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lunedì, 30 ottobre 2006

caravan cafe

de iure, o della frittata

Ad alcuni è forse noto come io due cose odi: sprechi ed ingiustizie. O, forse, fonte di spreco è sempre iniustitia. In-ius(titia). Questo, dunque, aborro.
Una deliziosamente viscida forma di ingiustizia è quella di chi, risvegliandosi improvvisamente, si trova in un angolo e, sorridendo come il serpente Ka, ribalta le proprie responsabilità e tenta di convincere l'interlocutore della propria inettitudine. La teoria della frittata (bruciata), in poche parole.

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katz’s delicatessen

il piacere

E' umiliante pensare che tante aspirazioni confuse, emozioni e turbamenti (senza contare le sofferenze) abbiano una ragione fisiologica. Quest'idea mi ha fatto vergognare, prima di calmarmi. La vita, anche lei, non è che un segreto fisiologico. Non vedo perché il piacere, in quanto pura sensazione, debba essere un male, mentre non si disprezza il dolore, che è pure una sensazione. Si rispetta il dolore perché non è volontario, ma c'è il problema di sapere se il piacere lo è sempre, o se per caso noi non lo subiamo. Comunque, questo piacere liberamente scelto non mi pare per questo più colpevole.


La sofferenza è una. Si parla della sofferenza come si parla del piacere, ma se ne parla quando non ci dominano, quando non ci dominano più. Ogni volta che essi entrano in noi ci producono la sorpresa di una nuova sensazione, e noi dobbiamo riconoscere che li avevamo dimenticati. Sono nuovi, perché noi lo siamo; ogni volta diamo loro un'anima e un corpo un po' modificati dalla vita. Eppure la sofferenza è una. Non conosceremo di lei, come non conosceremo del piacere, se non qualche forma sempre uguale, e ne siamo prigionieri. Bisogna spiegarlo: la nostra anima, immagino, non ha che una tastiera ristretta, e la vita, per quanti sforzi faccia, non ottiene mai che due o tre povere note.

Marguerite Yourcenar, Alexis (o il trattato della lotta vana), 1929

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domenica, 29 ottobre 2006

fashion cafe, katz’s delicatessen

24 - il giorno del dettaglio sensazionale

I nati il 24 ottobre hanno una vita caratterizzata da due temi: da un lato quello delle rivelazioni e delle scoperte importanti, dall'altro quello della cura minuziosa per i dettagli.
Non essendo quasi mai dei tipi freddi e analitici, i nati in questo giorno di solito sentono la necessità di rivelare se stessi e le loro scoperte al mondo, spesso in modo elettrizzante e sfavillante.
Non sono però quasi mai degli esibizionisti, ma piuttosto artisti e professionisti che prendono molto sul serio il lavoro, specie sotto il profilo tecnico.

Essi riescono a dirigere come vogliono l'influenza che esercitano su coloro che li osservano o li ascoltano.
Una delle loro doti principali è il grande magnetismo personale, che induce gli altri a interessarsi a loro e a ciò che fanno. Dotati di una forte personalità che tende a dominare la vita della famiglia o della cerchia sociale in cui sono inseriti, sono spesso tipi alquanto dogmatici, che di solito hanno sempre qualcosa da dire, anche se, talvolta, riescono a essere ancora più eloquenti con il silenzio.
Essi si accorgono, in effetti, che spesso è la qualità delle opere a parlare per loro, senza alcun bisogno di ulteriori giustificazioni che ne avvalorino la credibilità.

Perfezionisti all'estremo, conoscono i dettagli più minuti del loro lavoro e di ciò che creano.
Se sono genitori, saranno al corrente di ogni aspetto della vita dei loro figli e, in qualità di amici e amanti, sono sempre estremamente vigili. In realtà, il tema del magnetismo e quello dei dettagli sono strettamente legati nella loro vita, poiché la loro capacità di esprimersi in modo convincente è spesso il frutto di esperienze e ricerche accurate.
E' raro che facciano commenti o agiscano su questioni che conoscono poco o per niente: essi infatti disprezzano la falsità e sono capaci di riconoscere da lontano la simulazione e le informazioni equivoche.

