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visitato *loading* volte
hard rock cafe, katz’s delicatessen
Quand tu es près de moi
Cette chambre n'a plus de parois
Mais des arbres oui, des arbres infinis
Et quand tu es tellement près de moi
C'est comme si ce plafond-là
Il n'existait plus, je vois le ciel penché sur nous... qui restons ainsi
Abandonnés tout comme si
Il n'y avait plus rien, non plus rien d'autre au monde
J'entends l'harmonica... mais on dirait un orgue
Qui chante pour toi et pour moi
Là-haut dans le ciel infini
Et pour toi, et pour moi
Gino Paoli, Il Cielo in Una Stanza
Carla Bruni, Le Ciel Dans une Chambre
Le ciglia emergono dritte, scostanti, dagli occhi un po' gonfi, serrati intorno ai suoi sogni. Dentro a un bimbo che dorme si chiude il mistero del suo pallore, così mortale da ricordarne il burrascoso improvviso inizio di vita. Prima, così come ora appena si muove il suo alito, il mondo non esisteva.
Settenne, sedile posteriore di cinquecento beige decapottabile, passando sotto il sole estivo davanti al monumento alla libertà: "Io invece non mi sposerò mai"
Settenne, sedile posteriore di cinquecento beige decapottabile, passando sotto il sole estivo davanti al monumento alla libertà: "e da grande farò la pittrice"
Settenne, sedile posteriore di cinquecento beige decapottabile, passando sotto il sole estivo davanti al monumento alla libertà: "e avrò la vespa, mica il ciao, che se cadi ti sbucci"
Settenne, sedile posteriore di cinquecento beige decapottabile, passando sotto il sole estivo davanti al monumento alla libertà: "e poi una porsche bianca decapottabile, un maggiolone con la carrozzeria tutta disegnata e colorata e una macchina grande dove posso dormire dietro quando faccio guidare l'autista"
кафе литературнoе
"I pinguini sono degli psicopatici"
Alex, Madagascar
кафе литературнoе
na
na-na na-naa
if any of you m*****f*****s moves...
sdrrrrrllènnnn
na-na na-na na-na nanaaa...
Dal basso di una forse cinquenne all'alto degli occhi grigio azzurri di un nonno altissimo: "Se no mi a''abbio come un leone"
Da una ventiduenne in piedi al suo papà seduto, per dire che sta per saltare al di là dell'oceano per almeno 11 mesi: "Beh, in fondo è come andare naja"
Da una diciottenne a se stessa, comoda su una sdraio dietro a un tendone bianco, sopra una terrazza con uno scorcio di mare in fondo: "Tanto non ho bisogno di andare a Milano per studiare economia. In fondo Ca' Foscari non esiste da ieri. E poi a Milano prima o poi toccherà andare comunque, quindi per ora che sia Venezia"
Da una ottenne a sua madre, che le dice che lo spaziotempo sta per cambiare definitivamente: "Ok, ci vengo, a patto di fare tutto quello che faccio qui"
Da una ottenne a sua madre, di fronte alla prospettiva di affrontare il pattinaggio a rotelle in sostituzione dell'inesistente, in tale luogo, pattinaggio su ghiaccio: "Ma questi sono pazzi, sai il male che mi faccio se cado sull'asfalto. E poi vanno lentissimi, che schifo di salti. No, farò qualcos'altro"
Dal basso di una forse quattrenne seduta all'alto degli occhi grigio azzurri di un nonno altissimo: "No, ho ragione io: se è del colore della ca'ota si chiama catacione"
Blin blon
Nota per i naviganti: quantozucchero, così come distillato dalla sottoscritta emanuelasplinder, esiste solo qui, sotto forma di splinderblog. Diffidate delle imitazioni. Il quantozucchero creato su myspace NON E' MIO. Mi complimento con la proprietaria dell'omonimo myspace per la creatività nella denominazione.
Ringrazio per la cortese attenzione e spero che tornerete presto a volare su questo blogmobile. Arrivederci.
Blin Blon
Sgranare gli occhi come lei, sbadigliare come lei, dormire come lei.
Sorridere come lei.
Di nuovo, non è facile resistere, oppormi, annullare l’urgenza di spalancare le braccia contro il vento e piegarmi, mettermi di bolina, come quel windsurf di traverso, trasparente, arrovesciare la testa indietro e lasciarmi muovere dalla fisarmonica iberica, dalla voce suadente roca e vogliosa che mi accompagna in tre quarti, lasciando impronte e impronte sulla sabbia appena velata ammorbidita da un’onda e poi da un’altra e da un’altra. Ho il calore del mio corpo addosso, l’umidità mia e del mare trasportata altrove da folate e luce calante, mi lascio assorbire da un’idea di abbandono sconsiderato incondizionato. La libero, libero quest’idea contro il vento che sbatte contro la stoffa, bianchissima.
