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Non è un capo o una coda, forse è una sciarpa, avvolge calda e scalda, avvolge non stringe. Rosso, stavolta è rosso il colore, ogni volta un colore perché il colore unisce, conosce, riconosce, distingue, non stinge. Quindi è così, e c'è chi mi dice: sono stato un cretino, avrei potuto provare a entrare anch'io, come il mio amico fotografo. Meglio così, stai dove stai, il tuo amico fotografo forse ce la fa, entra, forse è già entrato, in quel clima caldoumidoappiccicoso, dove il rosso non è il rosso che si indossa in centro a Milano - questa volta il colore di moda è il rosso - nella settimana della moda ed è di moda la pace, non è di moda la guerra, è di moda la moda ed è pace, improvvisamente per un attimo improvviso nel cuore di chi indossa il rosso, ossessione di rosso. Un colore un colore, one world, ma non è così. Stai dove stai, meglio così, dopotutto.
katz’s delicatessen, caffè florian
E' così, come la goccia che scava, per quanto piccola e insignificante.
E' così, te ne accorgi improvvisamente, quando il buco è ormai fondo e non ne vedi il fondo, in fondo, tanto è fondo.
Sottovalutare è una brutta bestia, non affrontare per quieto vivere è l'errore del secolomillennio, lasciare lo specchio appannato è solo un modo di girarsi dall'altra parte.
Forse è per questo che, tutt'a un tratto, apprezzo con tutte le mie papille la dolcezza, l'amaro, l'aroma, la rima di questo cioccolatino, uno squallido aggregato di materia organica che rimette in piedi alcune delle cellule grigie intorpidite, congelate, di questo aggregato di materia organica. It happens, e it può essere qualunque cosa, a piacere, A rovesciata, per piacere.
Everything counts in large amounts e gliel'ho detto, alla D.: è molto bella la sua sciarpa uzbeka. Molto bella. E la luce di fondo sopra al sottofondo della mia voce ha scaldato un mattino di umidità e grigiore. E la voce in sottofondo sopra il fondo portoghese dal fondo degli altoparlanti sei dell'auto grigia e umida di nuvole cadute dal cielo ha scaldato uno sguardo attento alla città in torpore. Stufa stanca demotivata arrabbiata questa città in torpore grigiore. Felice serena irresponsabile, io con la mia bambina.
Lo scrivo per ricordarmelo, quando tutto questo tempo sarà passato, utilmente e inutilmente, e sarà comunque passato e non tornerà più, come quello che sto spendendo per scrivere queste utili e inutili parole: tra tutte le cose utili e inutili, verso le due o tre o quattro di notte o del mattino, verso fine aprile, mtv passava Nelly Furtado, Say it right.
E non va confuso con il dolce, dolcissimo profumo di una neonata che sa di mondi ignoti, non va confuso con i suoi primi sensi, non va confuso con il suo profumo dolce di quando inizia a essere dolce di tutti i suoi sorrisi, di latte, di frutta dolce, della sua vocina, dolce. Che in fondo, è l'unico perché.
кафе литературнoе
Ora ne faccio a meno. Mi stacco dai piaceri. Foglie secche che cadono dai rami.
Immagino me stesso come una bicicletta superaccessoriata. All'inizio levo gli specchietti e un po' mi dispiace. Poi levo il cambio, il sellino e tutto il resto fino ad arrivare a un telaio, due ruote e una catena. Quanto basta a definire il concetto di bicicletta.
Non è male perdere pezzi superflui. Mi domando a che cosa non potrei rinunciare, ma non so darmi una risposta.
La rinuncia può anche essere un piacere.
Un pugno di bisogni fisiologici primari, che cos'altro mi può definire? Bevo. Mangio. Dormo. Piscio. Caco. E basta.
Non parlo granché dei miei problemi. Me li tengo dentro e gli ho trovato un bel posticino, nell'ultimo e più polveroso cassetto del mio cervello.
Niccolò Ammaniti, Branchie, 1997
кафе литературнoе, katz’s delicatessen
It is only on mornings like this, the birds just out living life, that out of view, privately, briefly, you can lose your head. All alone, unwitnessed, there is no one else to believe it, the way paths cross in the sun. Love is this sudden crash in your path, quick and to the point, and nearly always it leaves someone slain on the green.