Purtroppo, può esere molto difficile vivere e lavorare in modo sereno con i nati il 24 ottobre. Le persone più vicine a loro devono comprendere la loro completa dedizione alla carriera, senza scambiarla per un rifiuto personale nei loro confronti e nei riguardi di un rapporto di coppia.
Se, però, una persona nata il 24 ottobre perde completamente la testa per qualcuno, è capace di concentrarsi unicamente su quella persona dimenticando tutti gli altri e questo, naturalmente, finisce per creare il problema opposto.

I nati di questo giorno devono evitare di voler dominare a tutti i costi l'ambiente che li circonda al punto da suscitare negli altri rabbia e risentimento, fomentando lo scontento o addirittura un'aperta ribellione. Inoltre dovrebbero anche riconoscere che un'eccessiva attenzione critica per i dettagli della sfera umana può mettere gli altri troppo sotto pressione e sotto esame, e che divertirsi è un grande antidoto allo stress.

SALUTE
I nati del 24 ottobre posso causare, sia a loro stessi sia a chi vive vicino a loro, ogni tipo di difficoltà legata allo stress: pertanto, trovare il modo di programmare vacanze regolari, prendere dei periodi di pausa dal proprio lavoro e, in generale, fare una netta distinzione tra vita privata e professionale è essenziale per la loro buona salute mentale.
Fisicamente, essi devono fare attenzione agli eccessi sessuali di ogni tipo; emotivamente, devono guardarsi dalla gelosia e dalla possessività. A volte può emergere una tendenza a diverse forme di dipendenza. I nati in questo giorno dovrebbero rendere confortevoli e invitanti gli ambienti in cui dormono, e proteggersi dalle interferenze notturne. Per quanto riguarda il cibo, non fanno certo molto per limitarsi, ma è bene che non dimentichino di praticare un intenso e regolare esercizio fisico quotidiano per mantenere in forma la schiena e per non perdere la linea.

CONSIGLI
Imparare a lasciare che ogni tanto le cose vadano da sole. Non siete obbligati a capire o, tantomeno, a cercare di controllare tutto. La gelosia non può essere limitata facilmente se diventa uno stile di vita.

PREGI: magnetico, preciso, intuitivo
DIFETTI: geloso, pretenzioso, iperstressato

Da un ritaglio de: Il Gazzettino, 24 ottobre 2006

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mercoledì, 25 ottobre 2006

hard rock cafe, katz’s delicatessen

maybe if I

And still words don't come easily

Tracy Chapman, Baby Can I Hold You, 1988

Postato da: emanuelasplinder a 09:30 | link | commenti |

кафе литературнoе

una particolare qualità del silenzio

L'infanzia è tanto lontana da me quanto l'attesa ansiosa delle vigilie di festa; o come il torpore dei pomeriggi troppo lunghi, durante i quali si resta a far nulla, sperando che succeda qualcosa. Come posso sperare di ritrovare quella pace cui allora non sapevo nemmeno dare un nome?

[...]

L'odor di pioggia che mi raggiunge da una finestra aperta, un bosco di pioppi nella bruma, una musica di Cimarosa che le vecchie signore mi facevano suonare perché, penso, ci ritrovavano la loro giovinezza; meno, anzi; basta una particolare qualità di silenzio che non trovo se non a Woroïno, ed ecco annullarsi tutti i pensieri, tutti gli avvenimenti e i dolori che mi dividono da quell'infanzia.

