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hard rock cafe, кафе литературнoе, katz’s delicatessen
’Yes, I think so,’ said Dumbledore. ‘Without his Horcruxes, Voldemort will be a mortal man with a maimed and diminished soul. Never forget, though, that while his soul may be damaged beyond repair, his brain and his magical power remain intact. It will take uncommon skill and power to kill a wizard like Voldemort, even without his Horcruxes.’
Keep the vampires from your door
Love is the light, scaring darkness away
Flame on burn desire, love with tongues of fire
Purge the soul - make love your goal
Sparkling love, flowers and pearls and pretty girls
Love is danger, love is pleasure
Love is pure, the only treasure
- Questa è una...
- Luna
- E quindi qui bisogna scrivere...
- Luna
- Giusto. Quindi iniziamo con una...
- Elle
[credeteci, l'ha scritta e pure senza copiarla]
- Elle, bravissimo. Poi: lUUUna, ci vuole una...
- lUUUUna
- appunto, quindi: una U
- una U
- che si fa come, guarda le mie dita... i cornetti
- sì, non sono capace, la facciamo insieme?
- la facciamo insieme
[U]
- la enne è proprio difficile, quella te la faccio vedere io
[N]
- dunque, luna: finisce con lunA! Manca una A
- A
- la sai scrivere la A?
[credeteci, ha iniziato dal trattino in mezzo, il resto è venuto un po' da sé, un po' su e un po' giù]
Epilogo
E' stata un po' lunga ma ce l'abbiamo fatta, a fare queste parole crociate di GiulioConiglio, e dire che stavo per saltare la pagina. Se vi chiedete dove andiamo alla grande, la risposta è: le O, le i con il puntino - un circoletto agganciato tipo chiocciola alla barretta che parte dal basso, bellissimo -, L, C; le altre le leggiamo al 60% dell'alfabeto, maiuscole e minuscole, con un margine di errore per me irrisorio. insomma, se vi dicono che a tre anni appena compiuti una persona "è solo un bambino" leggetemi il labiale: gimme an ef.
Umore, probabilmente greco o latino per qualcosa di fluido e umido. Esiste da sempre, in lingua da millenni, in tante sfumature e filosofie e scienze; permea fisico ed emozioni; molti tentano di dimostrarne il nesso tra fisicità ed immaterialità.
Comico, che se ne usi una versione barbara, humour, più di tutto.
Facile quanto mettersi una cosa nera. Dire dare fare. Facile dire una qualunque cosa, dire che ho svangato un altro anno. Non è un mio verbo, non è un mio concetto. Me lo si può dire, lo si può forse credere, è solo una frase. Dentro questo anno ci sono io, carne e sangue e sudore. E il prossimo sarà fuori, sarà di nuovo un'incognita, sarà stanchezza e bellezza e tristezza e inutilità e utilità. Sarà un'altra cosa. Ma non toglietemi quello che è mio, quello che - farà forse schifo come dicono tutti - ma è mio, mio e di nessun altro. Il mio tempo, quello che ci ho messo, quello che non ci ho messo, quello che avrei voluto metterci e non sono riuscita a metterci, arrabbiature e lacrime e risate e forse sì, forse non ne sarebbe comunque valsa la pena, forse non se ne sarebbe accorto nessuno, ma io sì. Capisci, io sì. Quindi smettetela di pensare quello che state pensando. E' sale che cola, liquido e silenzioso e mi spacca in due di nuovo. E dannatamente voglio rimanere nel mio girone, dovrete abbattermi col machete per strapparmi di qui.
Infinite dreams I can't deny them
Infinity is hard to comprehend
I couldn't hear those screams
Even in my wildest dreams
Suffocation waking in a sweat
Scared to fall asleep again
In case the dream begins again
Someone chasing I cannot move
Standing rigid nightmare's statue
What a dream when will it end
And will I transcend?
