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"Lorenzo, andiamo a dormire, dai. Su, domani devi alzarti presto, devi essere sveglio."
"Aspetta, fammi finire questo sogno."
Fernan Ozpetek, Saturno Contro
A volte pare un altro pianeta. Mangio dormo rido lavoro coccolo mi coccolano preparo scappo sposto metto pulisco un ordine sparso e cose e persone. Un altro pianeta. Lo stesso, ora raccontato da un altro punto di vista. E da un altro. E da un altro. Lo stesso pianeta un diverso pianeta. Non è nemmeno un pianeta. E' il mio sistema di riferimento, ma i sistemi di riferimento non esistono se non come assunti. Gli assunti si cambiano, euclidei o meno. Questo è rigorosamente euclideo, ormai dimostrato. Parallele parallele. Improvvisamente si apre un racconto, parole di altri fluiscono nella mia testa per caso, apro le orecchie, ascolto. Ascolto. Perché improvviso è il flusso e la direzione è la mia. Ascolto. Ascolto il diverso punto di vista e scopro che è il mio. Mi aspetto un altro punto di vista attraverso altri occhi, questo pianeta mio solo mio che scaldo raffreddo vivo muoio a ogni rotazione. Scopro invece il mio. Lo stesso, esattamente lo stesso mio punto di vista. Occhi altrui osservano questo pianeta da molto prima che io esistessi e ascolto e scopro che i colori sono quelli che descrivo io, le ombre sono quelle che descrivo io, le distanze sono quelle che descrivo io, le velocità sono quelle che descrivo io, le asincronie, i terremoti, le alluvioni, le disperazioni. Tutto già visto già vissuto già provato non da me. Scopro che sono un replay di un mondo già vissuto, già visto, già sofferto, già mandato per aria da persone e persone prima di me. La mia rivoluzione è lenta, lenta per inesperienza, lenta per incertezza del mio cammino, ma ruoto. Ruoto con tutta la mia inerzia, i satelliti che mi porto dietro e avvolgo nella mia gravità. Non conosco la destinazione, ma mi sposto lungo la mia ellisse.
Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di sentire per caso tutta la storia del mio pianeta.
M: E oggi sei stata all'asilo?
C: kì
M: E hai giocato con la Raffaella?
C: kìì
M: E c'era anche la Silvia?
C: kìì (testolina su e giù)
M: E hai giocato con le palline?
C: kìì! (ricci su e giù)
M: E sei andata fuori a giocare?
C: kì
M: E sei andata sull'altalena?
C: kììì... din don din don
M: Bello. E poi c'erano i bimbi?
C: kì
M: E hai giocato con una bimba?
C: kì
M: E come si chiama la bimba?
C: Bimm-bà!
M: Sì. E hai giocato con un bimbo?
C: kì
M: E come si chiama il bimbo?
C: Bimm-bò
M: E facciamo la nanna?
C. Nòò-o-ò!
Dipende tutto dai collegamenti neuronali, dalle sinapsi e cose così, lo so. Ma c'è qualcosa nelle manine di un bimbo, che le rende speciali. I movimenti che fanno, quello che toccanno, si anima di una scintilla. Se quelle manine si appoggiano, troppo forte o troppo piano, tirandosi dietro tutto il peso in inerzia o lievi lievi quasi per sbaglio, sussulterai. Sussulterai perché nessuno di quei movimenti sarà identico a quello che la tua mente viziata e annebbiata si aspetta. Sono manine speciali, movimenti speciali che svaniscono nell'attimo in cui crescono.
Grazie
al ragazzo nordafricano: mi hai offerto quella galatina perché tossivo
allo stagista: mi hai offerto una caramella perché tossivo
allo statistico: ci volevano proprio quei biscotti
al numero uno: ci vuole proprio un momento per dire la verità
al colpo di fortuna: ci vuole proprio un momento per guardare la verità
al colpo di sfortuna: ci vuole proprio un momento per dire quello che si pensa
al signore con la giacca bianca: mi cedi sempre il passo all'uscita
al ragazzo un po' strano: sei una certezza al ritorno
al ragazzo con gli occhiali: sei una certezza all'andata
alla lettrice di gialli: da riccia sei diventata rasta e hai cambiato genere
a olivia: so che sei sempre lì la mattina
al labrador biondo: anche se non ti vedo mi vieni in mente
al treno delle 17:33: non si sa mai se e quando partirai, e mi ricordi che tutto è incertezza
alla feltrinelli in stazione: come sentirsi a casa quando ti senti morire
al calzedonia in stazione: come fare qualcosa di utile e sentirsi un po' meglio
alla farmacia in stazione: come sapere che forse non andrà così male
al cinese dell'edicola: un genio, basta coda allo sportello
alla fornaia di via tortona: un sorriso in ogni zucchiniegrana
al salumiere corpulento della standa: no, non mangio solo quello
alla barbara del saba: i tuoi croissant mi rimettono al mondo
al ragazzo del bar all'angolo, che oggi mi ha fatto il primo tè: mi hai ridato la vita
alle pilloline omeopatiche tedesche per bambini: fallito l'antibiotico, sarà ora che funzionino
a L.: facciamo a gara...
a S.: incredibile chioccia
ai gOccupati e ai gpreOccupati: non tutto è bit
al mio compleanno, perché non ho ancora deciso cosa ne farò
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