Marguerite Yourcenar, Alexis (o il trattato della lotta vana), 1929

Postato da: emanuelasplinder a 09:26 | link | commenti |

кафе литературнoе

del pensiero tradito

Questa lettera, amica mia, sarà lunghissima. Non mi piace troppo scrivere. Ho letto sovente che le parole tradiscono il pensiero, ma mi sembra che le parole scritte lo tradiscano ancor di più. Tu sai ciò che resta di un testo dopo due successive traduzioni. E poi, io non sono abile. Scrivere è una scelta perpetua tra mille espressioni, nessuna delle quali, avulsa dalle altre, mi soddisfa completamente. Eppure dovrei sapere che soltanto la musica permette il concatenarsi degli accordi. Una lettera, anche la più lunga, costringe a semplificare ciò che non avrebbe dovuto essere semplificato: si è sempre così poco chiari quando si tenta di essere esaurienti! Qui vorrei fare uno sforzo, non soltanto di sincerità, ma anche di esattezza; ce ne saranno cancellature in queste pagine; ce ne sono già. Ciò che ti chiedo (la sola cosa che ti possa chiedere ancora) è di non saltare alcune di queste righe che mi saranno costate tanto. Se è difficile vivere, è ancora più difficile spiegare la propria vita.

Marguerite Yourcenar, Alexis (o il trattato della lotta vana), 1929

Postato da: emanuelasplinder a 09:23 | link | commenti |

lunedì, 23 ottobre 2006

hard rock cafe, katz’s delicatessen

she'll turn the music on you

And she'll tease you, she'll unease you
All the better just to please you -

Kim Carnes, Bette Davis Eyes

Un lungo lungo inverno, quello dell'81, forse una sola canzone a coprire tutto.

She'll take a tumble on you, roll you like you were dice
Until you come out blue -

She'll expose you, when she snows you
Hope you're pleased with the crumbs she throws you
She's ferocious -

Un lungo lungo inverno. She's ferocious -

Postato da: emanuelasplinder a 22:44 | link | commenti |

venerdì, 20 ottobre 2006

caravan cafe

24

Inizierei eliminando questo odore di diesel stantio che si infila sotto le pensiline, su per le scalette, dentro i vagoni, marci di vecchiaia. Per il mio compleanno non credo di voler chiedere molto: vorrei dividere, condividere, suddividere, parlare di perché. Vorrei anche quel paio di decolletè ciclamino che ho sognato in un sogno, l’inverno scorso, e che non esistono, un tacco strepitoso da sogno. Fuori dal sogno non le potrei mettere, lo so, per un anno almeno, per paura, sempre, di sbilanciarmi per sbaglio e non trovare, stavolta, la mano di Giulia. Vorrei la cintura scesa sui fianchi, sopra un maglione di angora, come quella ragazza di prima, in metropolitana. Vorrei che mi si guardasse davvero, senza dire: peccato, però. Lo so da me. Lo so da me, ho detto. E due mesi fa non vi sarebbe venuto in mente, di dirmi: peccato, però. Sono sempre io, grazie, e lo so da me. Vorrei che quella splendida bionda mamma milanese, nel suo perfetto giubbino attillato e corto di pelle scura, la zip scesa sopra la scollatura invisibile e abbronzata, non dicesse al bel quindicenne ricciuto, la cintura billabong scesa sotto il limite gravitazionale: Andre, è davvero lunga, saranno dieci fermate. Non le fa a piedi nudi, il sole a picco e sessanta chili sulla testa, le dieci fermate. E le lascio il posto, prego, spero non le si spiegazzino i jeans delavé. Per il mio compleanno vorrei, essenzialmente, ascoltare, sentire parole, sentire concetti, nuovi e vecchi, ascoltare, ascoltare una voce. E poi forse dire, anch’io, perché, forse non lo sentite dietro il sorriso della ballerina, non parlo. Lo capiscono forse pochi, pochissimi, magari A. all’altro capo d’Europa, se mi legge. Non so di cosa parlerei, immagino lo scoprirei. Forse di niente, forse riderei, certamente non vorrei troppa gente. Forse non vorrei quasi nessuno, come è giusto. Un dialogo è impossibile nella quantità e nessuna quantità è amicizia, anche se quantità può essere calore e affetto e risate. Un palliativo, sì. È che sono stanca, e anche il paracetamolo è un palliativo, che dura poco e copre appena il residuo di emicrania. È che sono stanca di palliativi e placebo e il mio caffè decaffeinato lo voglio così, sugarfree, perché scenda, caldo e amaro e vero e profumato un sorso dopo l’altro, stringendomi per un istante.
 
