quanto zucchero?

vieni a prendere un tè

push

ignition

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lunedì, 30 aprile 2007

c'è sempre qualcuno che parte

Ma dove arriva, se parte?

E la vita, la vita
e la vita l'è bela, l'è bela
basta avere l'ombrela, l'ombrela
che ti para la testa
sembra un giorno di festa*

Immaginiamola cantata a squarciagola, in un anno qualunque degli anni settanta, in un posto qualunque molto anni settanta di periferia dell'impero, da due bambine qualunque che qualunque non sono. Poi una parte, ma dove arriva se parte. E una resta, ma dove arriva, se resta. E poi parte, ma dove arriva se parte.

Buon 30 aprile, B., toro, ovunque tu parta arrivi resti. Il messaggio l'hai sentito, il numero lo sai anche se no, la SIP non è più quella di una volta e non ci sono più le mezze stagioni.

Cochi e Renato, E la vita

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venerdì, 27 aprile 2007

кафе литературнoе

i fenomeni a spettro

Libera
La scienza di questo secolo ci aveva insegnato che niente è certo. L’universo è caotico e relativo, e questi aspetti sono misurabili. C’erano pochi fatti incontestabili su cui poter basare il proprio modo di vivere. Avevamo impiegato duemila anni solo per scoprire cosa non sapevamo. Quell’istante, in cui sdraiata sul letto cercavo di rimandare il momento di mettermi al lavoro, mi cambiò la vita. A un tratto mi sentii libera. Libera dal fardello della conoscenza e quindi da ogni moralità che deriva dalla conoscenza. Solo i sentimenti contavano. E le sensazioni.
 
Termodinamica
“La fisica non ti servirà a niente” riprese lei.
“Secondo me è utile sapere cosa fa girare il mondo, perché gli oggetti cadono verso la Terra. Se possiamo dividere l’atomo, capire la termodinamica, forse riusciremo a produrre elettricità dal niente, risparmiando i due lakh dell’illuminazione. E creare cibo dove non se ne trova.”
"La risposta a tutto non è la scienza, Anamika. È Dio.”
“Dio è una radiazione” dissi io. Avevo parlato senza pensare, mi piaceva il modo in cui quella frase suonava. “Dio è solo una radiazione” ripetei.
 
Verità
Davanti a un hamburger vegetariano e a una Coca, raccontai a Vidur la pura verità.
“Non riesco a capire.”
“Cosa? I sistemi binari o i fenomeni a spettro?” mi domandò.
“Come si deve vivere la vita, cos’è giusto e cosa sbagliato, cosa dovremmo volere, se la nostra moralità debba dipendere da quello che vogliamo o da ciò che è stabilito dalla società” risposi. Ero tutta agitata.
“Siamo ancora a scuola, non possiamo sapere tutte queste cose” disse lui, scuotendo la testa.
“Devo sapere la verità. La verità è tutto” ribattei.
“La verità su cosa?”
“La verità sulla vita e sull’amore. La verità sulla verità stessa.”
Volevo mettermi a piangere. Perché qualcuno che sapeva tutto non poteva mettermi seduta e spiegarmelo? Perché nessuno sapeva niente? Com’era possibile che miliardi di persone fossero andate e venute sulla terra per migliaia di anni senza che nessuno avesse mai trovato la risposta a quelle domande? Sarei morta se non l’avessi scoperto presto. Era l’unica cosa che mi importava. Dipendeva tutto da quello.
Abha Dawesar, Babyji, 2005

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cafe sacher, katz’s delicatessen

segreto

"Uno dei benefici dell'amicizia è di sapere a chi confidare un segreto"

Alessandro Manzoni [Baci Perugina, n. 60]

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caffè florian

but a joke

in francese: Merde
in inglese: There must be some way out of here, said the joker to the thief*
in tedesco: Immer geradeaus

*taken from: Bob Dylan, All along the watchtower

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mercoledì, 25 aprile 2007

caffè florian

do not disturb

Temporarily out of order. Please call again.

