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giovedì, 28 settembre 2006

katz’s delicatessen

il sorriso

Il sorriso corre dentro una fantasia prima dell'alba, una fantasia di parole da dire e scambiare e ascoltare e scoprire, ancora. Si creano alchimie nel sonno cosciente, nella voglia profonda di sentire pronunciare parole nuove, espresse da occhi che non scappano, che sanno dove stanno guardando e cosa vogliono.

Postato da: emanuelasplinder a 19:19 | link | commenti |

katz’s delicatessen, caffè florian

questione di

Non è un'attività meccanica, da condurre secondo le sole buone regole della tradizione. Potare è un fatto di sensibilità. Si tratta di agire spontaneamente, muovere le dita alla ricerca del punto giusto, nell'unico momento indicato e poi tranciare, un colpo secco e felice, chiudere per sempre un lento movimento di crescita, durato chissà quanto. Sempre più sicure, le mani agiscono rapide, al pari di un doppio colpo di tacco ai fianchi, mentre prosegue l'andamento ritmico a sfiorare la sella fino a cercare il momento giusto per spiccare il salto, forse più alto e infinito, lungo e sospeso, un istante di gioia e terrore in cui mantenere l'unico equilibrio, per poi sentire il calore del cavallo ricadere, finalmente pesante, sul terreno soffice.

Terreno e calore e freddo pungente nei polmoni, umidità e essudazione, odore di caldo.

Postato da: emanuelasplinder a 19:13 | link | commenti |

caffè florian

sfacciataggine

Raramente ho visto una sfacciataggine superiore a quella del convolvolo, apparentemente innocuamente aggrovigliato alla grande edera.

Postato da: emanuelasplinder a 19:02 | link | commenti |

domenica, 24 settembre 2006

caffè florian

prima delle cinque

Ieri, a quest'ora, era un silenzio di piccoli rumori. Un bimbo che sposta e inventa con quattro ritagli di carta colorata, una mamma lì vicino - lui vicino a lei - a giocare con i colori. Dopo tanto era un silenzio pieno, delizioso, da godere senza fretta. I piccoli non hanno fretta nel godere del proprio tempo. Semplicemente, il tempo non c'è finché un nuovo desiderio non emerge.

Oggi ho letto articoli, ho in testa parole sentite negli ultimi due o tre mesi, nelle ultime due o tre settimane. Ho coperto di giallo un vassoio, lentamente ci ho appoggiato la Gropius nera, una tazza bianca, il piattino nero. Ho scelto una coppetta turca, mille colori intorno e blu, per i biscotti di cacao. Le cose vanno usate, non fosse altro per aspirare con desiderio l'aroma dolce, poco invadente e prezioso di un tè bianco arrotolato. Nell'incavo della tazza si espande piano, pochissimo, la sfumatura profumata, liquida.

Sento il vuoto, oggi. Di nuovo, libera per pochissimi istanti, sento un vuoto di cui non so che fare. Non so dove andare, una volta che mi alzerò di qui, domani. Anche se domani ho già appuntamenti e cose che ci si aspetta io faccia. Non è questo. Mi dicono: sembra che tu lavori per hobby. Questo, perché non mi lamento, non scalcio e non sembro languire sotto la minaccia - anzi: la certezza - di non andare da nessuna parte. Questo, perché preferisco lavorare con il sorriso sulle labbra invece di immusonirmi, sempre e comunque. Mi dicono anche: non ti ho mai vista in difficoltà di fronte a nulla. Mi dicono anche: vorrei di nuovo lavorare con te, tu mi dai un senso di sicurezza, con te so sempre dove sto andando e cosa devo fare. Mi dicono anche: dico sempre 'ce ne fossero almeno due di **'. Mi dicono anche: con te non ci sono sprechi di tempo, macchinette del caffè inutili. Mi dicono anche: non sei mai in ritardo, anzi, di solito sei in anticipo. E quindi? Sembra che io lavori per hobby, evidentemente. Forse è un metodo per scaricarsi la coscienza, ma questa non è la mia missione.