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It is not the cookies that matter, or the doughnuts suffering under the dome, or the horses in the pasture or the honey in the bear or the duffel bag that will close around us when our day in the park is over. There is only the laughing across the land as the car moves you along, on your way someplace with love in the car. It is not the things; it is the way the things are done, and Eddie and Hank fell in love in the way it is done.
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Adrian scrawled two sentences on two pieces of paper and held them up for her, lines of dialogue. They were almost the same, but Adrian spent the whole day convincing her to care about them. She would waste every day with him and his shoulders, drooping under his shirt, as he would lean down and pull her out of the tub by her beltloops. Why couldn't every moment be a copy of that? Instead, unfortunately, always, there are several ways to do everything, and this is evidently the way Allisons' story has gone [...].
Daniel Handler, Adverbs, 2006
Alza la testina d'improvviso. Ho i suoi occhi, grandi quanto li può spalancare, su di me. E' felice, la sua vocina mi canta di soddisfazione.
hard rock cafe, caffè florian
Va così, che scorri scorri e arrivi alla C e trovi una B e allora clic, entra Chet Baker, in una domenica oltre mezzogiorno, e forse non ho nemmeno molto tempo per scrivere. Entra una B come Baker, il fornaio e io ho appena fatto l'impasto dei canederli e se non ci fossero i fornai e il forno e la farina e l'acqua e il lievito non ci sarebbe tutto ciò. Non sarei arrivata alla B e prima ancora alla C. Io sono ferma alla A, una A grande come tante cose di cui ho bisogno. Si inizia da lì, spesso. Come vorrei averne una, di A, quella che piace a me, e cominciare da lì. Prima devo riavvolgere e rivedere l'alfabeto in cui navigo, partire dalle piccole zeta, dalle z, quelle più fastidiose, entrarci dentro, farmene pungere, graffiare. E' soffice, invece, soffice come dita leggere sulla tastiera, sul pianoforte, forte sul piano, piano, forte, un Chet di domenica mattina, in una mattina tarda, in cui potrei, che so, essere in una casa di La Jolla, dove tutto quello che sembra esserci è onde contro le rocce, the gap, una cheescake factory e del jazz. Potrei essere, che so, a Hiroshima, dove tutto quello che sembra esserci è il tempodopo, e quella colonna sonora, continua, ovunque, un jazz infinito in tutte le bakery e le crestine in testa anni quaranta. O potrebbe essere sera, notte, buio, fresco, e dovrei infilarmi in un pub nella periferia di Londra, un piano, un contrabbasso, sedie scomode, poco più.
'cause I was born to be blue
Sono ancora qui, tra i silenzi lasciati da computer che ronzano, una voce lontana e io che fuggo sulle sue note. Domani è lunedì, domani è lunedì e inizio da lì, da una l, buttata a caso in mezzo a un alfabeto per dire l'inizio. Era una domenica così, ma di luglio, ero oltralpe, dieci anni fa, caldo e i silenzi lasciati da un aereo tra le montagne, un paese che è così, un paese, non è tipico o caratteristico anche se vuole essere turistico. Prima di essere turistico o caratteristico, non è nemmeno tipico, un paese è così. Dialetti tedeschi grezzi e molta luce, una locanda piccola, luce di mezzogiorno sotto la pergola, giusto dietro la casa. Pochi avventori, voci tonanti, boccali di birra; un gatto passa a fianco della cameriera, aspetto il dolce, voglio tuffarmi nella crema di vaniglia che lo inonderà. Davanti a me c'è qualcuno, quel che è più strano è che non ne ricordo il nome, non ricordo molti dei nomi di chi vedevo ogni giorno, di chi ho visto quasi ogni giorno per tre mesi, di chi caricavo in macchina con me nel fine settimana per un giro di scoperte. Profumo di vaniglia, voci forti sopra il ghiaino e solidi tavoli da esterno, luce fortissima filtrata dalle foglie. Ma forse ero sola, quella domenica e dev'essere così, forse nel pomeriggio andando con l'auto ho visto un cartello grotta, non ricordo nemmeno come fosse scritto, e ho messo la freccia. Era un po' lungo il sentiero, fresco sotto il bosco, forse non ero nemmeno troppo vestita e c'era da rabbrividire dentro quella grotta dove scorreva sgorgava sbraitava tra le rocce un vortice di troppa acqua, troppa perché la terra la contenesse, incontenibile gorgo d'acqua viva.