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кафе литературнoе

dans le metro

- Arrivederci, signore, - dice Zazie, affatto assente. Jeanne Lalochère la fa salire nello scompartimento.
- Allora, ti sei divertita?
- Così
- L'hai visto, il metrò?
- No.
- E allora, che cosa hai fatto?
- Sono invecchiata.

Raymond Queneau, Zazie nel metrò, 1959

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lunedì, 23 aprile 2007

caffè florian

do not disturb

See ya'll later.

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bar bianco, caffè florian

lifting

"Sei simpatica!"
"Grazie! Anche tu sei simpatico"
"Anche papà è simpatico, anche Carola è simpatica. Siamo tutti simpatici"

---

"Come sei brava a fare queste pappe!"

---

"Sei bellissima quando ti fai la coda"

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bar bianco

mind the step

Ci vorrà ancora un po' per smettere, penso.

Automaticamente, controllo, sto attenta, proteggo.
Di fronte a un rumore improvviso e violento.
Se l'acqua della doccia è troppo calda.
Se un profumo è troppo forte su di me.
Se ho voglia di arrabbiarmi.
Se non sono sicura della bontà di quello che mangio.
Se ho voglia di pump up the volume.

Sono svuotata.
Lei è nel mondo fuori.
Cambiato il baricentro, cambiato il sistema di riferimento, devono cambiare i controlli.

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domenica, 22 aprile 2007

caravan cafe

bagno

Mentre c'è chi deve rubare i minuti al resto per infilarsi sotto la doccia o fare il bagnetto a una neonata o dare una strigliata a un treenne, c'è chi fa di meglio (?): un bagno gratis in centro a Roma o due bracciate con un elefante. Ma, dico, avete mai provato, ad esempio, a entrare in mare a cavallo di un quadrupede? E' sufficiente far passeggiare un cavallo con le zampe appena nel mare, lasciate spazio all'immaginazione e saprete che è meglio stare sopra una sella. Nuotare insieme a un elefante? No grazie.

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bar bianco, café de la paix, caffè florian

perfezione

Qualche giorno fa, avrei scritto una cosa così.

Una mattina perfettamente luminosa, un salotto calmo perfettamente luminoso. Sarà la febbre latente, sarà il dolore latente, sarà il sonno latente: è un silenzio personale, condiviso indiviso tra una bimba grande e una donna minuscola; un silenzio perfetto, nervi muti, calma fisica. Lei assorbe energia, io assorbo parole. Non ci manca niente, in questo momento, calmo e perfettamente luminoso, infinito per quanto durerà.

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mercoledì, 18 aprile 2007

caffè florian

this is the end (?)

Lei era, quasi in principio di tutto questo mio tempo, sempre insieme a me, io a lei. Respiravamo la stessa aria. Non l'abbiamo scelto noi; era così, sembrava impossibile potesse mai essere diversamente. Eppure già allora, in principio di tutto questo mio tempo, eravamo zenit e nadir: cromaticamente, nel calendario, e talmente siamesi da indurre un dolce e sapiente animo lombardo a volerci dividere e mandarci virtualmente una a Bergamo, l'altra a Como. Alla fine, in Lombardia siamo entrambe - credo. E, davvero, a poli opposti anche se quali non so, anche se ci siamo sfiorate, in via O.2 e magari ci siamo sfiorate forse troppe altre volte, forse in aeroporto, forse incrociandoci nei cieli, tra continenti opposti, in direzioni opposte. Non condividere le destinazioni non è un impedimento, no? Non lo sarebbe se la parola insieme contasse. Non lo sarebbe se quel suono del telefono si interrompesse, sostituito da una voce. Non so che pensare, non so perché sono ancora qui a piangerne, immagino stupidamente. E' che io ci credevo, ci ho creduto, continuo, stoltamente, a crederci, in un angolo irraggiungibile del mio cuore (no, non della mia testa). Sembrava impossibile, e chissà dov'è, probabilmente a quindici chilometri da qui. Eppure sembrava tutto così perfetto, esattamente tre anni e un paio di mesi fa, esattamente con me imperfetta come ora con un perfetto bambolotto in braccio come ora. Sembrava dovesse potesse ricominciare tutto.
Nessuno è troppo impegnato, sai? Nessuno è troppo impegnato, se la parola insieme conta. E forse aveva ragione, quasi trent'anni fa, quella voce dolce e sapiente, lombarda e pacata, forte e indiscutibile quanto debole fisicamente: una a Bergamo, l'altra a Como. La luna di trent'anni fa è già da tempo tramontata, e sono morti quelli di trent'anni fa.