E quindi sarò in un’elitaria periferia di Roma, ad ascoltare la notte.

Postato da: emanuelasplinder a 17:47 | link | commenti (2) |

lunedì, 16 ottobre 2006

hard rock cafe, caffè florian

la lente

Prendi una femmina anomala e rendila rock. Difficile crederla meticolosamente attrezzata per ricami lunghi e articolati, un filo dopo l'altro, a contare, paziente. Prendi una femmina anomala e rendila rock. Difficile pensarla silenziosa, mentre scorre un piano infinito, forte e infinito su un'onda antica e melodia. Prendi una femmina anomala e rendila rock. Difficile crederla, un giorno dopo l'altro, un giorno dopo l'altro, a ripetere un demi plié, niente di più sciocco, e cercare col cuore i gradi giusti per spostare la mano, aprirla e ruotarla e scendere, arcuare e rallentare, ancora e ancora il movimento - fino alla fine e alla fine e oltre chopin, impercettibile movimento della testa. Prendi una femmina anomala e rendila rock. Difficile crederla, una pagina ancora, un tomo infinito, riprendere il filo strappato dagli eventi. Prendi una femmina anomala e rendila rock. Lo è già, in effetti: amala, taci.

Postato da: emanuelasplinder a 22:42 | link | commenti |

bar bianco, caffè florian

a sort of homecoming

"Quella sembLa una casa"
"Quella è una casa. In effetti, dietro agli alberi, quella è una casa. Dietro agli alberi, appena si intravedono le luci, vedi, e quella è una casa."

E' il tramonto o è l'alba, ditelo voi, che ci vedete. Comunque, è qui, alla mia destra, mentre dormo, mentre mi sveglio, mentre scrivo e mentre penso, mentre mi appassiono e mentre non piango. E prima di tutto è stato lì, appena aperta la porta di via Tadino, a ricordare il silenzio, che aspetta sempre, e le luci di una casa appesa dentro una casa. Ché al calar del buio non tutto è nero, non è nera la pantera.

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katz’s delicatessen

rara

Semplicemente, rara. Altera, decisa e per un attimo silenziosa e insicura. Rara, appunto. E bellissima.

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bar bianco, caffè florian

nell'aria

Ci sono le montagne all'orizzonte, e questo è già un motivo. Anche se non sono le montagne giuste. E poi è l'aria, il profumo di legna bruciata, di camino antico. E' questo, che mi piace, qui. Chiudo gli occhi e sento casa, è un'illusione, lo so.

Ci vorrebbe quel profumo di affumicato recente, quello della tromba delle scale della Frau Spetzger, hai presente, no?, quando sali lungo i gradini ripidi e tagliati a spicchio quando giri su, verso sinistra e senti un po' di umido addosso, cercando nella penombra.

Postato da: emanuelasplinder a 21:13 | link | commenti |

giovedì, 12 ottobre 2006

caravan cafe, кафе литературнoе

piombo

"What Patterson found was that before 1923 there was almost no lead in the atmosphere, and that since that time lead levels had climbed steadily and dangerously. He now made it his life's quest to get lead taken out of petrol. To that end, he became a constant and often vocal critic of the lead industry and its interests.

It would prove to be a hellish campaign. Ethyl was a powerful global corporation with many friends in high places. (Among its directors have been Supreme Court Justice Lewis Powell and Gilbert Grosvenor of the National Geographic Society.) Patterson suddenly found research founding withdrawn or difficult to acquire. The American Petroleum Institute cancelled a research contract with him, as did the United States Public Health Service, a supposedly neutral government body."*

Bill Bryson, A Short History of Nearly Everything

Anni '50, USA.

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mercoledì, 11 ottobre 2006

bar bianco, katz’s delicatessen, caffè florian

com'è

Com'è, mi chiedi ora, o vorresti farlo. Allora provaci anche ora: chiedimi come va.
Com'è, ora te lo dico, e non sarà tutto.

