quanto zucchero?

vieni a prendere un tè

push

ignition

visitato *loading* volte

 
sabato, 17 novembre 2007

bar bianco, café de la paix

fumo

Mi potresti chiedere perché mi piace abitare in questo posto. Ci penso ogni volta che mi capita, di essere toccata nei sensi come poco fa. Non è il verde, non è lo spazio, non è perché posso fare la carta d'identità di cinque minuti, non è - o forse non solo - il fatto che il pane lo faccia Orazio e la carne me la dia Gerardo e sia tutto condito da un sorriso. E' il profumo dei camini, che scalda l'aria intorno alle madonnine, agli angoli delle case.

Postato da: emanuelasplinder a 21:09 | link | commenti (1) |

mercoledì, 17 ottobre 2007

кафе литературнoе, café de la paix

nuvole

O nuvole: forse i consulenti, da morti, si trasformano in nuvole, fantastica Giulio, guardando il cielo scuro di Milano, dove una lenta processione di nubi cariche di nero sembra voler addobbare la città per un funerale in grande stile. Le strade sono già invase dal buio, strano inchiostro denso e privo di memoria. Cecilia che nuvola sarebbe?, si chiede, ricordando una delle battute finali di Sean Connery nel film Il vento e il leone: <<Ci vedremo ancora, signora Pedecaris. Quando saremo due nuvole d'oro nel vento>>.
Giulio guarda Cecilia, che fa finta di non badargli, di essere assolutamente e totalmente concentrata nella guida. La guarda quasi con tenerezza, e Cecilia deve essersene accorta, perché arrossisce leggermente, di nuovo.
- Sicché per il funerale avrai Simpathy For The Devil. Mettiti d'accordo prima, con il prete.
- Oh, i preti. Non son omica un problema.
- E dopo la vita?
- Cosa vuoi dire?
- Ci pensi mai, a dopo la vita? Si dice che verremo giudicati per le nostre azioni.
- Oh, non credo. Una volta il Dalai Lama mi ha detto che Dio è amore infinito.

Tullio Avoledo, Breve storia di lunghi tradimenti, 2007

Postato da: emanuelasplinder a 22:56 | link | commenti |

giovedì, 04 ottobre 2007

bar bianco, café de la paix

perché

Devo ricordarmi questo: il suo sorriso, i suoi occhi sorridenti e la sua risata, scoppiettii di allegria, non appena mi avvicino. E' morbida e deliziosa, felice di niente, felice dell'aria che respira, e il suo cuoricino batte contro la mia mano quando la tengo, senza accorgermene, sospesa in volo, a contemplare una cosa ancora e ancora. Allunga la manina e quando è stanca il braccino intero come quando era piccola - fosse grande ora. Il braccino intero, irrigidito per lo sforzo, si agita su e giù su e giù nell'idea di prendere carpire toccare, nell'idea proprio finché la creatività la maturità non la inducono a spingersi, con tutta l'energia la forza la volontà in avanti, come potesse già davvero spostarsi da sé, ed ecco che ghermisce.

E' deliziosa, un urlo di gioia, irresistibile, non trattenibile, giocondo, quasi fastidioso per chi, grande, è abituato a contenere trattenere celare le proprie emozioni. Non devo dimenticare il suo sguardo che cerca quando le dico un nome. Non devo dimenticare il suo profumo, un profumo dolce come tutto quello che ora mangia, la sua tenerezza dentro il pigiamino di ciniglia. Sembra un addio e lo è, come lo è stato alla pancia, un giorno dopo l'altro, quando ogni giorno cambiava e ogni giorno si avvicinava il momento in cui la pancia non avrebbe più contenuto altro che me. Cresciamo, cambiamo, ci trasformiamo, invecchiamo. Lei non sarà mai più così, e come è oggi devo ricordarmelo, nei profumi che nessuna macchina fotografica, nemmeno la più sofisticata, può trattenere, nella sensazione tra le mani, nel calore, nei reali rumori che nessuna videocamera riesce davvero a carpire. E' una finzione, quella di trattenere per poi ricordare. Devo ricordarmeli così, che giocano insieme: lui, ancora tre mesi e poco più ai quattro anni, che mi chiede se questo o quel pelouche va bene per lei, che glielo dà, che si lascia toccare e strattonare la maglia prima di fuggire ridacchiando, che le accarezza i capelli, le orecchie, le dà un bacino sulla tempia. Non saranno mai più così, capite, saranno diversi, cresceranno, lui è già totalmente un altro. Per questo devo ricordarmene, così come delle mie due splendide durissime, inquietanti, semoventi, dormienti, fastidiose, scomode, comode, ingombranti pance. Come di quei momenti che tutti dicono si scordano, di dolore, intermittenza, attesa, coscienza che tutto sta per finire. Ogni passaggio è doloroso, forse di più i passaggi di cui non ci si accorge. Per questo devo ricordarmi di lei che mangia le prime pappe, di come trattiene il cucchiaino guardandomi, di come mi guarda, essenzialmente di come mi guarda e mi ama solo guardandomi.

