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mercoledì, 29 novembre 2006

caravan cafe, katz’s delicatessen

equilibrio

La mano guantata sa di cuoio e calore. Quel guanto si sfila, la mano si appoggia alla superficie liscia, segue il verso del pelo, le sfumature di colore sotto la luce. Una vibrazione percorre la criniera - fastidio o brivido, non so. Un cavallo non si accorge quasi che tu lo accarezzi, dicono. Devi dargli un paio di belle pacche alla John Wayne sul muscolo della spalla o sul collo o sulle rotondità della coscia, così ben delineata sotto il pelo. E pure nulla è quanto passare le dita nel verso del suo pelo, appena sopra il calore, il suo odore, alto, a cercare il collo, un po' più su finché forse lui non deciderà di abbassare la testa verso di te, inevitabilmente bassa, e concederti la criniera ruvida, il soffice delle orecchie, la morbidezza della guancia fino alla linea dura e tonda della mascella, la sensazione rigida sotto le dita quando lo accarezzi lungo il muso. Ti guarderà con occhi grandi, grandi e curiosi, sotto ciglia lunghe. Muoverà le orecchie, forse in modo indipendente, a seguire rumori o sensazioni diverse. Forse sbufferà, dalle nari uscirà un calore lieve mentre l'intero peso del suo corpo si sposterà da uno zoccolo all'altro, in un gesto lento e paziente, di chi sa aspettare. Un cavallo non è fretta, quando gli sei vicino. E' bellezza semplice di proporzioni e armonia, colori e odore di verde e caldo. E potenza.

In sella, sei il suo movimento. Percorri i suoi vettori, attraversi la sua aria. E' questa la regola, per quanto tu lo diriga, gli chieda spostamenti guidandolo con due sottili strisce di cuoio, lo inciti con il tacco e cerchi, un istante dopo l'altro, di essere uno nel suo baricentro.

Il segreto è qui, e vale sempre: essere, insieme, movimento.

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martedì, 28 novembre 2006

katz’s delicatessen

parole

Hai presente - no? - quando le parole creano immagini.

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martedì, 21 novembre 2006

bar bianco

c'era una volta

- Mi racconti la storia di UinniNePùh?
- Me la racconti tu?
- C'era una volta UinniNePùh, con i suoi amici. E gli scoiattolini avevano i tubi
- E cosa facevano con i tubi gli scoiattolini?
- Li mettevano nel buco, ma loro non cadevano mica
- E a cosa servivano i tubi nel buco?
- Stavano costruendo la casa e mettevano i tubi nel buco, ma poi ci voleva una betoniera con il cemento
- Giusto
- E poi hanno messo la letticità
- Eh, sì, è importante
- Ma bisogna stare attenti alla letticità
- Giusto
- E la casa era rossa
- Rossa fuori o dentro!?
- Il tetto. E poi hanno messo il camino, ed era veDDe
- Sì, è importante avere un camino
- Anche la nostra casa ce l'ha, il camino, sul tetto
- Sì
- E poi Tigro ha comprato le cose per la cucina. E UinniNePùh ha comprato le cose per il salotto. E poi hanno comprato le cose per il bagno, e le lampade.
- E dove hanno comprato tutte queste cose?
- Al mercato. E poi hanno comprato i letti.
- E i letti dove li hanno comprati?
- Al Gigante [NdR: catena di ipermercati]
- Ah
- E poi hanno messo i quadri. E Tigro ha comprato i vetri.
- Le finestre?
- Sì, le finestre.
- Ma non c'erano prima? Ci pioveva dentro?
- Sì, ma ne ha comprate altLe. E poi hanno messo le tende.
- Mi sembra giusto.
- E poi hanno comprato tante verdure: il pomodoro, la patata, gli zucchini, le carotine, la cipolla, il sedano rapa, i fagioli, la salata...
- E hanno mangiato? Saranno anche stati stanchi, a questo punto...
- No, poi hanno messo gli animali [NdR: i pelouche]
- Sì, una casa senza animali non è un granché

[to be continued]

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sabato, 18 novembre 2006

caravan cafe

round round

 

E così mi chiedi come va la pancia. Sono certamente molti di più quelli che me la toccano che quelli che mi chiedono come va, la pancia. E poi è bello, no?, chiedere come va la pancia. La rendi soggetto - io oggetto o diverso soggetto -, entità a sé stante, dotata di vita emozioni eventi propri. Proprio così.