La prova ipermercato è superata: una quantità inusitata di commenti e sguardi, nessuno rivolto in basso, confessano apertamente che due chili di più aiutano l'espressione e la stabilità ormonale tendente all'asintoto femminile attira commenti. Alla faccia di quelle sempre a dieta. E questo può essere un motivo, anche se qui non parliamo più del perché, ma del com'è.

Poi c'è chi lavora insieme, con, sopra di, per te. Quelli a cui fai pena e guardano da un'altra parte - non che siano una rarità. Quelli che si preoccupano ogni giorno che ti vedono - forse temono di dover mettere a bollire gli asciugamani. Quelli che ti strizzano l'occhio e sembrano consenzienti e appena giri l'angolo pensano ad altro - lo avrebbero fatto comunque. Quelli che non perdono occasione per metterti la mano sulla pancia - sono solo donne, è ovvio. Quelli che ti guardano preferibilmente dove sei moltiplicata per due, perché è inevitabile: una quarta è molto meglio - lo farebbero anche all'ipermercato. Quelli che è inutile che ti parlino, tanto si sa già che ti si può spremere solo fino alla data fatidica, e poi vai a capire che ne sarà di te (ecco, fra questi ricorderei con particolare attenzione qualcuno che, la prima volta, mi disse chiaramente cosa fare del mio futuro professionale - chissà se già sa). Quelli che assolutamente, perfettamente e coerentemente con la situazione, se ne fregano completamente, neanche fossi un pezzo di marmo. Ecco, questi li adoro e vorrei sostituissero tutta quella marmaglia di cui sopra (a parte le girls dedite a sfiorare la pancia altrui, che sono simpatiche).

C'è, comunque, questa cosa di toccare la pancia ché porta culo. Ora: credo si concordi con me che normalmente, in ambiente di cultura italiana, si tende a non toccare il prossimo. Non che sia brutto, ma imbarazza. In un Paese mediorientale non ci sarebbe nulla di strano, posto che avvenga fra membri dello stesso sesso se maggiorenni e in pubblico, ma a parte la condizione, sarebbe del tutto normale. O anormale non farlo. In un Paese di cultura anglosassone ci si ritroverebbe direttamente in tre - le due parti in causa e il giudice.
In Italia il giudice non si sa nemmeno dove trovarlo e nel caso ci vorrebbero anni e quindi non usa scomodarlo.
Ora: porterà pure fortuna toccare la pancia ad una donna incinta, ma mi permetto di obiettare che:

Detto questo, ormai ci sono abituata e so che non ha senso fermarvi. Vi faccio comunque notare che vi odio tutti, perché l'ombelico è la cosa che più mi dà fastidio della gravidanza e appena me lo sfiorate io sono tentata di darvi un calcio nei denti.

