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hard rock cafe, caffè florian
"This is not here"
Letto in diversi Hard Rock Café del pianeta
La schiena. Tutto parte dalla schiena. Si possono guadagnare tre centimetri, dice Pierferruccio. E come non credergli. Ha un portamento straordinario.
Lezione numero uno: la schiena. Respirare verso l'alto, il centro dell'equilibrio è nello sterno, schiena dritta, sedere in dentro, spalle aperte e movimenti arrotondati. Dipende tutto da questo.
Lezione numero due: la fluidità. Ogni movimento si spegne in una nuova direzione, prima accennata, poi enfatizzata fino alla creazione di una nuova figura. Questo fa la differenza. La differenza fra posizioni a scatti, realizzate in sequenza, e un movimento, fluido e continuo come un pensiero e una sensazione.
Lezione numero tre: sorridi. Sorridi sempre, o esprimi comunque quello che ci si aspetta da te in quel momento. I piedi sono nulla, all'interno di scarpe minuscole, legate strette intorno alla caviglia, con nodi sapienti che scompaiono fra i nastri, invisibili allo spettatore. Invisibili quanto le conseguenze di salire in punta, sorretti, su una superficie minima, da un sottile strato di gesso. Il raso rosa copre il dolore, mentre il portamento resta sensazionale e sicuro, i movimenti proseguono fluidi e morbidi.
Realtà sublimata, sublime irrealtà.
Guarda! Le nuvole di sole!
hard rock cafe, caffè florian
I can get no
Tra notte ed alba il vento sfronda i castagni. Dentro il sogno il monte è anima, preda del buio e del mare. Galleggia. Una costruzione, perfetta e da capire, da attraversare ed esplorare, mi invita e avvolge. Senza armatura, ora, sono io, abbandonata. Aspetto senza aspettare, mi faccio calma e silenziosa, in attesa senza fretta. Arriva prima della nuova folata un sogno desiderato, così voluto e immaginato che la mente non lo considera realtà. Me ne accorgo quando già è lì, qui, tangibile, corposo, da assaporare. Continui, la bufera.
caravan cafe, katz’s delicatessen
E' un'altra eclissi, questa.
Le rive del Danubio, già te l'ho detto. Una notte d'estate, nove anni fa, la luna a pezzi. Sola con la vecchia reflex, inventavo un cavalletto che non avevo. Ne ho ricavato splendide strisce di stelle, facce di luna in cui specchiarsi. Il fiume scorreva, pieno e deciso, appena più in là. La riva era buia, io sola, per ore, ad aspettare, guardare e sentire.
Ne ho estratto un pezzo di me, egocentrica più del solito, sola più del solito, asciutta in una notte fresca d'Austria. Volevo silenzio e l'ho trovato, insieme ai pazzi dell'Heim, che ritrovai, puntuali, all'Heim.
Il tassista che forse tassista non era mai stato, sempre intento a perfezionarmi l'oroscopo.
Christian, baffo che mi adorava, cacciato di casa a diciott'anni, era della sponda nord del fiume. Come può, mi dicevo, una madre cacciare un figlio. La sponda nord, pochi anni prima era un altro Paese. Basta guardare dalla parte giusta, spesso.
Pavl, bel ceco-ungherese da strada, in compagnia del suo pupazzo - forse i due più sani di mente.
La moscovita, naïve quanto bella.
La pazza, che mi diede l'unica lezione di vita.
L'ex seminarista, candela e sguardo intento, anche quando si tuffava in un lago.