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cafe sacher

kisses

Quote:
"
L'amicizia reca grande felicità con piccoli gesti".
Anonimo

Quote:
"Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia".
F. Rochefoucauld

(Baci Perugina)

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martedì, 17 aprile 2007

кафе литературнoе

di norma

Juliet sapeva che, agli occhi di molti, poteva anche apparire come un tipo strano e solitario - e qualche volta lei stessa pensava di esserlo. Ma le era anche capitato, non di rado nella vita, di sentirsi circondata da persone desiderose di prosciugarle l'attenzione e il tempo e l'anima.  E, di norma, lasciava fare.
Sii disponibile, sii gentile (specie se non vai per la maggiore): ecco la lezione che si impara in un piccolo centro, nonché in un collegio femminile. Mostrati accomodante con chiunque si metta in testa di succhiare ogni tua energia, anche se non sa nemmeno chi sei.

Alice Munro, In fuga, Fatalità, 2004

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domenica, 15 aprile 2007

кафе литературнoе

over Bourbon Street

Le tende del soggiorno erano state tolte per essere mandate a lavare. Dai vetri della finestra si intravedeva una luna opaca fra le nuvole scure, una striscia nera, una bianca, come una maschera teatrale dall'aria feroce. A poco a poco la luna emergeva da dentro le nubi, un raggio luminoso che veniva fuori da un fondo di nembi neri, come occhi che brillavano dietro la maschera. Il cielo era di un blu scurissimo, come una grotta senza fondo.

---

Stasera la luna è più bella che mai, alta e completamente rotonda, non c'è una nuvola per diecimila li, è come un sole bianco su di un cielo di lacca nera. Ombre bluastre sulla volta del baldacchino, e anche i suoi piedi sono immersi in quell'ombra mortale.
Volendo agganciare le tende del letto, Zhishou tirò fuori una mano per cercare a tentoni l'uncino. E rimase così, con la mano aggrappata al gancio di ottone, il viso nascosto sulla spalla senza poter fare altro se non mettersi sonoramente a singhiozzare. Le tende ricaddero giù. Lei era sola nel buio del letto e, presa dal panico, si diede da fare per rimetterle di nuovo su. Fuori dalla finestra c'era ancora quella luna bizzarra che faceva rizzare i capelli, un piccolo sole bianco scintillante in un cielo di lacca nera.

---

La luna di trent'anni fa è già da tempo tramontata, e sono morti quelli di trent'anni fa, ma le storie di trent'anni fa non sono finite, e non possono finire.
Shanghai, ottobre 1943

Zhang Ailing, La storia del giogo d'oro, 1943

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sabato, 14 aprile 2007

bar bianco, caffè florian

blurred

Assaporo istintivamente il tuo profumo così, credo, come tu cerchi il mio. Ti giri, mi cerchi mi vuoi.