Poi, ecco, questa è forse la parte più interessante del gossip per i non addetti. La donna incinta si trova al centro di un singolare paradosso naturale che certamente è un segno del triste destino della donna (che non è quello di partorire con dolore, dato che bene o male la maggior parte di noi sopravvive e pure fino a relativa tarda età e pure statisticamente meglio se si trova in un luogo civile). 
Per andare al sodo, funziona così: finché hai la pancia, a partire dal momento in cui non hai più le nausee (avute pochissime e combattute mangiando, e di qui i due chili in più) gli ormoni veleggiano alla grande. Sono tutti in fila, belli precisi e non si schiodano. Mica quei su e giù di quelle con la pancia piatta, se rendo, che ogni quindici giorni invertono rotta e cambiano idea di fronte ad ogni vetrina. La donna incinta ha molte certezze, tra cui la pancia, una quarta misura, un sacco di roba inutilizzabile in armadio e gli ormoni femminili veleggianti - oltre ad un sonno della miseria che può colpire in qualunque momento e per qualunque durata, stendendo gli ormoni fino al risveglio.
Ricucita, la neo mamma, invece, è preda di alti e bassi che nemmeno ad Alton Towers. Per fare un pallido esempio, sei volte al giorno è sottoposta (salvo quelle fortunelle che vi raccontano delle gioie della maternità e che vedete in giro alle otto del mattino al parco) a torture doppie (il che fa dodici) che, se mi passate il paragone, il parto fa ridere - tanto, quando è finito è finito, converrete con me. Invece, quel vampiro succhiasangue non si ferma e vi ricorda che dipende da voi, anche fra tre ore. Bello, e capite a cosa servivano le balie e perché hanno inventato il latte in polvere. Ma poi no, si sa, non ci sono gli anticorpi e una serie sfrenata di altre buone cosine, che invece il vostro prezioso latte contiene in quantità - ve lo dicono gli ormoni ogni quattro ore, no? - e quindi. Aggiungete che i turni sono turni e, ad essere integralisti, la stessa turnista viaggia 24per7per6mesi. Quando, scesa l'occhiaia in modo permanente di fronte agli sguardi di chi vi ferma ai semafori per sapere come si chiama e acquisita l'expertise di agire al buio e con gli occhi chiusi - anche a mettere in funzione lo sterilizzatore se siete così drammaticamente sfortunati da rientrare nella definizione "allattamento misto" -, inizieranno i primi sei mesi di pappe, in cui la vera buona azione quotidiana sarà quella di non tirare il collo a quel mostro che, ridotta la sua attività di vampiro succhiasangue, deve ancora decidere se è più divertente sputare il purè patatacarotazucchina che avete preparato con le vostre manine quasi collassando sul minipimer oppure la mousse di mela biologica del Bahrein (ok, ok, della valdinon) che avete acquistato sotto la pioggia battente la sera precedente, commentando la presenza di gradini sulla soglia, sempre molto stretta, di tutti i negozi di Milano e hinterland (sì, spingendo il passeggino e trovando un modo intelligente per non lavarvi pur, appunto, spingendo il passeggino occupato da un soggetto che contrario alla capote impermeabile). Cosa dimenticavo? Beh, non molto, oltre al fatto che la neomamma ci metterà sei mesi a richiudere (respirando poco) i jeans, si sentirà una sorta di budino continuando a convincersi che: 1. ha ragione il papà, che se non mangia non sta in piedi; 2. probabilmente l'utero si sta ancora riducendo; 3. se (se, appunto) avesse tempo di fare un po' di aerobica basterebbe un mese.

Non ci avevate ancora pensato, in questi termini?
Riassumendo:
1. 3 (
tre) mesi di altalenanti desideri di sparare ad ogni fonte di odori non accettabili e a chi ti offre un fritto misto (esagero, il primo mese non sai neanche di esistere, non fosse altro perché i primi quindici giorni sono pura matematica e il cosino effettivamente è ancora a metà fra mamma e papà).
2. 6 (sei) mesi di euforia e sonno in cui forse sei pure più bella di prima, ma chissà, non fosse altro che devi ricordarti di non metterti di traverso per far passare le persone e che quando prepari il soffritto devi star distante dal tagliere
3. 6 (sei) mesi in cui (se vuoi) sei la fonte (forse non) unica di sostegno, crescita e certamente felicità (come dargli torto) di un esserino inerme e deliziosamente adorato da tutti quelli che suonano al tuo campanello con dei fiori troppo profumati (NON COMPRATE MAI FIORI PROFUMATI: SALVO LE ROSE, SONO ODIOSI E VELENOSI)
3. 6 (sei) mesi in cui l'esserino mette i dentini e te lo fa notare, preferibilmente tra le tre e le cinque del mattino, e comunque dovresti notarlo da te nel caso in cui non ti sia definitivamente affidata al biberon, stakanovista che non sei altro. En tous cas, è l'era felice delle pappe rifiutate, degli sforzi bioculinari e dei primi jeans no-fiato
4. keep rolling, non c'è tempo per l'aerobica

Bottom line: se avete a che fare con un punto 2., cercate di ricordarla ora, com'era, panciuta e felice e ignorante della propria pancia (almeno, in sogno), e ripassate fra 24 mesi, è meglio.

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martedì, 10 ottobre 2006

katz’s delicatessen

rebus

L'altra notte è tornato, solo per me, l'adorabile rebus. Non ne ricordo più una virgola, accidenti a me, eppure so di averci arzigogolato insieme tutta l'intera, splendida notte. Rebus, guardami di nuovo dritto negli occhi se mai tornerai, accidenti a te, e raccontami il sèguito.