La pancia è qui davanti, più che tutto intorno a me - che è una cosa che dico per ridere ma non è corretta. E' qui davanti, inevitabilmente in mezzo a tutto quello che faccio. Spesso non me ne accorgo. Cioè, so che è lì, ma, sempre per il concetto che io sono io, non me ne accorgo. La mia testa va altrove, pensa altrove, sa altrove, si fa domande altrove. E nel frattempo lei, soggetto, la pancia, è lì, ma non è solo lì. E' lì e contiene, trattiene, sostiene. E' buffa, orrenda, bellissima, strana, astratta, concreta, ignota, visibile, inevitabile, dura, rotonda - tra le altre cose. E tra le altre cose, se sto ferma per un po' e mi alzo improvvisamente, può essere che mi renda conto che non sia nessuna di queste e che sia il contenitore di qualcosa che mi si è piantato di traverso e contro cui, alzandomi, mi scontro e mi impiccio. Mi devo muovere un po', forse risedere per rialzarmi o saltellarci un po' per risistemare un compromesso accettabile per entrambe le parti - me e il contenuto.

E' successo che - stavo mangiando già strano da qualche giorno e mi insospettivano gli odori nipponici - a Fukuoka, davanti ad un grande specchio illuminato di bagno d'albergo, sistemandomi i pantaloni di dimensione danza - quelli fucsia larghi e leggerissimi, con i tasconi, che mi ero presa a luglio per tirarmi su il morale - mi sia guardata e, sovrappensiero, alle mie labbra sia sfuggito: "vorrei sapere perché sono così larga". Mi sono sentita e ho alzato lo sguardo e mi sono messa a ridere. E' andata così.

E quindi mi chiedi come va la pancia. La notte si sposta. Inizio già a svegliarmi a pancia in su, una posizione altrimenti assurda, è evidente che in altre posizioni mi infastidisce e mi pesa. Mi sveglio a pancia in su e al buio la sfioro, vado a cercare dov'è la testa. Perché a volte non serve l'ecografia per capire dov'è. Dura e tonda, ormai è grandina, la testa si pianta qui o lì e fa un bozzo da una parte, poi prosegui e intuisci il resto. Quando sono a pancia in su si sente.
Fa senso? Forse fa senso, non so più dove stia la verità. Forse non c'è, ci sono solo inquadrature soggettive. La mia è questa. E non è più vera o più falsa di quando della pancia mi dimentico totalmente, magari sempre al buio, e penso ad altro.

E' assurda e tonda, lo vedo negli occhi di chi mi guarda, gli occhi che mi guardano e poi scendono, istintivamente, inevitabilmente, e poi tornano a me ricomponendosi. E' un attimo e non c'è niente da fare, è istinto. Qualcosa ti dice che ieri era meno di oggi e domani sarà ancora di più e niente è come guardare e controllare per farsene una ragione.

Dire che una pancia tonda è buffa è solo un modo per mentire. Per alcuni è commovente. La loro voce si fa morbida, improvvisamente, come quella di F.A. che ieri se ne è finalmente accorto. In questo, invece, le donne, quelle giovani, sono strane. Ci sono quelle che hanno idea di come sia fatta una pancia e trabordano di idee e sensazioni e modi di dire e frasi fatte ed emozioni già provate. Poi ci sono quelle che non ne hanno proprio idea, come sarei potuta essere io fino a pochi anni fa, che cercano di essere coinvolte, ma perlopiù non ne sanno né forse ne vogliono sapere nulla. Poi ci sono quelle che ti vogliono bene, ed è un altro discorso.
Una pancia non è buffa o commovente, è un altro modo di essere e uno stato diverso nella mente di chi guarda - che cambia certamente molto di più di quello della mente di chi è guardato. Spesso c'è un velo in chi guarda, qualcosa che dice: peccato, però. Lo so: peccato però. L'unica cosa che risolleva quel velo è forse sapere come ero prima, quando ero già un dopo. Rimane però un sospetto di incredulità nella possibilità che io mi possa riavvicinare allo status quo e allora si parla d'altro.