Restless sleep the mind's in turmoil
One nightmare ends another fertile
Getting to me so scared to sleep
But scared to wake now, in too deep.
Even thought has reached new heights
I rather like the restless nights
It makes me wonder, it makes me think
There's more to this, I'm on the brink
It's not the fear of what's beyond
It's just that I might not respond
I have an interest, almost craving
But would I like to get too far in?
It can't all be coincidence
Too many things are evident
You tell me you're an unbeliever
Spirtualists? Well me I'm neither
But wouldn't you like to know the truth
Oh what's out there to have the proof
And find out just which side you're on
Where would you end in Heaven or in Hell?
Help me. Help me to find my true self without seeing the future
Save me, save me from torturing myself even within my dreams
There's got to be just more to it than this
Or tell me why do we exist?
I'd like to think that when I die I'd get a chance another time
And to return and live again, reincarnate, play the game
Again and again and again.
Iron Maiden, Infinite Dreams
Qualcuna è buffa.
Sparsi sul prato, cavalli in riposo sul finire di una passeggiata tra i boschi. Sono macchie colorate, le ombre decise del primo pomeriggio al loro fianco, cavalieri in relax, briglie lunghe a lasciar loro assaporare il gusto del pascolo. Arabi e haflinger, mischiati insieme. Aspettano, per ripartire, che sia richiuso dietro di loro il varco della staccionata appena superata e di lontano si sente il galoppo dell'arabo bianco di chi guida il gruppo, la macchia splendida rimasta al di là dello steccato, pronta all'esibizione di un salto. Il silenzio dello stacco da terra e, proprio mentre si sentono gli zoccoli anteriori affondare tra l'erba morbida, tre haflinger finora oziosi scattano di sotto ai loro cavalieri, pronti a seguire il capobranco. E' così che, ridicolmente, da bestie forti quanto piccole, pelose e apparentemente innocue, di solito scelte da bambini e principianti, i cavalieri restano comicamente disarcionati.
A volte è colpa tua. Perdi l'armonia. Non sei - più - movimento insieme.
Ti distrai, magari subito dopo lo stacco, e non segui un minimo scarto o un imprevisto del terreno e ti trovi di un nulla fuori asse, fuori baricentro, fuori vettore. Forse riesci faticosamente a far leva, le staffe e le ginocchia contro la sella, e recuperi. Oppure, lentamente e poi rovinosamente, scivoli su un lato, perdi il contatto e il calore e l'instabile appoggio delle staffe e ti trovi a terra, mentre il cavallo prosegue imperterrito, forse un brusco movimento del muso e un balzo delle zampe anteriori a sottolineare chi ha ora il comando.
Oppure succede senza prevedibilità o colpe, è improvviso come un fulmine e un terremoto, e nella nebbia, dopo, cercherai un perché che forse non c'è.
Graffia l'ultimo zoccolo controvoglia l'ostacolo, il cavallo s'inginocchia improvviso, spinto dal suo stesso peso, incredulo quanto te - sarebbero bastati dieci centrimetri prima o dopo o più in alto o meno in lunghezza e più in altezza - si schianta, interrompe una traiettoria prima perfetta, piega su un lato e ti proietta lungo quest'ultimo vettore, rovinandoti addosso. Il cielo è improvvisamente azzurro, su di te, una nuvola si sposta piano e tu non sai più alzarti.
katz’s delicatessen, caffè florian
Beauty in corso. Non bussate e siate silenziosi: sto leggendo una favola, immersa in un sogno liquido. Per e.: le tue rose fanno parte del trattamento.
- Quindi, tutto bene. Lei bene, tu bene.
- Hm, bene. L'unica cosa, credo di avere la pressione un filo più alta del solito, vedi che si vede questo segno sulla mano.
- Ma te la misuri mai?
- No [figuriamoci, e quando]
- Vediamo
[...]