кафе литературнoе, katz’s delicatessen
Due di loro si sono appena sedute al mio tavolo e hanno attaccato a chiacchierare di problemi scolastici, trasferimenti, provveditorati; di tanto in tanto una delle due scoppia in una risata molto volgare, ma curiosamente è proprio questa risata a renderla attraente, e ad attrarre è il suo riuscire a sopportare con tanta disinvoltura il fatto di ridere così, l’accettarlo senza farsene un problema. Anzi, come succede con la barba talebana di Jean-Claude, quella specie di richiamo animale costringe a notare le doti che gli si accompagnano: così mi accorgo della formidabile luce extranaturale sprigionata dai suoi occhi verdi, una luce che sembra avere a che fare con un’energia enorme e misteriosa, forse la stessa che alimenta quella risata e conferisce a tutto il suo essere la selvaggia sensualità dei dominatori. Non è bellezza, piuttosto una sua siderale evoluzione: il modo in cui si fa colpo in una civiltà superiore che abbia abbandonato il culto della bellezza. Finisce che non riesco a non guardarla, e quelle due o tre volte in cui lei guarda me lo sforzo di sostenere il suo sguardo produce una strana, istantanea sensazione di liquidità, come se tutte le difese si sciogliessero, l’istinto di conservazione si dissolvesse in una micidiale passività, e all’improvviso l’eventualità di esser, poniamo, disteso su un divano e divorato vivo senza opporre resistenza non fosse più così remota. E non c’è modo di distanziarsene, distrarsi, dimenticarla, perché il periodico risuonare della sua risata viene a riprenderti ovunque tu tu sia rifugiato, e la percezione dei suoi superpoteri riparte daccapo.
Sandro Veronesi, Caos Calmo, 2005
bar bianco, кафе литературнoе
- Non ve ne rendete neanche conto, vero? – ha continuato – Eppure lo fate tutti, e tutti insieme, come se obbediste a una legge del cazzo. Ma me lo vuoi dire dove sta scritto che quando un bambino compie quattro anni la gente deve smettere di sorridergli? Allora non sorridetegli nemmeno prima, dico io. Nemmeno quando è in carrozzina, cazzo. Tu ti fai un culo così, stai dietro al tuo bambino giorno e notte, ti sacrifichi, lo curi, e non è che chiedi in cambio qualcosa, lo fai e basta. Poi esci, lo porti dal dottore, lo porti all’asilo, lo vai a riprendere, te lo porti dietro al supermercato, e tutti quelli che incontri, tutti, anche i turisti del cazzo, quando t’incontrano con lui ti sorridono. Sorridono a lui, per via di lui, ma sorridono anche a te, sorridono a quello che siete insieme,. È bello, sai, ed è anche giusto, sì, è giusto sorridere a una mamma che va in giro con il suo bambino. Tutti fanno la cosa giusta, insomma, e tu tu ci abitui, mi spiego? Quei sorrisi sono energia che ti viene messa a disposizione, e tu ti abitui a disporne, cominci a pensare che, per quanto sia incasinata la tua vita, quando sei con lui ci sono dei gran sorrisi per te, là fuori, c’è energia, e questo ti tranquillizza. La gente vi sorride, almeno questo. Poi, però, di colpo, da un giorno all’altro, smettete: è successo con Giovanni, quando aveva quattro anni, e io ci sono rimasta malissimo. Andavo nei negozi, giravo per strada, venivo a trovare voi, e nessuno mi sorrideva più. Cos’è, volevo chiedervi, è troppo grande? A quattro anni? Cos’è, non vi piace, più? Cosa c’è che non va? Perché cazzo non sorridete più?
