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visitato *loading* volte
E' caldo e invitante, già nella mia testa, prima. Prima di permettermi di farlo, di versare l'acqua in una boccia tonda, perfettamente trasparente, oppure in quell'altra, preziosa e nera, di una porcellana difficile, opaca intorno e lucida là dove versi; e dentro; e dove lo afferri. Verso l'acqua: si muovono le foglie, lunghe e sottili, praticamente impalpabili, e danzano con le bolle istantanee e si riappoggiano in basso, femmes fatales. Si ammorbidiscono col tempo, è tanto è poco, aspetto e guardo, aspetto e mi preparo. Ripenso alle mie dita che srotolano un sacchettino trasparente, bancha arrivato in Inghilterra e ora qui, un giro assurdo e perfetto, per arenarsi in quest'acqua, a cedere il loro sé.
Scorre ora gentile attraverso il beccuccio proteso, dentro una tazza perfetta, di porcellana sottile e trasparente, bianca, lucida sopra il piattino nero, opaco sopra, lucido sotto. Rotondità allargate e basse, accolgono ambra calda e liquida, esaltata dal desiderio e dal contrasto di bianco e nero. Il profumo sale dalla tazza bassa e rotonda, arriva lieve a me, un po' salato, appena acre, niente dolce, così com'è.
Osservo i microscopici movimenti sul fondo.
uno,
un altro,
un altro,
un altro,
perdo il conto,
perdo la testa,
e rido
e respiro, respiro ancora.
кафе литературнoе
"Winners are willing to do what losers won't".
Letto su un poster appeso nella Hit Pit Gym, in "Million Dollar Baby"
Ecco cosa succede in città: sono brava. Nelle mille incertezze a volte faccio girare due neuroni e alla fine succede questo: che sono brava. E per una volta, una sola, me lo dico.
Brava, perché faccio tanto, lo faccio mediamente bene, lo faccio presto, e quel che faccio non ha bisogno di essere rifatto.
A volte è pure buono, come il mio strudel al papavero.
A volte è pure bello, come quando ti càpita di avvicinare due colori che non avresti creduto potessero sopravvivere.
A volte è vivo, come la salvia nel mio terrazzo.
A volte è ciclamino, come i ciclamini che svettano sicuri.
A volte è pulito, come un neonato appena vestito.
A volte è profumato, come i sacchettini ricamati che ho riempito di lavanda.
A volte è perfetto, come i sacchettini per la lavanda che ho ricamato.
A volte è inutile, come i sacchettini della lavanda che ho ricamato.
A volte è strepitosamente quadrato, come un foglio Excel riboccante di worksheet collegati.
A volte è incredibilmente logico, come una presentazione davvero sudata.
A volte è incredibilmente illogico, come una presentazione davvero sudata.
A volte è liscio, come lo scorrere della lama sul ghiaccio.
A volte è rotondo, come una curva perfetta sugli sci.
A volte è millimetrico, come un incrocio fra auto in una strada troppo stretta.
A volte è pura intuizione, come quando immagini che un gatto salterà in mezzo alla strada e rallenti.
A volte è pura fortuna, come quando dici una cosa che non c'entra che sarà interpretata in un modo diverso.
A volte è collegamento, come una traduzione rapidissima.
A volte è costanza, come l'ennesima pagina di Joyce.
A volte è follia pura, come leggere ancora una pagina di Joyce.
A volte è sintonia, come immedesimarsi in una tonalità di Tori Amos.
A volte è magia, come lo zucchero a velo perfettamente adagiato.
A volte è determinazione, come prendere un treno dopo l'altro e fare il muso a un ufficiale turkmeno.
A volte è simpatia, come quando sai perfettamente cosa dire o fare.
A volte.
A volte invece no, non credo. Meglio: sono imperfetta, inadatta, stanca, inutile, troppo di fretta in tutto, forse brutta, forse troppo decisa, sicuramente troppo indecisa, spesso triste. Sì, sono triste: non ci fossero quei due punti fermi sarei solo triste, fredda, incapace e mi addormenterei, come ho fatto altre volte in passato, il fiume si fermerebbe. Ricordo A., che mi disse un giorno: quando ho tempo mi stendo sul divano e penso. A cosa pensi? Penso, penso alle cose, a me, alla gente, a quello che càpita. Penso.
Io no, ho paura di pensare e allora credo di non pensare, faccio e faccio tanto e a volte immergo i miei pensieri in un tè caldo e li affumico, li annego, li guardo galleggiare. Cosa c'è da pensare? Penso, penso anch'io, è vero. Penso perché non è vero che li riesco annegare, i miei pensieri, riaffiorano, uno dopo l'altro, come gnocchi pronti e cotti, tra bolle create da una fisica che non capisco. Caldi, solidi, morbidi fra i denti, saporiti di un dolce leggero sulla lingua, i miei pensieri vagano poi dentro di me. Forse un giorno mi lasceranno, magari non sarò mai più triste.
"E' stato molto bello
finisce la tarda estate.
E' stato molto bello
si prolungano le ombre oltre la sera.
Non domandarmi dove porta la strada
seguila e cammina soltanto".
Franco Battiato, "E' stato molto bello"", Gommalacca"
C'erano cacciatori, ieri mattina, nei campi tra Trecella, Incugnate e Bisentrate. Cacciatori, e anche oggi, stessa ora. Tornavano con i trailer pieni, forse. Ieri camminavano, si radunavano, tre, fucile dietro la schiena. La mattina finiva per loro, iniziava per me, che passavo, dentro il missile argento, quattro ruote, due nel fango. Taglio di lì, ora, quando vado a Crema.
Stamattina il cavallo della cascina di Incugnate vagava libero, al passo che gli si confaceva, lungo l'alzaia a fianco dei campi. Così. Niente briglie.
Intorno alle nove del mattino mi innamoro, contro una luce opale, appena rosata di un sole già alto ma quasi invisibile, della linea verde che si avvicina, tra Rivolta e Agnadello. E' la mia meta successiva, girerò a destra. Ma per quei due o tre chilometri assaporo alberi che spiccano alti sulla sinistra, e piccoli tondi sulla destra, a distanza regolare, ma liberi, pure loro, di crescere nella direzione preferita, il sole. Le foglie sanno dove andare, ancor prima che la bruma si sollevi del tutto e sparisca in alto, in una giornata fin lì solo accennata.
Non voglio morire. Non lo voglio, neanche quando un tir mi stringe o mi schiaccia da dietro, e mi corre un brivido veloce dietro l'orecchio sinistro. Non voglio morire, nemmeno quando vedo i fari contromano, troppo vicini.
Sono innamorata, per un istante tutti i giorni, degli stessi profili di natura contro un orizzonte indistinguibile, mentre vago sopra un vettore qualunque in una direzione qualunque. Forza, somma di velocità, basta un niente mentre intorno l'aria è polverosa di umido e fresco. Il cavallo sarà ancora lì, ormai chilometri indietro a correre, o fermo a muovere piano il muso, basso contro una zampa, su e giù.