Perché anche questo, senza che io lo sappia, cambierà.

Postato da: emanuelasplinder a 22:42 | link | commenti (1) |

domenica, 30 settembre 2007

café de la paix

capo e coda

Non è un capo o una coda, forse è una sciarpa, avvolge calda e scalda, avvolge non stringe. Rosso, stavolta è rosso il colore, ogni volta un colore perché il colore unisce, conosce, riconosce, distingue, non stinge. Quindi è così, e c'è chi mi dice: sono stato un cretino, avrei potuto provare a entrare anch'io, come il mio amico fotografo. Meglio così, stai dove stai, il tuo amico fotografo forse ce la fa, entra, forse è già entrato, in quel clima caldoumidoappiccicoso, dove il rosso non è il rosso che si indossa in centro a Milano - questa volta il colore di moda è il rosso - nella settimana della moda ed è di moda la pace, non è di moda la guerra, è di moda la moda ed è pace, improvvisamente per un attimo improvviso nel cuore di chi indossa il rosso, ossessione di rosso. Un colore un colore, one world, ma non è così. Stai dove stai, meglio così, dopotutto.

Postato da: emanuelasplinder a 23:21 | link | commenti |

lunedì, 03 settembre 2007

bar bianco, café de la paix, caffè florian

commozione

E' stata una giornata d'inferno. Beh, non proprio. Non d'inferno. Una giornata piuttosto piena, diciamo. Diciamo che una giornata d'inferno è ben altra cosa. Una giornata seriamente intensa, senza un briciolo di riposo mentale o fisico. Una giornata di quelle in cui butto giù a mia madre in tre secondi: tutto bene, siamo vivi, ci sentiamo domani - ciao. E lo so quanto fa male, essere liquidati così. Ma non riesco a far di meglio, è andata così, la giornata e alle nove di sera avevo ancora da cominciare tutta la serata: il rientro di L., addormentare lui e C., che pure dalle nove di stamattina aveva dormito mezz'ora. Se è permesso, a una bambina di cinque mesi e due giorni, dormire mezz'ora e continuare a chiacchierare, sorridere, parlare, sputacchiare, spernacchiare, mangiarsi i piedi, mordere qualunque entità plastica, gommosa, tessile o vivente, si presenti a tiro.

E poi sono finita lì, nel lettone, un lettone allegro nella luce allegra, un lettone che a questo serve: essere, stanotte, allegro e festoso, pieno di allegria gratuita di due bambini, di una mamma che li guarda anche lei bimba per un momento, dopo tutta questa giornata non d'inferno ma seriamente intensa, mentalmente e fisicamente. Una mamma a pancia in giù, in qualcosa di morbido e chiaro, impegnata solo a studiare, imparare, i suoi bambini.

