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Nessuno dovrebbe permettersi di cantare Wild Boys.
Mai avuta la vita di qualcuno tra le braccia? Non sapere di chi è. Sapere solo una cosa: che forse dipende da te, che sai come è iniziata e non sai come finirà.
кафе литературнoе
"Ma la strada era piana, la giornata fresca, i piedi non mi facevano male e lo zaino non mi pesava troppo. Il passo delle gambe cominciò a trasformarsi nel ritmo del respiro e del pensiero, benché fossi ancora insolitamente nervoso. Mi chiesi se, dopo quindici mesi di cammino attraverso l'Asia, la mia fortuna non si stesse esaurendo. Avevo promesso a mia madre che questo sarebbe stato il mio ultimo viaggio e che, se fossi arrivato sano e salvo a Kabul, avrei smesso di vagabondare e me ne sarei tornato a casa.
Iniziai a camminare a passi più lunghi e veloci, quasi correndo lungo la pista sterrata. La mia ansia pian piano svaniva mentre mi concentravo sul movimento dei miei muscoli, provandoci gusto e rammentando a me stesso che nel giro di quaranta giorni tutto questo forse sarebbe finito. Avevo lasciato alle spalle i colloqui negli uffici di Herat e stavo di nuovo spingendomi a oriente. Osservavo i ciottoli che scorrevano velocemente sotto di me, e ogni volta che appoggiavo con cura il tallone per terra avevo la sensazione di lasciare una traccia in Afghanistan. Volevo che i miei piedi toccassero il più possibile di questo Paese. Mi tornò in mente il motivo che mi aveva spinto a girare il mondo a piedi".
Rory Stewart, "In Afghanistan", gennaio 2002.
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"Poi un soldato entrò nell'ufficio a passo di marcia e, con la mano destra appoggiata sul petto, disse: "Salaam aleikum. Chetor astid? Yahan jor ast? Khub astid? Sahat khub ast? Bakheir hastid? Jor hastid? Khana hairiat ast? Zindabashi".
Che, in dari, il dialetto persiano parlato in Afghanistan, significa: "La pace sia con te. Come stai? Sei in buona salute? Ti senti bene? La tua famiglia sta bene? Lunga vita a te". Ovvero: "Salve".
Rory Stewart, "In Afghanistan"
Questo è un libro.