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giovedì, 30 agosto 2007

bar bianco, katz’s delicatessen, caffè florian

30-8

E' il trentaagosto, anzi, tra un po' finisce anche lui. Uno dopo l'altro. Lei ha sonno, è distrutta,  ma ha ancora il coraggio di sorridere. Cresce, e per fortuna sorride, senza ritegno e spontaneamente, senza falsità o inganni, senza secondi fini. Non sa nemmeno quanto bene le posso volere, mentre mi pianta gli occhi addosso e mi sorride e mi studia e cerca di capire cosa c'è in me e cosa succede in lei e di nuovo, un ditino all'angolo della bocca, una manina cerca un piedino, e poi di nuovo, con i movimenti rallentati di chi ancora sta studiando e non ha fretta di arrivare alla conclusione, incrocia le due manine, sempre guardandomi, sempre sorridendomi.

Non può avere idea di quanto le voglia bene, mentre allunga la manina verso la testa del suo fratellino, che si sta lavando i denti. Lui ormai è oltre, sa anche sorridere per finta, qualcuno - qualcuno - mi ha detto quanto è falso. Falso, capisci. Falso. Ha uno scopo, ovvio, quello di farsi vedere, quello di attirare l'attenzione, quello di attirarsi i complimenti e l'amore di chi gli sta vicino. Falso. Falso. Le parole vanno cercate, non buttate lì a caso. Falso, - qualcuno - mi ha detto. Falso.

Anche lei sarà così e tante altre cose, diverse in peggio e in meglio, e chi può giudicare cosa sia meglio o peggio. Io sono qui, mentre lei mi è addosso, che cerca la bocca con l'alluce e l'alluce con la bocca. Vorrei che sempre, la sua preoccupazione maggiore nella vita fosse un nuovo dentino che cresce. E ride, sai, non sai quanto ride. Non lo fa quando è con estranei, non chiacchiera nemmeno molto. E' troppo impegnata a studiare, capire, fare altro. Con me è tutto quello che può essere e ride, chiacchiera, gorgheggia, gracchia, lecca pollice e allluce insieme. E' per questo, no, che ci sono le mamme. Credo.

Forse è un nuovo temporale, quello che si avvicina. Come stamattina. Buffo, non ci pensavo. Lei lo conosce da sempre, il ticchettio delle mie dita sulla tastiera. Da sempre. Non il rumore di dita sulla tastiera. Il ritmo delle mie dita sulla tastiera. Talmente veloce da non essere nemmeno un ritmo, in fondo. In fondo. In fondo c'è il vuoto, il nulla, il silenzio. Un silenzio indotto, un nulla precipitato, una sabbia mobile in cui sprofondo senza accorgermene, perché continuavo a convincermi di camminare su solida roccia. La solida roccia è una roccia amica, ma è tutto quello che sembra: una roccia amica. L'ho sentita di nuovo, oggi: I've got too much life running through my veins, going to waste. Molto pop, molto efficace. Ok, andiamo a dormire, magari, magari ci riusciamo. Falso. Trentaagosto.

Postato da: emanuelasplinder a 23:03 | link | commenti (1) |

mercoledì, 29 agosto 2007

кафе литературнoе, katz’s delicatessen

I saw myself in you

Ed ecco la risposta:

E: How did you know? How did you know I'd respond to you the way I have?
J: I saw myself in you

---

Keeping on going, ovvero: on the side:

J: You work and you work and you work. You meet with people you don't like, that you don't know, that you don't even want to know. And you try to sell them things and they try to sell you things, you go home, you listen to the wife nag and the kids bitch. You turn off the T.V., you wake up the next day and you do it all over again. But I'll tell you, the only thing that keeps me going is this chick. I've got this incredible chick on the side you see, and she is so hot, I can hardly believe it. She's got one of those heart-shaped asses. Have you ever had a chick with a heart-shaped ass?

Tratto da: 9 1/2 weeks, 1986
Perché trovo scorretto che se ne parli alla radio mentre io guido

Postato da: emanuelasplinder a 22:35 | link | commenti |

martedì, 28 agosto 2007

кафе литературнoе, katz’s delicatessen

how did you know

Ne parlavano prima alla radio.

Postato da: emanuelasplinder a 23:01 | link | commenti |

bar bianco, кафе литературнoе

it's a *

It's a *.
It's a little *, with scrunched-up petal lips and a tuft of dark hair and hands in tiny fists, up by h* ears. All that time, that's who was in there. And it's weird, but the minute I saw h* I just thought: It's you. Of course it is.

Sophie Kinsella, Shopaholic & Baby, 2007

* Per sapere se it's a boy o it's a girl, dovete leggerlo.