Voglio non dimenticare gli occhioni, come li amo, gli occhioni di C., che mi guardano sorridenti, spalancati, mentre spernacchia sopra i suoi primi due dentini, fa bolle e bollicine, con la lingua in mezzo alle labbra senza ritegno, e ride, ride come una matta allungando le manine verso il mio viso, soddisfatta di sfiorarmi con quei polpastrelli minuti e solidi e vagamente appiccicosi, di graffiarmi con le sue unghiette di gattina persa nel pigiamino di pisellino. Voglio non dimenticare i suoi sguardi in cerca di L., i suoi sguardi che lo seguono e lo studiano, lo ammirano, lo prendono. E lo prendono le sue manine, quando L. si concede, si avvicina ridendo come un matto anche lui - e no, falso lo dirai a qualcun altro, non è falso - un bimbo che si diverte, semplicemente, si diverte per un momento con il suo nuovo gioco, una sorellina che lo sfiora e lo accarezza, gli prende i capelli e quasi glieli tira, una sorellina che ride quando lui le dà i bacini e che tra un poco, insieme a lui, salterà come un grillo su questo lettone, allegro.

Postato da: emanuelasplinder a 22:44 | link | commenti |

domenica, 08 luglio 2007

bar bianco, café de la paix, caffè florian

sea of tranquillity

In cima a un colle, nel silenzio religioso di un vento fra le foglie e i suoni di bosco. Una signora, treccia lunga a coroncina intorno alla testa, orecchini ottagonali indovinati prima di vederli, traversina scura. Passa davanti alla mia panchina, sorride.
- Grüß Gott.
- Grüß Gott.
Sorride a C., minuscola e calda e in movimento in braccio a me, dentro all'aria. Sorride a C., sorride a me.
- Sie ist die C., dico e C. la guarda, incantata.
- Sie ist ruhig.
Sorride di nuovo, gli occhi più chiari di prima, tra le rughe.
Avrei voluto tutto diverso, tutto semplice, silenzioso, tranquillo. E' questo che pensavo prima che apparisse l'emblema di femminilità tradizionale, qui di fronte a me, nel religioso silenzio di un vento fra le foglie e i suoni di bosco, in cima a un colle di calvario, tra piccole costruzioni rappresentative di tutta la cristianianità.
- Ja, ziemlich ruhig. E le sorrido. Cerco in questo emblema di femminilità tradizionale il segreto, nei suoi orecchini ottagonali, la treccia come una corona intorno alla testa, la traversina scura, le forme pesanti del burro di decenni, le rughe intorno agli occhi chiarissimi.

Postato da: emanuelasplinder a 22:03 | link | commenti |

venerdì, 08 giugno 2007

hard rock cafe, fashion cafe, café de la paix

wind of change

Stavo pagando: un'attività molto prosaica. Stavo pagando qualcosa di molto bello e desiderato in un negozio molto luminoso rigonfio di cose belle piuttosto utili e inutili. La commessa appositamente né bella né brutta, per aiutare l'intimità di un acquisto, appositamente né geniale né deficiente per comprendere un'esigenza e offrire qualcosa di appropriato e qualcosa di simile e qualcosa di completamente diverso perché non si sa mai, sempre nella taglia corretta.
Stavo pagando, illuminata da quella luce né calda né fredda, fatta apposta per mettere in evidenza forme e colori. La radio, a un volume né alto né basso, udibile ma non ascoltabile, ha esposto, sotto la medesima luce, una melodia, perché melodia era. "Questa canzone ha praticamente vent'anni", ho detto prima di trattenermi. E in fondo, perché avrei dovuto. Questa canzone ha praticamente vent'anni, ho pensato. Vent'anni fa ero sufficientemente lucida da innamorarmi di un concetto, un concetto romantico, molto in voga allora: la libertà dei popoli, la libertà tra popoli. Hai un bel dire, ora, che hanno abbattuto il muro. Non è chiaro nemmeno il video di the wall, credo, nel 2007. Hai un bel dire che ci voleva il passaporto per andare in Austria. Hai un bel dire che no, mica potevi prendere un treno e andare a Rostock così come oggi, a insultare tutti quelli di nome mcdonald che cucinano hamburger - hamburger, poi, capisci. Hai un bel dire che la cartina geografica dell'europa aveva tanti bei colori fino a una bella riga verso destra, che profilava un mondo grigetto poco comprensibile, nebbioso quanto i telegiornali che ne parlavano, comprensibile solo attraverso le parole di Demetrio Volcic. Hai un bel dire che no, non è vero che questa melodia è solo un kitch d'antan soft rock, suonato da un'acustica strascicata, una batteria da balera e cantata da un tedesco con la voce metallica e un po' nasale, brutto con quei capelli che nemmeno bonjovi all'epoca. Hai un bel dire, perché quei pochi, forse brutti, versi, raccontavano un mondo per molti irraggiungibile, comprensibile solo attraverso le immagini dai colori sbiaditi che passavano sotto la voce di Demetrio. Hai un bel dire che il Rock in Moscow erano probabilmente fiumi di birra versati sotto lo sguardo attento di centinaia di poliziotti e non solo. Perché questa voce metallica e un po' nasale, questa chitarra strascicata e questa batteria da balera sono le prime a fare il balzo, live, in quella parte grigetta della cartina geografica. Questa canzone ha solo vent'anni, signorina, aspetti che firmo la ricevuta.

