchina, in un'altra strada, una strada che non c'è, una strada appena tracciata, un solco nella terra calda, bollente, che evapora nel sole bianco.

E' questa la differenza.
Una prateria verde è ferma, è infinita e la strada è un solco pieno, visibile, inevitabile.
Una piana asciutta è acuta, desta torpore e sudore. Ogni passo è importante, ogni sasso è scoperto, un nervo che esce da dentro. Ogni filo verde, ogni movimento è novità. La testa si gira, i sensi si tendono. Non c'è silenzio. L'aria, anche ferma, passa attraverso le forme e le fa sue. E' questa la differenza.
Una piana verde non si accorge di esserci finché il solco non la spezza in due.
Una distesa di nulla scopre i perché. L'uomo tace, incalza la corda, si tendono le dita, il ritmo ricopre il pensiero. E poi un'altra canzone, un'altra storia, un nuovo menestrello: ora, una donna. Forse canta di una storia d'amore, forse canta di labbra rosse e sguardi celati. Tutto quello che ti aspetti da una canzone d'amore, vera. Occhi scuri scrutano da un luogo protetto mentre la melodia femminile si distende, comanda, racconta, nasconde, rivela, suggerisce. La differenza è qui: ogni nota è importante, ogni passo ti porta avanti, più vicino all'oasi.

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mercoledì, 18 maggio 2005

hard rock cafe, caravan cafe

uz-muz

In una domenica pomeriggio la macchina avanza, in una piana verde, umida, primaverile. Il cielo è basso, biancastro, le ombre sfumate. La strada è ampia, vuota. Mentre l'aria piega l'erba alta, le prime spighe e qualche impavido papavero, l'autoradio diffonde delle note. Lente, continue, che ritornano subito su se stesse. E' una corda corta, sbatacchiata, ossessionata. E' il rumore di dita che scorrono su e giù, di piccoli colpi ad un legno orientale. Entra una voce, maschile, decisa: una storia forse triste, forse aggettivi, forse poesia. L'atmosfera è la stessa di questo cielo: basso, biancastro, le ombre sfumate. La voce continua, narra, si adombra, sale e scende, gutturale, tribale. Erre e kappa raschiano la gola, le vocali si allungano, si deformano, come i contorni di un quadro di Munch.

La voce di un'oasi, la voce di  mille oasi, tutte uguali a se stesse, tutte vincolate dai confini dell'umidità. Alberi improvvisi che salgono dalla sabbia, dai sassi [to be continued]

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venerdì, 13 maggio 2005

per e., ovvero: che ridere!

Lo scrivo qui.

L'amicizia è un fiore leggero, di quelli che spuntano dopo che ha piovuto, in un giorno qualsiasi. Te ne accorgi appena quando ci passi accanto. Se hai tempo, ti fermi un secondo. E non sei più solo tu. Hai fatto bene.

L'amicizia è delicata, sospettosamente allegra quando è fatta davvero, assurdamente seria perché esiste. Ci si guarda in faccia e non occorre guardarsi negli occhi. Lo sai. Ti svuoti dei pensieri che non ricordavi e dei punti di vista che non avresti rivelato a nessuno. Ma così, improvvisamente, spuntano fuori. Analizzi comportamenti di altri che non avevi notato e in modo imbarazzante ricordi persone, ne parli senza pettegolezzo. Sono cose che avevi dentro e non avresti altrimenti rivelato. Sensazioni, cose che hai sentito dire, parole che hai registrato fedelmente, che ora sbucano. Eccoti, a guardare in te stesso mentre non sei da solo. E' più facile, forse, assaporare anche gli spigoli che si cacciano dentro alla pelle, dentro alla carne, e non vorresti che fosse così.

L'amicizia è un niente fatto insieme, di agnello speziato e riso himalayano, di espressioni degli occhi e libertà di parola. Sfiora soffice il cuore.

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martedì, 10 maggio 2005

caravan cafe

giapponese

"E' un tema ricorrente nella sociolinguistica nazionale che il giapponese sia visto come una lingua povera, debole, sia dal punto di vista grammaticale che lessicale, per non dire carente sotto ogni punto di vista".

"Parlare ed usare la lingua giapponese significa essere giapponesi; essere giapponesi significa parlare ed usare la lingua giapponese".