Nota per il lettore: poco si sa del rebus. Se spara, sarà azzurro, fucsia, viola. Diagonale di preferenza, magari verticale, mai orizzontale. Due o quattro zampe, certo non di più. Caldo e poco freddo, se freddo al caldo. Debole l'acuto, certa la direzione, nessuna competizione.

La risposta è un rebus, sempre che ci sia.

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bar bianco

perché

Chi non crede al suicidio si/ti chiede: perché? Perché ripetere qualcosa che, sotto il suo punto di vista chiaramente pratico, si è rivelato fallimentare?

"Sei molto brava a preparare queste pappe" (due volte, ottobre 2006)

"Grazie. Mi sono divertito mòòltissimo" (agosto 2006)

"Ti voglio tanto bene" (enne, spero tendente a infinito)

Ecco, e non ditemi che il resto mancia e ci sono altri settori della vita in cui le soddisfazioni arrivano meno raramente. E il resto mancia.

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cafe sacher

togo

Che non è un luogo nelle vicinanze del Benin, ma è una decisione che puoi prendere se, da single, la sera, decidi di piazzarti a letto a leggere un libro o scrivere su un blog.

Postato da: emanuelasplinder a 22:40 | link | commenti |

giovedì, 05 ottobre 2006

caravan cafe

storni

Infine, ricominciano. Nuvole nugoli stormi di storni si rivoltano, rivoluzionano l'aria, scuriscono il cielo e lo agitano, in complessi e perfetti volteggi e vibrazioni d'ali. Improvvisi, scartano nuovamente, si uniscono ad altri, altri vi si uniscono e creano, negli occhi, una sinfonia quasi ovvia e comprensibile unisono finché, infine, ricominciano.

Postato da: emanuelasplinder a 17:03 | link | commenti |

hard rock cafe

sogno - 2

Un palazzo medievale, quasi un castello. Al piano nobile una sala enorme, volte complesse, affrescate, offuscate, ombre e lumi. Due uomini, uomini come possono esserlo due uomini medievali, combattono, fendono l'aria e si trafiggono, l'uno e l'altro, si cercano e si trovano, a tratti, improvvisamente, con spade pesanti, rumorose, difficili. Imprecano, soffiano, soffrono. Dietro all'alto portone doppio, ad arco, servi e serve e donne e bambini aspettano, ascoltano, seduti in terra, in ginocchio, in piedi. In silenzio interpretano i rumori che giungono da dentro, dove il sangue schizza dalle vesti, impregna i muri, forma pozze che colano, piano, anche sotto la porta e spalancano gli occhi di chi, muto, il fiato sospeso, attende.

Un gatto si muove, lento, lungo il muro e medita un balzo. Fuori commercio e vita proseguono, tra le vie minute di sassi e polvere.

Postato da: emanuelasplinder a 16:56 | link | commenti |

hard rock cafe, katz’s delicatessen

sogno - 1

Era un ufficio, più grande, più aperto, più trasparente, più frequentato da persone che andavano e venivano, in spazi che erano a loro disposizione. Eravamo insieme, due, questo movimento intorno, e poi no, non era più ufficio, e certamente eravamo due, ancora, e si muoveva sotto, forse era un'auto, qualcosa ci trasportava. Attraversavamo una metropoli, non era Milano, non pareva Italia, non era America, sembrava più aperta. Tutto pareva recente, forse sporco, forse luccicante, certo recente, una vera metropoli di acciaio e cristallo, compenetrazioni di cubi e spazi, disegnati perché così fossero. Ci passavamo attraverso, mossi nel nostro movimento e intorno a noi, come palle di fuoco, come napalm improvviso si accendevano, uno dopo l'altro, di un caldo esasperante che appena ci lambiva, si impregnavano i palazzi. Eravamo comunque due, l'altro un angelo.

NB: l'unico rebus è l'angelo

Postato da: emanuelasplinder a 16:49 | link | commenti |