"... and you will notice a disappearing waistline..." questo dice il mio sito preferito, un sito australiano molto zen e figlio dei fiori e lontano dalle clinicità dei siti americani o della generazione di apprensioni dei siti italiani. Lo dice più o meno verso il quarto mese. Sarebbe da capire cos'avevano notato prima - del quarto mese - perché la disappearing waistline, ciccette eventuali a parte, non è un concetto del quarto mese.

La pancia disorienta e squilibra ed è facile inciampare, perdere l'equilibrio ed essere vittima di caviglie e giunture in assestamento. Il baricentro non è un'opinione.

E quindi non è della pancia che parliamo. Parliamo di me, alla ricerca di equilibrio fra le mille variabili del mio complesso sistema di disequazioni.

Postato da: emanuelasplinder a 14:49 | link | commenti |

bar bianco

errata corrige

"Quello è il guidante"
"No, è il volante"
"Stai guidando, è il guidante"

"Ti sei incantata?"
"Sì, perché ho un sonno che sto crollando. Finisco qui e andiamo a nanna"
"Anch'io mi sono incantato, perché ho cantato molto, oggi"

Postato da: emanuelasplinder a 14:02 | link | commenti |

giovedì, 16 novembre 2006

caravan cafe

5 minuti

File corretto in treno.
Due arance spremute in attesa di chiusura biberon.
Ingollato voluttuosamente un po' di polline.
File Sent.
Venti minuti alle sei.

Forse stramazzo per cinque minuti, fatemi sapere quando il tempo è scaduto, grazie.
Love all, serve all.

Postato da: emanuelasplinder a 17:39 | link | commenti |

mercoledì, 15 novembre 2006

hard rock cafe, fashion cafe

ipnosi

Le immagini non passarono mai o quasi. Bastava l'ipnosi della base, un nulla di note che destavano, una dopo l'altra, l'attenzione, ipnotizzavano ed avvolgevano in una spirale a cadere, mentre man mano si allungava una storia metallica e infinita, entravano nuovi suoni a sottolineare il refrain e la mente liberava - immagini.

Postato da: emanuelasplinder a 22:33 | link | commenti |

caravan cafe

2day

La giornata a volte si moltiplica per due o per tre o per quattro. E succede che uno lavori, poi torni e prenda un bimbo all'asilo, poi vada a farci la spesa insieme, poi infili qualcosa in forno mentre riempie la prima lavatrice e si arrampichi sulla scala per catturare un ragno di dimensioni apocalittiche, poi si ritrovi al telefono con un babbo natale e poi un papà vero, poi si fiondi sul forno per essere sicura di non aver bruciato, poi finalmente mangi e a metà stenda la prima lavatrice per riempirne subito un'altra, e quindi passi il (?) dopocena al telefono con le nonne e in tutto ciò gestisca vasetti e lavaggi di denti e carichi di gru da sistemare, e libri con numeri e lettere da capire. Insomma, capirete che ora mi rilasso un po' e passo ad un'altra finestra a farmi due slide in ppt. Tanto la terza lavatrice partirà da sola domani all'alba.

Postato da: emanuelasplinder a 22:15 | link | commenti (1) |

lunedì, 13 novembre 2006

caffè florian

dipende

"Sei una maledetta competitiva"
"Ma se non mi impegno neanche, non ne ho nemmeno il tempo"
(Anni '80)

"Sei una maledetta competitiva"
"No, pretendo solo quello che mi spetta"
(Anni '90)

"Sei una maledetta competitiva"
"Con me stessa, è vero"
(
Post 2000)

Postato da: emanuelasplinder a 19:12 | link | commenti |

domenica, 12 novembre 2006

katz’s delicatessen

blu

Emergo ora da un sogno delicato ed emozionante, inatteso e desiderato. Credo lo accarezzerò ancora a lungo, questo sogno, ne sarò calmata e confortata e abbracciata. Non sarebbe bello, per un momento, piangere sommessamente e sprofondarci dentro, in tutta la sua irrealtà?