"L'idea che una lingua rifletta le prerogative sociali del popolo che la usa sembra descrivere perfettamente la società giapponese. I paesi asiatici sono conosciuti per i loro gesti di cortesia e per l'etichetta basata sullo status sociale. Questa dottrina trova applicazione nella lingua giapponese, dove ogni verbo possiede delle varianti da usare in base allo status della persona a cui si parla".

"Non tutto può essere scritto in kanji e sebbene tutto possa essere scritto in kana, ciò non avviene. I vari tipi di simboli grafici formano un sistema di scrittura integrato. La difficoltà non sta solo nell'uso di differenti sistemi di simboli. Ogni kanji può avere più pronunce e più significati. Il numero delle pronunce, ad esempio, varia da 1 a 23".

"I kanji sono introdotti molto lentamente, a partire dal primo anno di scuola, e servono almeno nove anni di istruzione per imparare a leggere con soddisfazione un quotidiano".

"In giapponese, le parole non sono separate da spazi; per i giapponesi, la separazione tra il concetto di parola e quello di carattere è molto vaga. Il lettore deve decidere quali caratteri devono essere uniti insieme per produrre un singolo significato. Alcuni kanji sono così complessi che è difficile ricordarseli. Molto spesso i kanji non contengono nella forma indicazioni sulla pronuncia: non più del 25% dei kanji di uso comune contiene elementi fonetici che richiamano la pronuncia. Alcuni giapponesi affermano di visualizzare mentalmente i kanji omofoni per eliminare le ambiguità. Su un campione di 58.431 parole tra le più usate, il 36% ha almeno un omofono".

"Il numero di possibili sillabe è limitato a 102".

"Durante gli anni della guerra, il nazionalismo e l'interpretazione del linguaggio come "spirito del Giappone" erano molto forti. Chiunque avesse voluto alterare la lingua sarebbe stato visto come un traditore che non apprezza il vero spirito del paese. Diminuire il numero dei kanji sembrava un'impresa impossibile. Nonostante ciò, furono proprio i militari a farlo per primi quando si accorsero che, facendo entrare più gente comune nelle file dell'esercito, erano molti i soldati che non potevano leggere correttamente, causando gravi problemi nell'esecuzione dei comandi".

"Essi distinguono tre categorie di espressioni sinestetiche: quelle definite giseigo imitano i suoni della natura (gata gata, un tintinnio; pyu pyu, il sibilo del vento; zaa zaa, pioggia incessante); quelle definite gitaigo raffigurano stati, modi o condizioni del mondo esterno (yobo yobo, tremolante; kossori, furtivo; pittari, calzare perfettamente, combaciare; guzu guzu, indugiare); quelle definite gizyogo simbolizzano condizioni mentali o sensazioni (chiku chiku, pungente; ira ira, nervoso)".

"Tra l'inglese e il giapponese, ad esempio, esistono molte somiglianze. Ad esempio: suu/suck, wataru/wade, namae/name, to/door, hone/bone, chirakara/scatter, so/so, mo/more, ikari/anchor. Prendendo in considerazione altre lingue, abbiamo suwaru/s'asseoir, miru/mirar, shiru/scire, kokoro/cuore, kubi/cou, akarui kuroi/chiaro scuro, ureshii/heureux".

Tratto da:
http://groups.google.it/group/it.cultura.linguistica.giapponese/msg/cac36dcef4cfc8cd?hl=it

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lunedì, 09 maggio 2005

caffè florian

puffo quattrocchi

E' pedante e ha la voce un po' nasale (forse ha avuto una lunga influenza anche lui, quest'anno), ma eccolo lì, che dice: ve lo avevo detto, io. E ha ragione, perbacco se ha ragione. Ce lo aveva detto lui, che le scorciatoie non sempre abbreviano il percorso, che è meglio essere un po' più secchioni all'inizio ché ci si guadagna poi, che tutti i nodi vengono al pettine. Era un pronostico abbastanza facile, bastava unire uno a uno e si vedeva doppio. Ma la scorciatoia era lì davanti, e chi decideva la via non aveva letto Cappuccetto Rosso.

Lui ha gli occhiali e ci vede meglio, il puffo quattrocchi, ma dice cose scomode e risulta antipatico - sarà la sinusite. Fatto sta che lui lo aveva detto e ora impiccatevi tutti, che non lo avete ascoltato.

