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giovedì, 16 ottobre 2008

кафе литературнoе

nanna

"Lorenzo, andiamo a dormire, dai. Su, domani devi alzarti presto, devi essere sveglio."
"A
spetta, fammi finire questo sogno."

Fernan Ozpetek, Saturno Contro

Postato da: emanuelasplinder a 23:16 | link | commenti (2) |

caffè florian

dialogo

A volte pare un altro pianeta. Mangio dormo rido lavoro coccolo mi coccolano preparo scappo sposto metto pulisco un ordine sparso e cose e persone. Un altro pianeta. Lo stesso, ora raccontato da un altro punto di vista. E da un altro. E da un altro. Lo stesso pianeta un diverso pianeta. Non è nemmeno un pianeta. E' il mio sistema di riferimento, ma i sistemi di riferimento non esistono se non come assunti. Gli assunti si cambiano, euclidei o meno. Questo è rigorosamente euclideo, ormai dimostrato. Parallele parallele. Improvvisamente si apre un racconto, parole di altri fluiscono nella mia testa per caso, apro le orecchie, ascolto. Ascolto. Perché improvviso è il flusso e la direzione è la mia. Ascolto. Ascolto il diverso punto di vista e scopro che è il mio. Mi aspetto un altro punto di vista attraverso altri occhi, questo pianeta mio solo mio che scaldo raffreddo vivo muoio a ogni rotazione. Scopro invece il mio. Lo stesso, esattamente lo stesso mio punto di vista. Occhi altrui osservano questo pianeta da molto prima che io esistessi e ascolto e scopro che i colori sono quelli che descrivo io, le ombre sono quelle che descrivo io, le distanze sono quelle che descrivo io, le velocità sono quelle che descrivo io, le asincronie, i terremoti, le alluvioni, le disperazioni. Tutto già visto già vissuto già provato non da me. Scopro che sono un replay di un mondo già vissuto, già visto, già sofferto, già mandato per aria da persone e persone prima di me. La mia rivoluzione è lenta, lenta per inesperienza, lenta per incertezza del mio cammino, ma ruoto. Ruoto con tutta la mia inerzia, i satelliti che mi porto dietro e avvolgo nella mia gravità. Non conosco la destinazione, ma mi sposto lungo la mia ellisse.

Ne avevo bisogno. Avevo bisogno di sentire per caso tutta la storia del mio pianeta.

Postato da: emanuelasplinder a 22:46 | link | commenti |

bar bianco

decision making

M: E oggi sei stata all'asilo?
C: kì
M: E hai giocato con la Raffaella?
C: kìì
M: E c'era anche la Silvia?
C: kìì (testolina su e giù)
M: E hai giocato con le palline?
C: kìì! (ricci su e giù)
M: E sei andata fuori a giocare?
C: kì
M: E sei andata sull'altalena?
C: kììì... din don din don
M: Bello. E poi c'erano i bimbi?
C: kì
M: E hai giocato con una bimba?
C: kì
M: E come si chiama la bimba?
C: Bimm-bà!
M: Sì. E hai giocato con un bimbo?
C: kì
M: E come si chiama il bimbo?
C: Bimm-bò
M: E facciamo la nanna?
C. Nòò-o-ò!

Postato da: emanuelasplinder a 22:31 | link | commenti |

mercoledì, 15 ottobre 2008

bar bianco

'nine

Dipende tutto dai collegamenti neuronali, dalle sinapsi e cose così, lo so. Ma c'è qualcosa nelle manine di un bimbo, che le rende speciali. I movimenti che fanno, quello che toccanno, si anima di una scintilla. Se quelle manine si appoggiano, troppo forte o troppo piano, tirandosi dietro tutto il peso in inerzia o lievi lievi quasi per sbaglio, sussulterai. Sussulterai perché nessuno di quei movimenti sarà identico a quello che la tua mente viziata e annebbiata si aspetta. Sono manine speciali, movimenti speciali che svaniscono nell'attimo in cui crescono.

Postato da: emanuelasplinder a 22:08 | link | commenti (1) |

martedì, 14 ottobre 2008

caffè florian

don'cha know, don'cha know

Grazie

al ragazzo nordafricano: mi hai offerto quella galatina perché tossivo
allo stagista: mi hai offerto una caramella perché tossivo
allo statistico: ci volevano proprio quei biscotti
al numero uno: ci vuole proprio un momento per dire la verità
al colpo di fortuna: ci vuole proprio un momento per guardare la verità
al colpo di sfortuna: ci vuole proprio un momento per dire quello che si pensa
al signore con la giacca bianca: mi cedi sempre il passo all'uscita
al ragazzo un po' strano: sei una certezza al ritorno
al ragazzo con gli occhiali: sei una certezza all'andata
alla lettrice di gialli: da riccia sei diventata rasta e hai cambiato genere
a olivia: so che sei sempre lì la mattina
al labrador biondo: anche se non ti vedo mi vieni in mente
al treno delle 17:33: non si sa mai se e quando partirai, e mi ricordi che tutto è incertezza
alla feltrinelli in stazione: come sentirsi a casa quando ti senti morire
al calzedonia in stazione: come fare qualcosa di utile e sentirsi un po' meglio
alla farmacia in stazione: come sapere che forse non andrà così male
al cinese dell'edicola: un genio, basta coda allo sportello
alla fornaia di via tortona: un sorriso in ogni zucchiniegrana
al salumiere corpulento della standa: no, non mangio solo quello
alla barbara del saba: i tuoi croissant mi rimettono al mondo
al ragazzo del bar all'angolo, che oggi mi ha fatto il primo tè: mi hai ridato la vita
alle pilloline omeopatiche tedesche per bambini: fallito l'antibiotico, sarà ora che funzionino
a L.: facciamo a gara...
a S.: incredibile chioccia
ai gOccupati e ai gpreOccupati: non tutto è bit
al mio compleanno, perché non ho ancora deciso cosa ne farò

slightly warmer

Postato da: emanuelasplinder a 22:33 | link | commenti (1) |