Postato da: emanuelasplinder a 08:02 | link | commenti |

sabato, 11 novembre 2006

кафе литературнoе

una nuova puntata

"Harry nodded. He somehow could not find words to tell them what it meant to him, to see them all ranged there, on his side. Instead, he smiled, raised a hand in farewell, turned around and led the way out of the station towards the sunlit street"*

L'ultimo capitolo aspettava di essere letto quando io fossi stata pronta per tutto un nuovo libro. Questo ultimo capitolo ha aspettato oltre tre anni, il nuovo libro ha preso polvere per uno. Ora si tratta di allungare l'indice verso l'alto del dorso, fare perno sulla base, con uno scatto estrarre il volume dall'ordine compatto della libreria, sfiorare la copertina rigida e liscia mentre entra nell'incavo della mano con tutto il suo peso. Spostarlo sulla destra, accarezzare la superficie con la sinistra fino a raggiungere il bordo, sfogliare le prime pagine bianche e assaporare lo scrocchio del dorso finalmente aperto, mentre le due mani si spostano in direzioni opposte, a segnare l'inizio.

He somehow could not find find words to tell them what it meant to him, to see them all ranged there, on his side.
Non vorreste poterlo dire anche voi, un giorno?

*J.K.Rowling, Harry Potter and the Order of the Phoenix.

Postato da: emanuelasplinder a 22:06 | link | commenti |

bar bianco

lapsi

"io le carotine le voglio frizzate" [carote fritte!?!]

"mi hai cucito la carnina?" [... non è mica l'arrosto...]

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lunedì, 06 novembre 2006

hard rock cafe

perché vivo in funzione delle mie emozioni

Potete pensarla come volete.

Ci vuole del talento per cantare "se il cielo è blu è perché ci sei tu" e rimanere seri e accattivanti.
E' una spettacolare facciatosta quella di "Bagnandomi le labbra con un po' di miele, frutto dei miei peccati, ricorderò l'odore dell'amata carne con nostalgia - il sapore amaro di una complice immortalità", sfiorata appena con la voce contro un microfono.
Tenta in intimo e delicato e invidioso voyeurismo
"resta pure quanto vuoi tra le mie membra e nuda ispirami dinnanzi alle tue virtù", la voce rotta.
Potrebbe far ridere ma è un'autentica favola postadolescente
"Ti avvolgerò su di un letto di petali. Ti giuro che ho l'onestà di scegliere se stare a dormire tutto il giorno o cercare le favole nascoste negli occhi tuoi, che sono grandi per mangiare - la tua sensibilità mi dà nuove sensazioni...", detta nervosamente e senza respiro, pensieri improvvisi.
Su un ritmo ìmpari si srotola
"sento già freddo nell'anima", appoggiandosi su un giro popolare, che fa danzare e girare la testa.

Potete pensarla come volete, ma quattro ore d'auto non sono abbastanza rewind per godere di intimità di passione in suono di strumenti e Vibrazioni in voce.

"E un incontenibile piacere cerca il tuo respiro".

by: Groupie

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bar bianco

è la erre che conta

"[...] è un po' velrrde!" [in questo mondo ciò che conta è verde, per chi non lo avesse ancora capito, NdR]

"Come hai detto?"

"[...] è un po' velrrde!"

"Bravo! L'hai detta proprio bene, questa erre. Prova a dire un'altra erre".

"Carrrrlo"

"Prova a dire 'Riccardo', adesso!?"

"Likkarrrdo!"

"Hai proprio del talento" [domani provo con ramarro rosso, la erre moscia di famiglia va presa a piccole dosi]

Postato da: emanuelasplinder a 22:43 | link | commenti |

bar bianco

differenze

"Mamma, perché hai gli occhi verdi?"

"[...!!] E', vero, ho gli occhi un po' verdi, hai ragione" [e tutti pensano che siano castani - beati gli inglesi che direbbero "hazel"]

"Ma perché hai gli occhi verdi?"

"Perché qualcuno li ha un po' verdi, qualcuno li ha marrone scuro, qualcuno li ha marrone chiaro, qualcuno li ha azzurri"

"Guglielmo li ha azzurri"

"Sì, non c'è dubbio che Guglielmo li abbia azzurri"

Postato da: emanuelasplinder a 22:38 | link | commenti |