- Proprio alta non direi
- Beh, fai conto che è 110 di solito, sarà 120
- 60-90
- Ah, ecco, dici che è per quello che prima vedevo blu
E dire che di solito mi tirano su a 100.
- Dici che quando esco di qui magari mi cerco un po' di zucchero, eh?
- Magari
Vabbè, un'ora di macchina e poi ci penso.
La notte dopo, un altro sogno, questo nuovo, completamente nuovo. Salivo, salivamo, credo in tre, non so chi, una larga strada sterrata dritta dritta, che portava in cima a una collina. Una strada in mezzo a un bosco fitto, di alberi verde scuro, alti, la luce filtrava. Una strada non frequentata, una strada privata, con i due segni del passaggio di ruote, l'erba che ricresceva in mezzo e ai bordi. Salivamo verso quella che poi ho scoperto essere la casa della ***, che nella verità è in collina, ma la strada non è certo così e la villa non è certo così. Eravamo a piedi, forse saremmo potuti andare a cavallo, forse altre volte l'avevamo fatto, di percorrere quella strada ripida a cavallo. Ci siamo fermati a una fonte, sulla destra. Per qualche motivo abbiamo guardato in alto, e la foresta era di limoni, non che fossero proprio alberi di limoni, ma dai rami pendevano migliaia di bellissimi, sugosi limoni, enormi, di quelli con la buccia giallo cadmio schiarito di una punta di bianco, alta due dita, dolci e profumati, delicati quanto il miele di limone. Abbiamo bevuto alla fonte, un tronco di legno dentro il quale sgorgava l'acqua, e tale era il profumo che quell'acqua era deliziosa, fresca e dolce di quei frutti che riempivano l'aria. C'era un mestolino d'acciaio, credo di averne bevute tre sorsate prima di procedere.
ode, stamattina per tutte, ai signori
shiseido
dior
clinique
rimmel e successori
guerlain (e mi scusino issey e giorgio se li ho traditi, ma mai fidarsi di una donna incinta)
smettere di camminare così veloce, considerata la precarietà della mia caviglia sinistra - ma non riesco ad andare piano
smettere di fissarmi sulle fonti di luce quando sono stanca, rischio l'emicrania - ma sono una specie di magnete
contare sul ritardo del trenino la mattina - ma perché, poi? non è mai in orario
Mettici tutti i colori e mischiali, mettine tanto, di colore, sai quando sulla palette si creano striature che raccogli piano con il pennello. Odore di colori ad olio, pungente e vivo, colori lucidi e morbidi, da stendere e spostare ancora e ancora, a piacimento. This is not a love song.
dormire presto la notte - fa bene alla pelle e a un sacco di altre cose
evitare di mettermi a pensare quando mi sveglio per qualche motivo - vedi sopra
smetterla di parlare da sola quando mi dà fastidio qualcosa - disturbo gli altri, essenzialmente
smette di incrociare le gambe quando sono seduta - fa male alla circolazione
finirla di mettere le calze anche se, ammettiamolo, sono belle - fanno male alla circolazione
farmi sciogliere i muscoli - ma non ho voglia di andarci
cambiare occhiali - ma non ho voglia di andarci
portare l'accendino in cucina per accendere le candele a colazione - L. e io abbiamo finito i cerini
trovare una soluzione al mio casino cosmico - ma, come suggerisce il saggio AV, che non lo ha visto: di' che è ordine sparso [e del resto ci sono troppe cose nella vita per evitare di farne qualcuna solo perché c'è altro da mettere in ordine]
rassegnarmi al fatto che abbia ragione SZ: sono una precisina - ma non è vero, è che mi urta fare le cose male [nb: non è in contrasto con il fatto che, lasciata libera per 24 ore, io possa generare un casino cosmico[
smettere di guardare quella giacca di celine in bazaar, perché tanto non la sarei riuscita a portare neanche mezzo secolo fa
infilarmi in una piscina per un'ora e sciogliermici dentro - ma non ne ho tempo
andare a farmi tagliare i capelli - prima o poi lo faccio
... (prima regola della brava c********e: i tre puntini alla fine di un elenco)
dovrei
Pochi sono i piaceri fisici d'effetto superiore al primo, languido, cucchiaino di crema di nocciole del Piemonte colato ampiamente sulle irregolarità di un pezzettino di pane nero. E ditemi che non succede anche a voi, dopo, di fare un lungo, rigenerante, sospiro, che avidamente coglie gli ultimi istanti di profumo.