Per ora riesco solo a sfogliare giornali e internet e la testa per cercare di capire come risolvere il puzzle e liberarmi di chi non indaga prima di emettere sentenze.

Inviluppata tra le maglie delle mie disequazioni non ne verrò a capo ancora per un bel po' e, confesso, non sono certa che nel frattempo avrò il sorriso sulle labbra. Un tempo lento, ora, misurato e lungo.

Postato da: emanuelasplinder a 16:09 | link | commenti (1) |

mercoledì, 20 settembre 2006

INTRO

And the winner is (Intro Section):

"Welcome. And congratulations. I am delighted that you could make it. Getting here wasn't easy, I know. In fact, I suspect it was a little tougher than you realize.
To begin with, for you to be here now trillions of drifting atoms had somehow to assemble in an intricate and curiously obliging manner to create you. It's an arrangement so specialized and particular that it has never been tried before and will only exist this once. For the next many years (we hope) these tiny particles will uncomplainingly engage in all the billions of deft, co-operative efforts necessary to keep you intact and let you experience the supremely agreeable but generally under appreciated state kwown as existence".

Bill Bryson, A Short History of Nearly Everything

Postato da: emanuelasplinder a 22:06 | link | commenti |

venerdì, 15 settembre 2006

caffè florian

da dentro, semplicemente

Semplicemente, la testa è lì e se ne dimentica. A volte è meglio pensare due volte prima di, però. Sono più istintiva, emotional, direbbe un ammmericano. Emotional. Tipo l'altro pomeriggio, ordinatamente dietro al secondo serpente di auto dopo piazza Durante, quattro serpenti appiccicati uno all'altro sotto il sole basso, e un centauro sprezzante mi ha preso a calci la macchina perché lui doveva passare. Colpa mia, ora, del traffico di Milano. Mi sono fermata poco dopo, perché il respiro si tronca, a volte. Così. Poi sono carina, dannatamente carina con tutti. Più del solito. O forse meno stizzosa anche se più bizzosa, potendo permettermelo. Ma si sa, bizzosa davvero non sono mai. Poi voglio anche vedere come si può essere bizzosi di fronte a un foglio Excel. Semplicemente, comincia ad essere tutto un filo più scomodo, e voglio vedere se ogni tanto non fai le bizze.

Postato da: emanuelasplinder a 16:16 | link | commenti |

martedì, 12 settembre 2006

bar bianco, katz’s delicatessen, caffè florian

perché

Perché, mi chiedi. Perché di sì, perché bisogna perdere la ragione per ritrovarla, scontrarsi con lo specchio e capire che non è tutto lì. E' un suicidio, di nuovo, un nuovo suicidio premeditato, una lama ben affilata, spolverata e lucidata prima di usarla. Di nuovo non avrò nulla di quello per cui mi alzo ogni giorno, per cui sono arrivata, un passo alla volta, con difficoltà, fino a questo punto - che non è nemmeno un punto. Di nuovo sarò schiava, strumento, transito. Di nuovo non avrò nulla per me e chi mi guarderà dirà: che bello. Di nuovo darò tutto e qualcuno non mi parlerà più, di nuovo, perderò di nuovo e dovrò ricostruire tutto, di nuovo. Lascio tutto e non ho niente, proprio niente davanti. Prima ce l'avevo?

Un'illusione.

Sarà poi caldo e minuscolo e umido e mi cercherà e non vorrà altro e sarò il suo mondo, unico, per poco, pochissimo, una minima eternità e poi sarà suo o sua. Niente di quello che avrò sofferto conterà per lui o lei e io starò a guardare.

Perché, mi chiedi. Non lo so, sinceramente non lo so. Funziona così. Momentary lapse of reason.

Postato da: emanuelasplinder a 19:24 | link | commenti |

bar bianco, caravan cafe, caffè florian

miele

Finalmente è arrivato il momento di salire sulla scala e prendere quel vaso. Fluido, prezioso, delicato, ne sgorga il miele di Mostar ogni mattina, ora.

Postato da: emanuelasplinder a 19:15 | link | commenti |