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domenica, 08 maggio 2005

katz’s delicatessen

scrivo

Perché mai dovrei scrivere quello che succede. Lo sanno tutti, o non lo sanno allo stesso modo. Potenzialmente l'informazione è lì. Basta coglierla, generosa, furiosa, invadente. Qui non c'è. Qui sono io, è il mio pensiero. Buttato su una tastiera mentre fuori succede altro, o niente. Qui è parole, concentrate, annacquate, invasate, asciugate. Questo è il caffè libero, il tè bollente che implora di aspettare, la zuccheriera da capovolgere, un cucchiaino da far tintinnare. Qui non c'è fretta di leggere, anche se io ho fretta di scrivere. E spesso non ne ho tempo e mi affretto, mi inquieto mentre il cronografo rovescia la sabbia e una voce, fuori da questo nulla bianco, mi chiama già.

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caravan cafe

gola

In una gola nascosta scorre acqua: fredda, libera, veloce. Poi rallenta. Si raccoglie. Si addensa. E' colore, è sfumature, è trasparente, è poi oscura. Ferma e quieta. Acqua. Un momento. E sguscia oltre, ancora fredda, libera, veloce.

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venerdì, 06 maggio 2005

katz’s delicatessen

cipolla

La cipolla, tonda, piena, a strati. Una sfoglia, una sfoglia, una sfoglia. Sprigiona il suo cuore, rivela la sua presenza, manifesta la sua supremazia. Non dire che non la mangi. La cipolla, lei, c'è, spesso. Poca poca, due fettine, c'è. Tagliarla è un'impresa, affettarla è un progetto che richiede una decisione. Tocchi slavi in pentola, rondelle anglosassoni fritte e rifritte, pezzi irregolari sotto l'accetta cinese, pezzettini fusi in una soupe à l'oignon sotto una coperta di formaggio, sfogliatine sottili sottili prodotto di gran gourmet pronte per unirsi, fondersi, mescersi in sapori e aromi.

La cipolla ti sorride da sotto le prime pagine rosa, ammicca da dietro fogli che sembrano plastica e si sfaldano come mica, esplode sotto il tuo coltello quando arrivi alla fine. Finisci per lasciarti andare: mentre lei ti invade strizzi l'occhio al suo bruciore potente.

Poi basta, cucini, lavori, spadelli, assaggi, godi del tuo lavoro.

Il giorno dopo ti scordi di aver spezzato la sua tonda perfezione, scavato nei suoi anfratti più segreti, modellato l'invadente aroma mescolandolo ad altri. Ma avvicini le dita alla bocca, al naso, alla pelle e lei è ancora lì, invisibile, un aroma incancellabile dai detergenti, incollato ai polpastrelli che la tenevano ferma mentre la torturavi con l'altra mano. E' un aroma di casa, di famiglia, di cucina, di gran zuppe, di mamma.

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martedì, 03 maggio 2005

caffè florian

La zingara

Sopra al ponte stamattina.
Sopra al ponte oggi pomeriggio.
Arancione, la gran gonna svolazza, ancora apre e chiude fiori colorati e il sole la illumina. La zingara si muove, la maglietta è stretta intorno, la vita è magra, la schiena si flette all’indietro.

Se passi di lì prova a guardarla, la zingara. È difficile, no? I suoi colori ti attraggono e ti torturi per guardarla senza incrociare il suo sguardo: libero e fiero, ha visto, è vissuto, altrove.

Il tuo passo si incolla, si invischia nella sua tela, il tempo rallenta ed ecco che lo fai, la guardi, ne resti infiammato.

Poi sei oltre, sull’asfalto caldo, sopra le tue nuove scarpe da ginnastica.

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lunedì, 02 maggio 2005

caffè florian

per ridere

La testa è vuota.

Troppe cose intorno, oggi. Oggi il sole è lì, i rumori qui, ed anche un telefono che suona, porta notizie di incertezza.
Il futuro è finalmente nelle tue mani, forse. Non sai come. Ma a volte succede così, tutt'a un tratto, senza che dipenda da te. Non decidi tu, decide qualcuno a caso, per caso, sarà un caso.

Succede mentre te ne stai in cima a una montagna, a guardare il ghiaccio, bianco, abbagliante, troppo, gelido, specchio di calore. Non lo sai, che intanto qualcuno decide per te. Ed è bene, altrimenti non vedresti quella luce che non riesci a decifrare, che la tua retina si rifiuta di assimilare. Occhiali a specchio, ci vogliono, contro la troppa luce e contro il caso, che per caso, sarà un caso, poi arriva.

Forse ho bisogno di un caffè.

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