E poi sarà di nuovo domani, un altro domani. Non sarò sola, per fortuna, sarò impegnata, avrò qualche sorriso perché sono due, i bambini sotto i quattro anni. E di nuovo qualcuno chiederà a lui se è contento di avere una sorellina così bella e dirà a me che begli occhioni che a lei e che, ma dai, ha solo cinque mesi, e ma dai, guarda come sorride. Non ne ingrasserò, ma di questo vivo, e in fondo è un gran bel vivere.
Aspetto una telefonata, aspetto una macchina, aspetto che inizi la scuola, aspetto, aspetto un sacco di cose. Essenzialmente aspetto, sono una persona di bell'aspetto e aspetto, al cospetto del dispetto dirimpetto. Vorrei una granatina al lime, un luogo vuoto un po' cupo e intimo per sentire parole, parole una in fila all'altra, una bella collana di parole, scaraventate addosso a me, una collana che mi si avvolga intorno al collo, forse stringendomi e soffocandomi, forse non sarà una collana ma una serpe che mi constricterà, ma così non voglio, e quindi sarà una collana autentica di parole in fila, astrazioni che mi faranno capire vivere sopravvivere sorridere ridere irridere deridere, perle autentiche preziose e rare, rare e preziose, perle astratte, silenzi pieni, nessun imbarazzo nel guardarmi allo specchio e vedermici dentro.
bar bianco, café de la paix, caffè florian
E' stata una giornata d'inferno. Beh, non proprio. Non d'inferno. Una giornata piuttosto piena, diciamo. Diciamo che una giornata d'inferno è ben altra cosa. Una giornata seriamente intensa, senza un briciolo di riposo mentale o fisico. Una giornata di quelle in cui butto giù a mia madre in tre secondi: tutto bene, siamo vivi, ci sentiamo domani - ciao. E lo so quanto fa male, essere liquidati così. Ma non riesco a far di meglio, è andata così, la giornata e alle nove di sera avevo ancora da cominciare tutta la serata: il rientro di L., addormentare lui e C., che pure dalle nove di stamattina aveva dormito mezz'ora. Se è permesso, a una bambina di cinque mesi e due giorni, dormire mezz'ora e continuare a chiacchierare, sorridere, parlare, sputacchiare, spernacchiare, mangiarsi i piedi, mordere qualunque entità plastica, gommosa, tessile o vivente, si presenti a tiro.
E poi sono finita lì, nel lettone, un lettone allegro nella luce allegra, un lettone che a questo serve: essere, stanotte, allegro e festoso, pieno di allegria gratuita di due bambini, di una mamma che li guarda anche lei bimba per un momento, dopo tutta questa giornata non d'inferno ma seriamente intensa, mentalmente e fisicamente. Una mamma a pancia in giù, in qualcosa di morbido e chiaro, impegnata solo a studiare, imparare, i suoi bambini.
Voglio non dimenticare gli occhioni, come li amo, gli occhioni di C., che mi guardano sorridenti, spalancati, mentre spernacchia sopra i suoi primi due dentini, fa bolle e bollicine, con la lingua in mezzo alle labbra senza ritegno, e ride, ride come una matta allungando le manine verso il mio viso, soddisfatta di sfiorarmi con quei polpastrelli minuti e solidi e vagamente appiccicosi, di graffiarmi con le sue unghiette di gattina persa nel pigiamino di pisellino. Voglio non dimenticare i suoi sguardi in cerca di L., i suoi sguardi che lo seguono e lo studiano, lo ammirano, lo prendono. E lo prendono le sue manine, quando L. si concede, si avvicina ridendo come un matto anche lui - e no, falso lo dirai a qualcun altro, non è falso - un bimbo che si diverte, semplicemente, si diverte per un momento con il suo nuovo gioco, una sorellina che lo sfiora e lo accarezza, gli prende i capelli e quasi glieli tira, una sorellina che ride quando lui le dà i bacini e che tra un poco, insieme a lui, salterà come un grillo su questo lettone, allegro.