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change
An August summer night
Soldiers passing by
Listening to the wind of change

The world closing in
Did you ever think
That we could be so close, like brothers
The future's in the air
I can feel it everywhere
Blowing with the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

Walking down the street
Distant memories
Are buried in the past forever

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

The wind of change blows straight
Into the face of time
Like a stormwind that will ring
The freedom bell for peace of mind
Let your balalaika sing
What my guitar wants to say

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me

Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

Scorpions, Wind of Change, 1990

Postato da: emanuelasplinder a 10:59 | link | commenti |

martedì, 05 giugno 2007

кафе литературнoе, café de la paix

liberté egalité fraternité

"Ma i giornali sono forse liberi? E noi, siamo liberi, noi?" intervenne con impeto Deslauriers. "Quando si pensa che bisogna adempiere a qualcosa come ventotto formalità per poter mettere in acqua una barchetta, mi vien voglia di andare a vivere fra gli antropofagi. Il Governo ci mangia vivi! Tutto è suo: la filosofia, il diritto, le arti, anche l'aria del cielo; e la Francia rantola, stremata, sotto il tallone del gendarme e la sottana del prete!"

Gustave Flaubert, L'educazione sentimentale, 1845

Postato da: emanuelasplinder a 22:20 | link | commenti (1) |

giovedì, 17 maggio 2007

café de la paix, caffè florian

sigmund

Contesto anni Quaranta, città di *******a, gran bel posto - nel sogno. Nel decidere, avevo scelto un quartiere medio popolare, rifiutando quello chic-snob. Ero, non sola, nel bell'appartamento, primo piano di pochi. Non sapevo altro, credo. E' iniziato il bombardamento, inevitabile. La città di *******a è stata realmente bombardata, no? Un bombardamento aereo, qualche granata a terra. Entrava una bomba in casa. Strano, come dalla finestra. Colpiva qualcosa, credo una poltrona - tutto molto anni Quaranta, ma forse c'era anche un grande specchio, immagino sopra un camino. Mi spostavo, e bumm, si disintegrava il divano - una cosa di gran velluto a tre posti. Sarebbe continuato, il bombardamento, immagino fino alla fine

Postato da: emanuelasplinder a 04:41 | link | commenti |

domenica, 22 aprile 2007

bar bianco, café de la paix, caffè florian

perfezione

Qualche giorno fa, avrei scritto una cosa così.

Una mattina perfettamente luminosa, un salotto calmo perfettamente luminoso. Sarà la febbre latente, sarà il dolore latente, sarà il sonno latente: è un silenzio personale, condiviso indiviso tra una bimba grande e una donna minuscola; un silenzio perfetto, nervi muti, calma fisica. Lei assorbe energia, io assorbo parole. Non ci manca niente, in questo momento, calmo e perfettamente luminoso, infinito per quanto durerà.

Postato da: emanuelasplinder a 10:24 | link | commenti (1) |

sabato, 31 marzo 2007

café de la paix

perché

A titolo di esempio, e meramente a titolo di esempio, mi chiedo perché ci siano notizie in prima pagina e altre che si disperdono nei meandri pubblicitari, come se un'unità umana fosse diversa da un'altra unità umana pur essendo, in questo esempio specifico, unità umane cadute in un medesimo destino. Si apprende quindi che 1 non è uguale 1 e che la diversità consiste, come è ovvio, nel valore della tiratura di quella notizia in prima pagina o fra i meandri pubblicitari o nel nulla cosmico, come se quell'1 dimenticato fosse uguale a 0. Solo a titolo di esempio.