Sogno l'acqua, a volte, la sogno in tante forme diverse, in ambienti diversi, con sensazioni distinte.
Io in piedi o seduta o sdraiata sul bagnasciuga, un po' alla volta l'acqua è salita, salita lentamente fino a sommergermi, o a farmi immergere; ne sono emersa, o ne sono rimasta compressa svegliandomi senza fiato. Oppure è arrivata con onde sempre più alte, molto più alte di me, ingovernabili, inaffrontabili, che si ergevano improvvise sopra di me.
O ero in mezzo al mare, a nuotare, e ancora una marea inarrestabile annullava ogni sforzo.
A volte è Venezia, quella vera o angoli che non esistono, disegnati dalla mia mente in modo molto preciso.
La volta più ridicola, forse è stata quella volta in cui ho sognato che arrivavo dalla stazione e attraversavo il ponte degli Scalzi, ma il ponte era al contrario, scendeva in acqua per poi risalire invece del contrario. Lo sanno tutti, poi, che l'acqua alta invade la fondamenta opposta.
Oppure sogno acque alte chete, che attraverso come si guaderebbe un torrente, trovando appigli e passaggi, appoggiandomi a barche ormeggiate, sottili rive, marmi scivolosi di palazzi antichi. E' assurdo e inquietante, ma divertente, quando è così.
Stanotte ho sognato il fuoco. Tra l'altro, di fronte a quella che, a pensarci poi, nella realtà è la sede dei pompieri di Venezia. Dalla calletta di Ca' Dolfin arrivava una strana moto, tipo quelle che vanno sulla sabbia, il motore in fiamme, e si infilava dentro un palazzo, forse quello dove c'è il negozio dell'artigiano dei pellami. In qualche modo la facevamo uscire - io e non so chi - e il fuoco che si stava sviluppando all'interno del palazzo sembrava spontaneamente spegnersi quando è arrivata un'auto d'epoca, tipo anni trenta, e si è schiantata, esplodendo, nel medesimo punto. Spiegatemi.
Non ho mai sognato i miei esami o la notte prima degli esami.
E' forse questo, che mi mancava di più; questo, che mi mancherà di più: sentire dentro, il movimento, il torpore, il calore, un essere che non sono io e che pensa e agisce e sente per conto suo, dentro di me, urtandomi, sfiorandomi, solleticandomi, colpendomi, scontrandosi. Un'estranea, piccola e intransigente, priva di scrupoli ed educazione, libera nella sua volontà e autonoma e per ora completamente dipendente, tra poco completamente indipendente per quanto poi chiederà a me.
E' forse solo desiderio animale, che spinge a una piccola folle morte contro ogni interesse razionale, che obbliga a chiedere per poi regalare, definitivamente, in modo esagerato e completo e ulteriore ogni fibra. Che spinge a volere un peso, un rischio, una vecchiaia che non mi appartengono, una responsabilità da cui rifuggirei volentieri, proprio nel momento in cui si sta abbreviando il percorso lungo la china, la salita si fa meno ripida e si inizia a intravedere il frutto di una mezza vita di sforzi.