Mi eclissai per mesi, godendo soffrendo cercando evitando ogni momento. Scoprii, allora, dov'era l'est. Scoprii, allora, che potevo vivere soffrire godere cercare evitare ogni momento. Tristezza è l'altra faccia, quella vera - un crampo intenso, infinito, vivo.
hard rock cafe, katz’s delicatessen
Scintilla di sole sulla carrozzeria, le due volavano ancora verso sud. Si spostavano di mille in mille, miglia dietro di loro, ancora davanti. Si erano fermate solo una volta, ipnotizzate da antichi ventilatori sotto al portico: legno scrostato, Hemingway da divorare. Distese sulla sabbia, bianca assillante, eppure le onde leggere salivano, salivano sempre di più. Cacciate dall'acqua scapparono, sempre alla ricerca di un cuore per dividere il vuoto, strappare la luce e tesserla lentamente.
hard rock cafe, katz’s delicatessen
Relax
Don't do it
Frankie Goes To Hollywood, "Relax"
hard rock cafe, katz’s delicatessen
Hello?
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me.
Is there anyone at home?
Come on, now,
I hear you're feeling down.
I can ease your pain
Get you on your feet again.
Relax.
I'll need some information first.
Just the basic facts.
Can you show me where it hurts?
There is no pain you are receding
A distant ship's smoke on the horizon.
You are only coming through in waves.
Your lips move but I can't hear what you're saying.
When I was a child I had a fever
My hands felt just like two balloons.
Now I've got that feeling once again
I can't explain it you would not understand
This is not how I am.
I have become comfortably numb.
Pink Floyd, "Comfortably Numb"
hard rock cafe, katz’s delicatessen
You can't control an independent heart
Can't tear the one you love apart
Forever conditioned to believe that we can't live
We can't live here and be happy with less
So many riches, so many souls
Everything we see we want to possess
If you need somebody, call my name
If you want someone, you can do the same
If you want to keep something precious
You got to lock it up and throw away the key
If you want to hold onto your possession
Don't even think about me
If you love somebody, set them free
Sting, "If You Love Somebody Set Them Free"
hard rock cafe, katz’s delicatessen
Nasce un poco strisciando.
Sto pensando a qualunque cosa, in questi giorni. Davvero qualunque. Niente da codice penale, ovvio. Per il resto, credo che qualunque altro pensiero abbia attraversato la mia testa. Sono stanca, triste, felice, esaltata, desiderosa, piena di idee, priva di idee. Mi distraggo, sì. Mi distraggo facilmente da qualunque cosa, ma poi mi concentro di nuovo e non c'è altro, a volte per troppo tempo. L'altro giorno non ho nemmeno salutato qualcuno che avrei pure dovuto ringraziare, perché ero troppo concentrata. Non so.
Bombe su Beirut, di nuovo. Bombe, bombe e Bombay, bombe di nuovo. Bombe. Vedi, di Bombay non so assolutamente nulla. Non so com'è la sua gente, non ne ho respirato il caldo e gli odori e la folla, la polvere, sentito i clacson, lo stridio sulle rotaie. Non ne so nulla. Nessuno ne sa nulla. Né sa nulla di Beirut, del suo mare accogliente e familiare, del tepore delle sue notti d'inverno, degli sguardi inquieti, dei check point con il disegnino del cedro, dei check point con la foto di Asad. Buchi, buchi nel cemento, di nuovo, buchi nel cemento, polvere grigia, sangue, polvere, sporco sulle palme. Dovrei scrivere a Bassem, il dentista che ho conosciuto in una lunga, lunghissima giornata di attesa a Malpensa, complice un'avaria al nostro aereo. Stava per diventare papà di Yasmine. Mi raccontò di Sabra e Shatila, di Parigi, di New York, di Beirut, di nuovo sua. Capisci, vai in Croazia, tu, quest'estate, magari vai in Croazia e dieci anni fa era lo stesso. Spostati dieci chilometri all'interno, guarda le case, guarda le scritte, guarda i cimiteri, bianchi e neri, lucidi. Vai un po' più in là, scopri com'è ferma, l'aria. Girati mentre aspetti il tram, girati e scopri quella targa, vecchia di sessant'anni, sul muro di Milano.