Sandro Veronesi, Caos Calmo, 2005
Tre anni dopo, una nuova corsa, il respiro ritmico, di nuovo. Ricomincio da qui, un'altra volta. Ricomincio con una corsa, un ritmo. Le onde si frangono al mio fianco, poderose oggi. Ho il vento alle spalle, ora, gli correrò contro al ritorno. L'aria è mare e salso, è silenzio e rumore, è dentro e fuori me. Ne avevo bisogno, così come avevo bisogno di questa musica fuori del mio tempo nelle orecchie, uno due tre quattro i miei piedi, e diverso, così diverso il ritmo delle orecchie. Sono in gran forma, ho fatto una cosa che non riesco facilmente a fare senza allenamento. Sarà il diverso tempo nelle orecchie, saranno le parole nelle orecchie, sarà l'aria a favore, sarà che sono forte, davvero forte. Davvero debole, ma lo sanno tutti che potrei combattere un gorilla a mani nude, per quella minuscola creatura che si sta facendo strada nel mio mondo, due mesi e sedici giorni. Davvero forte, ho bisogno di me, ho bisogno di attenzione, ho bisogno di tutto quello di cui ho bisogno. Ho bisogno di trovare il mio egoismo, ho bisogno di fare cose per me, ho bisogno di tempo per me, come prima, quando mi sono appisolata cinque, credo, minuti sotto il sole. Come ora, che corro, corro anche se ho smesso qualche ora fa e il sole è calato e il silenzio pure, in questo appartamento. Ho bisogno di egoismo, perché - dove l'ho scritto, forse qualcuno davvero mi ascolta quando lo scrivo? - senza egoismo non si va da nessuna parte. Di solo altruismo non si vive. Ho bisogno di respirare la mia aria, di sentirmi mia e di sentire che altri mi sentono esattamente così. Se non è così respirerò da sola, io contro i gorilla, finché non cambieranno le cose.
Ho una lista di cose di traverso. Sto solo trascrivendo pensieri già appoggiati altrove, in un luogo della mia mente quadrato e perfetto, forse inesistente. Ho una lista di cose di traverso, piantate lì, che non vanno giù. In parte le ignoro così come le ho ignorate finora, in parte sto cercando di ignorarle. In parte ho bisogno di affrontarle. In parte non voglio affrontarle perché mi fanno un male cane, ancora. Da un tempo immemorabile: giorni o mesi o anni non importa. Mi fanno un male cane perché me ne hanno fatto e le ho insabbiate, così come mi si insabbiano i piedi quando corro sulla spiaggia. Invece oggi il vento mi è a favore, la marea è bassa e corro, splendidamente, sui miei pensieri galleggiando su una sabbia immobile, su un cemento che mi sostiene, mentre cerco la tangente delle onde che avanzano, continuamente. Mi sommergeranno, quelle onde, ancora e ancora, in sogno e nella realtà, ma ora galleggio.
Lo so, il sole è tramontato dietro i brutti palazzi di una spiaggia anni sessanta sulle rive di un mare semichiuso e sabbioso. Eppure questo mare è bellissimo, in tempesta ancora, sotto un vento uguale a tutti gli altri venti, e oggi, di nuovo, corro, e corro pure tanto, senza sforzo, a lungo senza nemmeno dover controllare il respiro.
Del resto, non ho voglia di scrivere
кафе литературнoе
Ai primi di agosto dello scorso anno ho comprato un paio di magliette ultrafresche in ultraliquidazione in una qualunque ultracatena mondiale.
Una dice: "Take me anywhere".
L'altra dice: "Everybody wants something sometimes with someone".
A fine agosto, in un luogo turistico d'estremo oriente, ho comprato a L. un piccolo asciugamano giallo - beh, giallo è il mio colore, non il suo - con Winnie e Pimpi. Dice: "Spring is so colorful. Spring is bursting with color".
bar bianco, кафе литературнoе
Sic et simpliciter, 3 anni e quasi 5 mesi concentrati in queste parole, ieri sera:
"Mamma, non sarei niente senza di te".
"...!!"
"E sono pieno di te, anche"
"...!!"
bar bianco, кафе литературнoе
Da dentro la piscina gonfiabile a forma di rana: "E' molto divertente andare in piscina, ma è più divertente quando mi leggi i libri".
Non l'ho programmato io, credetemi.
Mamma... sai che sei bellissima?
Mamma... sai che sei bravissima?
Mamma... sai che sei molto brava a preparare queste pappe?
Mamma... sai che sei molto simpatica?
Mamma... sai che sei bellissima e molto elegante?
Ecco: non ci crederà nessuno, ma non ho né istruito né pagato. Si tratta di un'autonoma forma di ruffianesimo o dolcezza assoluta, fate voi.
katz’s delicatessen, caffè florian
Devo aver sbagliato qualche mossa, non so quale, forse tutte tranne un paio e quelle che vi hanno condotto. Ho in mano un vicolo e, credo, l'acqua potabile. Ho i capelli lunghi, credo più lunghi di mai, ho i capelli di un gran bel colore, il solito colore di sempre, il mio. Il profumo è più caldo, intenso. I colori più contrastati e violenti. Bisognerebbe passare di nuovo dal via, prendere le ventimila e ricominciare, da via accademia. E' che prima si deve sopravvivere a parco della vittoria, e io di vittorie non ne ho mai viste, nemmeno in albergo. Quel che è certo che da quando mi hanno spezzato una clavicola devo dare un filo di tempo in più alla sinistra per procedere con le attività che tanto bene vengono alla destra. Asincrona.