E' questa estranea, che non so chi sia, che non so che faccia abbia, che voce abbia, che sentimenti abbia, che cosa voglia da me e dalla sua vita. Una cosina che non ha nome e ne avrà uno solo quando ne troverò uno io, e pure è più completa e felice e serena di me, ora che non è ancora nessuno. La metterò al mondo per farle scoprire il freddo e lo stupore della luce e lo sconforto e la fame e l'ignoranza. Per insegnarle a coprirsi, a proteggersi, a sentirsi sicura, a nutrirsi e a imparare. E' un'inutilità che ha un senso solo per chi non sono io e lei e tutti gli altri messi insieme. E' un'inutilità che non posso capire, che lei non può capire, che va accettata e sulla quale galleggiare, sempre, tutta la vita, insieme alla neve e all'acqua e al fuoco e al suolo e all'aria e alle altre vite.
'Je n'ai pas d'excuse,
C'est inexplicable,
Même inexorable,
C'est pas pour l'extase, c'est que l'existence,
Sans un peu d'extrême, est inacceptable.
Je suis excessive,
J'aime quand ça désaxe.
Quand tout accélère,
Moi je reste relaxe.
Je suis excessive,
Quand tout explose,
Quand la vie s'exhibe,
C'est une transe exquise.
Y'en a que ça excède, d'autres que ça vexe,
Y'en a qui exigent que je revienne dans l'axe,
Y'en a qui s'exclament que c'est un complexe,
Y'en a qui s'excitent avec tous ces "X" dans le texte.
Je suis excessive,
J'aime quand ça désaxe.
Quand tout accélère,
Moi je reste relaxe.
Je suis excessive,
Quand tout explose,
Quand la vie s'exhibe,
C'est une transe exquise.
Je suis excessive,
J'aime quand ça désaxe.
Quand tout exagère,
Moi je reste relaxe.
Je suis excessive,
Excessivement gaie, excessivement triste,
C'est là que j'existe.
Pas d'excuse! Pas d'excuse!'
Carla Bruni, L'excessive
Come se non fosse importante
'On me dit que nos vies ne valent pas grand chose,
Elles passent en un instant comme fanent les roses
On me dit que le temps qui glisse est un salaud
Que de nos tristesses il s'en fait des manteaux'
Carla Bruni, Quelqu'un m'a dit
Come se fosse importante
'Puisque ma vie n'est rien, alors je la veux toute.
Toute entière, tout à fait et dans toutes ses déroutes,
Puisque ma vie n'est rien, alors j'en redemande,
Je veux qu'on m'en rajoute,
Soixante petites secondes pour ma dernière minute.'
Carla Bruni, La Dernière Minute
Càpita di leggere parole e desiderare di vedere in faccia chi le ha scritte, mentre le ha scritte, dopo che le ha scritte, mentre le leggi, dopo che le hai lette. No, non è mai abbastanza.
Càpita di voler farsi sentire senza farsi vedere - guardare - e desiderare di bendare gli occhi a chi vuoi che senta e, solo, lasciargli sentire. No, non è mai abbastanza.
Se solo smettesse di piovere.
кафе литературнoе, katz’s delicatessen
Forse in originale sono pure meglio, ma anche la versione italiana non scherza. Il vecchio Hitch colpisce ancora.
In treno.
lei: 'Le notti sono lunghe e il libro che ho iniziato è poco interessante. Mi sono spiegata?'
lui: 'Mi faccia pensare...'
Dopo che lei lo ha nascosto nella cuccetta superiore.
lui: 'Mi dica: perché fa tanto per me?'
lei: 'Devo venire lassù a spiegartelo?'
Sono appiccicati.
lei: 'Non sono più in fasce'
lui: 'Me ne sono accorto'
Sempre appiccicati.
lei: 'Il treno è un po' traballante'
lui: 'E chi non lo è'
lei: 'Hai gusto nel vestire e nel mangiare'
lui: 'E in fatto di donne'
Parlando di capacità.
lei: 'Sei maestro della pubblicità. Fai innamorare donne che non ti conoscono.'
lui: ' Chiederò un aumento di stipendio'