Sto pensando a qualunque altra cosa, sono assalita dal calore e pigra. Bramo acqua, vivo di limonata fresca, appoggio la mia mente a sogni frizzanti, il mio corpo preferisce assuefarsi. Non è meraviglioso, qui, nel silenzio rotto da un cane, abbandonarsi e non pensare ad altro?
hard rock cafe, katz’s delicatessen
Scappavano insieme. Una pioggia tropicale costrinse l'Eclipse al pullout. Non c'era più niente intorno, neanche il rosso fiammante. Sferzante, solo acqua, disperata. Alzarono il volume senza risultato. Il motore ruggiva tra il rumore solo per regalare fresco. Guardavano davanti, tutt'e due, il bianco.
hard rock cafe, katz’s delicatessen
Una Eclipse rossa, aria condizionata al massimo, sole fuori, l'asfalto suda. Due ragazze, dentro. La bionda infila un disco nel cd player. Sono sole. Un sorso al sweet tea, gelato nel suo contenitore di plastica, il ghiaccio ondeggia dentro. Destinazione Columbia, al concerto pilot in un pub di periferia.
Dave Mustaine a un metro, chitarre a mille, birra a fiotti, caldo e capelli, minigonne e un basso che rimbalza su tutto.
hard rock cafe, katz’s delicatessen
There's a secret place I like to go
Everyone is there, but their face don't show
If you get inside you can't get out
There's no coming back, I hear them shout
Welcome to my hide away, my secret place
How I arrived I can't explain
You're welcome to, if you want to stay
But everyone just runs away
Megadeth, "Secret Place", "Cryptic Writings"
Dita troppo veloci, un refuso: war.
Nuvole passano sopra la luna, bianca.
Da un pezzo non mi capitava, una teleconferenza. Un tempo interminabile a dimenticarsi degli altri, al di là del filo, un tempo interminabile a ricordarsi degli altri al di là del filo.
La teleconferenza ha un indubbio difetto: la telecamera è fissa.
La teleconferenza ha un indubbio pregio: la telecamera è fissa.
Succedono molte altre cose, intorno, o forse nessuna, ma nessuno, al di qua o al di là del filo, neanche il protagonista, è in grado di ricordarsene, nemmeno mentre succedono.
Strana cosa, come sempre, la teleconferenza.
In ritardo, ho cercato i semi di violetta. Minuscoli e perfetti, nella loro trinità ormai secca. Pochi ancora, incastrati nel vuoto che li ha cresciuti. Li terrò preziosi, un anno ancora.
katz’s delicatessen, caffè florian
Ho partecipato a una cerimonia di ordinaria follia, rara organizzazione, scintillante razionalità. Tra idee, numeri e sneakers scattavano aghi da fachiro e penetravano improvvisi sottopelle.
Il pupillo ha sbagliato mossa; la pecora nera era pubblicamente emarginata; la timidezza emanava sicuramente spettacolo e bagliori; big jim e barbie ricoprivano, plastici, il ruolo; giuliocesare sorrideva tra i cuscini; femmine sui tacchi, camicie fuori sopra i maschi, vodka per loro e tutti gli altri. Abbiamo festeggiato comunione d'intenti e le spade sguainate, sangue versato, sangue da versare. Intorno all'oro e a due gemelle, un altro mondo, un altro sole, la stessa musica.
Se hai mai assaggiato, dritto negli occhi, l'incredulità, sai che è straordinaria e ti scappa da ridere, anche se piangi e ti arrabbi e nulla è tuo.
"I mean, visiting any shop for the first time is exciting. There's always that buzz as you push open the door; that hope; that belief - that this is going to be the shop of all shops, which will bring you everything you ever wanted, at magically low prices. But this is a thousand times better. A million times. Because this isn't just any old shop, is it? This is a world-famous shop. I'm actually here. I'm in Saks on Fifth Avenue in New York. As I walk slowly into the store - forcing myself not to rush - I feel as though I'm setting off for a date with a Hollywood movie star."
Sophie Kinsella, "Shopaholic Abroad"