Eravamo noi due, sempre, nel buio illuminato dai fari, tanti, in file ordinate. Non era molto tempo fa, era un'epoca diversa. Non avevi bisogno di vedere, guidavo io, matrioska. Anch'io, in fila, ordinatamente, un semaforo dopo l'altro, un'accelerazione, una frenata, un cambio di corsia, sì, sempre in sorpasso, lo sono sempre, troppo. Non dovrei, me lo dice anche tuo fratello: vai troppo veloce. Avrei dovuto fermarmi prima forse? Avrei dovuto rallentare e fermarmi e pensare? Non so, è superato anche questo. Lo abbiamo superato, le luci colorate erano sfumate mentre passavamo, in quel buio di città, tu e io e io guidavo. Lo sono ora, sfumate, nel ricordo, erano luci allegre, credo, vive, certamente, intorno a noi, a quei singhiozzi, infiniti, infiniti, che non riuscivano a non uscire, che non riuscivano a fermarsi, che superavano l'orlo, traboccavano, inondavano le luci, allegre, credo, vive, certamente. Troppo veloci per poterli fermare, troppo veloce io, per fermarmi a fermarli.

E' tutto lento, ora, la fretta è tua nel pretendere, la fretta è mia nel rincorrere il tempo per fare le cose da fare. E' tutto lento ora, mentre ti prendi i miei tempi e io mi adeguo ai tuoi e aspetto, ti guardo, ti ascolto, ti annuso, ti sento quando fai quello che vuoi e devi e aspetto e aspetto e a volte guardandoti ascoltandoti annusandoti sentendoti mi rendo conto, davvero, di quanto sei piccola. Ed è commovente, quanto sei piccola. Sono altri, nuovi, ulteriori sentimenti che traboccano, si sommano e traboccano e si riversano in quest'aria troppo secca.

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bar bianco

insieme

E' un dolore, un dolore tremendo improvviso, atteso e tremendo. Si aggrappa, lei, a volte, la sua mano stringe forte un mio dito, lenisce il mio dolore. Mi risucchia l'anima, aspetta e respira sospira, sospiro.

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bar bianco

faces, o della tartaruga

Com'è difficile descrivere visioni, sensazioni di completo.
La pienezza è soddisfazione: soddisfazione di esigenze primarie, la soddisfazione, contemporanea, di fame, sete, desiderio di calore, desiderio di profumo e sapore noto, desiderio di essere vicino a rumori voci noti. Inizia, dopo lunghi e lunghi sorsi, con un sorriso, un sorriso improvviso e pieno e rapidissimo e subito finito, perché i muscoli del sorriso non sono ancora abituati. Si abituano, un po' alla volta, si allenano alla soddisfazione per brevissimi istanti, solo quando la soddisfazione è davvero raggiunta. Quel sorriso è sdentato, pieno, improvviso intorno alla sua fonte. Scompare altrettanto rapidamente, insieme a tutta la sua mimica, e l'espressione si trasforma, di qui in poi, continuamente, in un sonno r.e.m. improvviso che impone, ancora e ancora, moti ed espressioni di ogni tipo. Corrucciata poi triste, il sospiro a singhiozzi, la bocca all'ingiù; scivolano poi in alto, si inarcano le sopracciglia, si socchiudono gli occhi, se ne vedono i sogni. Si riappesantiscono, improvvise, le palpebre, stanche, insolitamente rugose; gli occhi blu immaturi guardano attraverso il sogno, di sotto quella pesantezza. E' uno sguardo antico che si spegne subito, come quel sorriso.

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кафе литературнoе

un soffio

Clarissa aveva il cuore puro, ecco cos'era. Peter avrebbe pensato che era una sentimentale. Era vero. Perché alla fine era arrivata a pensare che quello che si sente è l'unica cosa che valeva la pena di dire. L'intelligenza era una sciocchezza. Si deve dire soltanto ciò che si sente.
"Ma io non so," disse Peter Walsh, "quello che sento".

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[...] perché, ammise, non sapeva nulla di loro, erano congetture solo sue, come capita, perché - che cosa si conosce della gente, anche della gente con cui si vive tutti i giorni? Aveva letto una commedia meravigliosa dove c'era un uomo che scriveva sui muri della prigione; e lei aveva capito che era così la vita - si scrive sui muri della prigione. Disperando delle relazioni umane (la gente è così difficile!), spesso se ne andava in giardino, e dai fiori le veniva una pace che non le davano né gli uomini né le donne.