Postato da: emanuelasplinder a 22:48 | link | commenti (1) |

domenica, 26 agosto 2007

centocinquanta dollari

Suona il telefono, o il locale chiude o sta male qualcuno o l'arrivo interrompe qualcosa, un sogno, un'azione. Un ruolo di rottura, quello di Tom C.

If I fall in love, it will be forever. Un ballo sontuoso, luci ovunque, abiti demodé. Stupendo, infilarsi nell'abito di Nicole K., per una notte. Perdere la scarpina, magari. Calarsi in quell'abbandono sfinito, svagato, sbadato, e ridere, ridere di niente, senza sentirsi scema o in colpa.

Strangers in the night, ballano, tutti ballano con tutti, indipendentemente, in silenzio, senza sapere chi è chi.

Blu, fresco e silenzioso, il blu della normalità, di chi non sa e rimane fuori della luce rossastra. Wide shut, wide shut.

Postato da: emanuelasplinder a 23:50 | link | commenti (1) |

кафе литературнoе

il senso del possesso

Nella sua vita non c'erano che dolcezze.
Fra tutte, la più squisita era forse quella di contemplare la signora Dambreuse nel suo salotto, in mezzo a un circolo di persone. La perfetta castigatezza dei suoi modi lo faceva pensare ad atteggiamenti ben diversi; se conversava con tono distaccato, gli tornavano in mente i balbettii amorosi; si compiaceva di tutti gli omaggi rivolti alla sua virtù come di un riconoscimento rivolto a lui; e qualche volta gli veniva voglia di gradare: "Ma io la conosco meglio di tutti voi! E' mia!"

Gustave Flaubert, L'educazione sentimentale, 1845

Postato da: emanuelasplinder a 16:46 | link | commenti |

caravan cafe

vuoto cosmico

Avanti e avanti, nel passato: l'occhio sovrumano scava nella vastità e trova il vuoto, segno oscuro di un universo infante, del gelido silenzio primordiale.

Postato da: emanuelasplinder a 13:08 | link | commenti |

bar bianco, katz’s delicatessen, caffè florian

trattamento di bellezza

E' sufficiente camminare dietro a una persona molto bella per vivere sorrisi e sguardi e commenti rivolti a lei. E' bella, bella in modo suo e speciale, bella con i suoi difetti e gli occhi enormi, di un colore di cielo d'autunno, un cielo meditabondo e pensieroso, e la fronte a volte corrucciata dietro a un pensiero, un sentiero di apprendimento, uno sguardo rivolto al nuovo, non ancora compreso, non ancora fatto suo. Imparo, imparo molto seguendone i gesti e l'attenzione. Guadagno attraverso la sua bellezza indiscutibile fresca e morbida, guadagno attraverso i colori che la circondano e la avvolgono, guadagno un mare, un mare di sensazioni e di compagnia. Fammi compagnia, stai con me. Me lo dice lei, a volte o spesso, lei che sta così bene sola quando è sola, lei che odia stare sola quando vuole compagnia. Stai con me, fammi compagnia e regalami un po' di quella tua bellezza fresca e morbida, delle novità che riempiono i tuoi pensieri, i sorrisi spiegati e gorgheggianti, sereni di te, di te attraverso me, di te. Solo di te. Io sono meno sola con te. Riempio il mio tempo e lo spazio del mio sentimento, riempio il mio vuoto così vuoto, e voglio, improvvisamente, ed è uno scoppio, lo scoppio di una bomba finora inesplosa, voglio essere rimanere diventare sentirmi quello che sono: femmina. L'ho imparato aspettando, l'ho imparato guardando, l'ho imparato ascoltando, l'ho imparato leggendo, l'ho imparato capendo: il maschile che dimostro è la barriera, una difesa, un attacco per difesa, un modo di controllare, il modo per accertarmi che il femminile di me e delle mie azioni non sia - mai - usato per danneggiarmi, usarmi, denigrarmi, togliere valore a quanto faccio penso dico. Buffo, mi viene in mente un ambiente universitario, una bella città, una tarda mattina d'estate, un sacco di carta, un avvocato e docente, un suo commento a qualcosa che non ricordo: tanto lei è donna. Mi viene in mente il mio sguardo, se uno sguardo uccidesse l'avrei disintegrato, e invece no, perché tanto io sono donna ma soprattutto sono educata e delle gerarchie ho rispetto prima che delle persone, e allora ho taciuto, mi sono alzata e sono uscita, ho attraversato la biblioteca antica zeppa e traboccante di diritto e giurisprudenza, ho calpestato i mosaici ondeggianti per il tempo, ho sentito rimbombare il legno marcio del pavimento, sono uscita, lasciando quelle porte aperte, lasciando la bibliotecaria a metà di quel saluto. E ho aspettato che tornasse, mesi dopo, la persona che quell'avvocato e docente sostituiva: una donna, la titolare della cattedra, ma soprattutto donna, in maternità. Ecco, ho sbagliato tante cose, forse più di quelle che ricordo, finora ho sbagliato tante cose. Ricomincio da qui, riconoscendo che sono femmina, volendo esserlo fino in fondo. E sì, sarò ancora maschile nel mondo dei maschi, ma nel mondo che conta voglio essere femmina, forte e debole, silenziosa e inarrestabile, sincera e incomprensibile, maliziosa e irreprensibile, e molte, moltissime altre cose. Excessive. Come quei tuoi splendidi perfetti occhi di cielo d'autunno, ricolmi di gocce, piccole bolle di un'iride cangiante.

