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Sui quaranta tutti e due, zainetto lei, mano nella mano verso la metropolitana. Sorridevano, forse era la prima volta.
Succede di rado e improvvisamente. Mi sento calma, profondamente calma e potrei sorridermi. Improvvisamente il tempo si ferma, intorno a me, rotea intorno senza una destinazione insieme alla polvere minuscola attraversata dal sole. Dentro alla camera calda si respira piano, quasi per niente. I colori sono vivi, i sensi acuti, in attesa. Il tempo ascolta se stesso, si dà un'aggiustatina agli abiti e mi guarda. Potrei fargli uno sberleffo e girarmi, riprendere l'azione delle mie mani, del mio corpo, della mia vita. Invece mi fermo e lo annuso, lo guardo di sottecchi, come da sotto la tesa di un borsalino un po' calato sulla destra. Animalesca, mi avvicino a lui, lo guardo meglio, lo studio. Perché mi hai portato fin qui? gli chiedo. Hai fatto bene, beninteso. Ma perché? Si scosta un po' sulla sinistra, fa filtrare la luce da dietro di sé e mi abbaglia, così, semplicemente, pur non ferendomi. Come sempre è imprevedibile. Mi costringe a socchiudere gli occhi, a non guardare fuori, a pensarmi dentro, nella mia mente, nei miei ragionamenti, nel mio passato, nelle persone che sono pezzi di me altrove e che lo sono sempre state - pezzi di me, altrove - anche quando erano a un passo di me, anche quando erano a più di un passo da me, anche ora, che sono dentro di me, lontano. Ti ricordi, mi dice, l'odore? Sì, me ne ricordo bene, ce l'ho impresso dentro. Erano pezzi di me, sono pezzi di me, dentro, ora. Me ne ricordo e mi ricordo i movimenti, anzi: non me ne ricordo, perché sono io, sono io dentro di me e quindi non c'è niente da ricordare. La differenza, quella vera, è la tangibilità mista all'imprevedibile di chi è al di fuori di te. Perché invece ora quei pezzi sono dentro di me e non riesco più a toccarli, ma posso farne qualunque cosa. La mia testa può frullarli insieme e muoverli come vuole, in un delirio di onnipotenza e magia. L'inverosimile può essere qui, ora, a soddifarmi pienamente o distruggermi insieme al tempo.
кафе литературнoе
*
" 'You're wasting your time', Doc Daneeka was forced to tell him.
'Can't you ground someone who's crazy?'
'Oh, sure, I have to. There's a rule saying I have to ground anyone who's crazy.'
'Then why don't you ground me? I'm crazy. Ask Clevinger.'
'Clevinger? Where is Clevinger? You find Clevinger and I'll ask him.'
'Then ask any of the others. They'll tell you how crazy I am.'
'They're crazy.'
'Then why don't you ground them?'
'Why don't they ask me to ground them?'
'Because they're crazy, that's why.'
'Of course they're crazy,' Doc Daneeka replied. 'I just told you they're crazy, didn't I? And you can't let crazy people decide whether you're crazy or not, can you?'
Yossarian looked at him soberly and tried another approch. 'Is Orr crazy?'
'He sure is,' Doc Daneeka said.
'Can you ground him?'
'I sure can. But first he has to ask me to. That's part of the rule.'
'Then why doesn't he ask you to?'
'Because he's crazy,' Doc Daneeka said. 'He has to be crazy to keep flying combat missions after all the close calls he's had. Sure, I can ground Orr. But first he has to ask me to.'
'That's all he has to do to be grounded?'
'That's all. Let him ask me.'
'And then can you ground him?' Yossarian asked.
'No. Then I can't ground him.'
'You mean there's a catch?'
'Sure there's a carch,' Doc Daneeka replied. 'Catch-22. Anyone who wants to get out of combat duty isn't really crazy.'
There was only one catch and that was Catch-22. which specified that a concern for one's own safety in the face of dangers that were real and immediate was the process of a rational mind. Orr was crazy and could be grounded. All he had to do was ask; and as soon as he did, he would no longer be crazy and would have to fly more missions. Orr would be crazy to fly more missions and sane if he didn't, but if he was sane he had to fly them. If he flew them he was crazy and didn't have to; but if he didn't want to he was sane and had to. Yossarian was moved very deeply by the absolute simplicity of this clause of Catch-22 and let out a respectful whistle.
'That's some catch, that Catch-22,' he observed.
'It's the best there is,' Doc Daneeka agreed.
Yossarian saw it clearly in all its spinning reasonableness. There was an elliptical precision about its perfect pairs of parts that was graceful and shocking, like good modern art, and at times Yossarian wasn't quite sure that he saw it at all, just the way he was never quite sure about good modern art or about the flies Orr was in Appleby's eyes. He had Orr's word for the flies in Appleby's eyes."
Joseph Heller, "Catch-22"
* Aviazione statunitense, isola di Pianosa, II guerra mondiale.
кафе литературнoе
"It was love at first sight"
Joseph Heller, Catch-22
L'inizio perfetto.
E' sorto il sole sulla periferia sud-est di Milano. Sparito il bianco, tornati i colori.
Anche stamattina è tramontato il sole sulla periferia sud-est di Milano.
Guardo il suo profilo e mi commuovo. Non so capirlo, non mi rivedo, ma sono io, sorride a me, sorride di me, sorride con me.
Lo guardo mentre cammina davanti a me e me ne innamoro, è bello, imperfetto forse ma non saprei dire dove o come o perché. Piange e mi commuovo, anche se sono dura, o lui lo crede. Mi si aggrappa addosso raramente: è forte, lo è sempre stato, dipende da me poco, forse poco più che nominalmente. E' un duro e un cuore tenero: sta attento alle sfumature, coglie profumi, rumori in sottofondo, assapora con gusto, è deciso.
caravan cafe, cafe sacher, café de la paix
Avrò finito l'ultimo fra i tè trovati in albergo, e sarà ora di tornare in Cina. Tra l'odore di un mondo, alla ricerca del delicato aroma impalpabile.
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"Non voltarti, Saime. Quando siamo sui binari del treno girarsi e guardare indietro è come una promessa".
Tratto da: "Politki kouzina" / "Un tocco di zenzero", Grecia/Turchia 2003
"Fanis, al mondo ci sono due tipi di viaggiatori: quelli che prima di un viaggio guardano la carta nautica e quelli che guardano lo specchio.
Quelli che guardano la carta nautica stanno partendo, quelli che si guardano allo specchio stanno tornando a casa.
Io, prima dell'ultimo viaggio, ho guardato lo specchio".
Tratto da "Politki kouzina" / "Un tocco di zenzero", Grecia/Turchia 2003