Virginia Wolf, La signora Dalloway, 1925

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martedì, 10 aprile 2007

bar bianco

(im)possibile

Comincia con un equilibrio, perfettamente instabile, un equilibrio fatto di mosse e contromosse, di azioni preventive e coincidenze che aiutano una relazione: è la relazione con il treenne, complessa, continua, discontinua, fatta di intepretazione e scambio, di imposizione e accettazione. Un equilibrio, insomma, appunto, perfettamente instabile. A quel punto, pensi, tra prove di forza e di amore reciproche, non ci può essere altro, non ci può nemmeno stare. Nonostante, in mezzo, tra te e il treenne, si frapponga una pancia, sempre più grossa, sempre più visibile e ingombrante. Dici: non è possibile.

Poi, sei finalmente sola, anzi: sole, tu e la pancia, da sopra e allo specchio, il punto di vista è il medesimo. Si muove, è dentro, è calore, tensione, spinte, sottili fioretti che si infilano in terminazioni nervose imprevedibili. Dici: sarà, verrà, chissà com'è, chissà che fa. Scopri, man mano, cosa è dove, la insegui, la cerchi, temi gli spostamenti, piangi, piangi per paura che non sia tutto come vorresti e poi sorridi, sorridi perché comunque sarà e c'è chi ti aiuta a pensare che sarà così e sarà. Da sola, da sole, ti muovi, si muove, ti sveglia, ti svegli, dorme, dormi.

Arriva, sta arrivando, è qui, è arrivata, bruciante umida appiccicosa profumata di bianco e dolce. E' sopra, non è più dentro, è sopra e vi insegnate, vi imparate. Lui, il cinquanta, la ics, l'altra metà di quel giorno e di questo e di tanti altri belli e brutti, taglia. Gli dicono: taglia. E adesso è davvero sopra, fuori, non dentro. Definitivamente. Poche cose, ancora, poco dolorose, ormai, ancora da fare. Il dolore è in mezzo al cuore, ora, sotto a questo nuovo peso, fuori, sul petto, in braccio. Il confine di un'emozione forte è intorno a un dolore, alla nostalgia del prima e del poi, alla paura alla certezza che finisca il momento perfetto e mentre lo pensi è già finito e ne devi affrontare un altro, forse altrettanto perfetto, forse no. Saranno uno dopo l'altro, d'ora in poi. Uno dopo l'altro, nella bellezza, nella stanchezza, nel timore, nella certezza, nella protezione da tutto il resto. Tutto, ora, è felicemente dolorosamente possibile.

Pare, ora, che non ci sia altro. Arriva, ora, sta arrivando chi c'era già prima: il treenne, già fonte di emozioni, imposizioni, azioni, reazioni, relazioni, strappi. E' uno strappo vederlo - chi è? com'è grande. è cresciuto. ha le mani grandi. cosa gli avete messo. gli avete dato...?
E' uno strappo vederlo, e un'unione del vecchio e del nuovo mondo. Le si avvicina sorridendo, è il ponte, quel sorriso. La guarda, sorride, dice cose deliziose che solo un cuore bimbo sa dire. Com'è piccola, che mani piccole, che pollicino, che capelli lunghi, che orecchiette, che bocca piccola. Non cerca somiglianze, non vede altro. Vede solo lei, perché è vero: c'è solo lei da guardare, gli altri c'erano già e nulla di loro è rilevante.

Eppure io sono qui per lei, ora. Eppure lui è lì, è qui, mi vuole, ora. Ed è così piccola, guardatela, è così piccola. Eppure lui, forse, ora, è più debole. Chi ha già vissuto tutto questo dice: ricordati di lui; e anche di lui, il cinquanta, la ics, l'altra metà di quel giorno e di questo e di tanti altri belli e brutti. Lo farò, ci proverò, lo farò. Forse qualcuno si ricorderà anche di me, è possibile.

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