Postato da: emanuelasplinder a 00:44 | link | commenti (1) |

sabato, 25 agosto 2007

hard rock cafe, caffè florian

implosione - communication breakdown

il pc funziona
una password non funziona
il wireless non funziona
non trovo bd2, dev'essere andato perso nel trasloco
la to do list è infinita
lo stenditoio è pieno
la to do list è infinita
la mia testa trabocca
tutto è uguale a prima
sono abbronzata
sono dimagrita
sono ingrassata
sono più tonica
sono meno tonica
ora chiudo questo quadrato
chiudo questo quadrato
chiudo questo quadrato

tre
due
uno

chiuso

Postato da: emanuelasplinder a 13:40 | link | commenti |

venerdì, 17 agosto 2007

bar bianco, hard rock cafe, кафе литературнoе

losceriffoffo

Questo post meriterebbe la colonna sonora adatta:

Lo sceriffo-ffo
ha due baffi-ffi
il cappello-llo
una stella-lla
gli stivali-li
la cintura-ra
le pistole-le
ma non sa sparare
ma non sa sparare
bim bum bam!

Bene. Adesso che abbiamo stabilito la colonna sonora, ecco la storia e la storia nella storia.

Mamma e bimbo, in mezzo Topolino di metà agosto, una storia su Paperotto (ma esiste?) e le stelle cadenti. Insomma, a un certo punto, in una scena notturna, c'è questo sceriffo mezzo addormentato che, in piedi appoggiato alla sua auto, aspetta che una bionda signorina anni cinquanta country finisca di riassettare insieme a nonna Papera dopo una cena all'aperto per vedere le stelle cadenti. Roba di Ufo e cose così.
"Mamma, perché ha la stella sul cappello?" [NdR: ha anche la stella sulla camicia e sull'auto, ma questo non rileva]
"Perché è lo sceriffo, che è un poliziotto americano [NB: dimenticavo che lui lo sceriffo lo conosce per via della canzone]"
"Ah, sì. Ha la stellina sul cappello blu perché è notte. [Pausa]. Di giorno ha il sole sul cappello azzurro"

Ma non sa sparare, bim bum baaaammmmm!!

Postato da: emanuelasplinder a 23:23 | link | commenti |

lunedì, 06 agosto 2007

hard rock cafe, fashion cafe

autunno/inverno

Ero andata per un paio di stivali e sono uscita con un cappottino. Niente è prevedibile, in fondo, nemmeno le canzoni nello stereo del negozio.

Come and hold my hand
I want to contact the living
Not sure I understand
This role I’ve been given

I sit and talk to God
And he just laughs at my plans
My head speaks a language
I don’t understand

I just want to feel real love
In the home that I live in
'Cause I got too much life
Running through my veins
Going to waste

I don’t want to die
But I ain’t keen on living either
Before I fall in love
I’m preparing to leave her
I scare myself to death
That’s why I keep on running
Before I've arrived
I can see myself coming

I just want to feel real love
In the home that I live in
There’s a hole in my soul
Can’t you see it in my face
Of real disgrace
I need to feel real love
And a life ever after
I feel like givin' up

I just want to feel real love
In the home that I live in
I got too much love
Running through my veins
Going to waste

I just want to feel real love
In a life ever after
There’s a hole in my soul
Can’t you see it in my face
It’s a real disgrace

Come and hold my hand
I want to contact the living
Not sure I understand
This role I’ve been given
Not sure I understand

Feel, Robbie Williams

Postato da: emanuelasplinder a 22:47 | link | commenti |

giovedì, 02 agosto 2007

katz’s delicatessen

drowning

Raramente più in fondo di così.

Postato da: emanuelasplinder a 17:51 | link | commenti (1) |

bar bianco

urbis et orbis

- Eh, ci fosse un vigile...
- Che tipo di vigile?
- Un vigile urbano.
- E perché rubano?

Postato da: emanuelasplinder a 17:49 | link | commenti |