Postato da: emanuelasplinder a 14:49 | link | commenti |

domenica, 16 luglio 2006

café de la paix

tutto

Sto pensando a qualunque cosa, in questi giorni. Davvero qualunque. Niente da codice penale, ovvio. Per il resto, credo che qualunque altro pensiero abbia attraversato la mia testa. Sono stanca, triste, felice, esaltata, desiderosa, piena di idee, priva di idee. Mi distraggo, sì. Mi distraggo facilmente da qualunque cosa, ma poi mi concentro di nuovo e non c'è altro, a volte per troppo tempo. L'altro giorno non ho nemmeno salutato qualcuno che avrei pure dovuto ringraziare, perché ero troppo concentrata. Non so.

Bombe su Beirut, di nuovo. Bombe, bombe e Bombay, bombe di nuovo. Bombe. Vedi, di Bombay non so assolutamente nulla. Non so com'è la sua gente, non ne ho respirato il caldo e gli odori e la folla, la polvere, sentito i clacson, lo stridio sulle rotaie. Non ne so nulla. Nessuno ne sa nulla. Né sa nulla di Beirut, del suo mare accogliente e familiare, del tepore delle sue notti d'inverno, degli sguardi inquieti, dei check point con il disegnino del cedro, dei check point con la foto di Asad. Buchi, buchi nel cemento, di nuovo, buchi nel cemento, polvere grigia, sangue, polvere, sporco sulle palme. Dovrei scrivere a Bassem, il dentista che ho conosciuto in una lunga, lunghissima giornata di attesa a Malpensa, complice un'avaria al nostro aereo. Stava per diventare papà di Yasmine. Mi raccontò di Sabra e Shatila, di Parigi, di New York, di Beirut, di nuovo sua. Capisci, vai in Croazia, tu, quest'estate, magari vai in Croazia e dieci anni fa era lo stesso. Spostati dieci chilometri all'interno, guarda le case, guarda le scritte, guarda i cimiteri, bianchi e neri, lucidi. Vai un po' più in là, scopri com'è ferma, l'aria. Girati mentre aspetti il tram, girati e scopri quella targa, vecchia di sessant'anni, sul muro di Milano.

Sto pensando a qualunque altra cosa, sono assalita dal calore e pigra. Bramo acqua, vivo di limonata fresca, appoggio la mia mente a sogni frizzanti, il mio corpo preferisce assuefarsi. Non è meraviglioso, qui, nel silenzio rotto da un cane, abbandonarsi e non pensare ad altro?

Postato da: emanuelasplinder a 22:34 | link | commenti (1) |

martedì, 11 luglio 2006

café de la paix

una riga

Dita troppo veloci, un refuso: war.
Nuvole passano sopra la luna, bianca.

Postato da: emanuelasplinder a 23:24 | link | commenti |

domenica, 06 novembre 2005

caravan cafe, cafe sacher, café de la paix

tè

Avrò finito l'ultimo fra i tè trovati in albergo, e sarà ora di tornare in Cina. Tra l'odore di un mondo, alla ricerca del delicato aroma impalpabile.

Postato da: emanuelasplinder a 16:45 | link | commenti (1) |

sabato, 30 luglio 2005

café de la paix

erba

Un ronzio che va e che viene, qualcuno taglia l'erba. Nel caldo, nel liquido, nell'aria che si muove senza rinfrescare. Passeri e rondini chiacchierano tra gli alberi, un'ape fa capolino tra le ante della finestra.
Buio e tranquillità, oggi non c'è dovere.
Ricamavo, fuori, un punto alla volta, per annodare una rosa.

Postato da: emanuelasplinder a 16:16 | link | commenti (2) |

lunedì, 11 luglio 2005

bar bianco, café de la paix

conflitto internazionale

Sorriso improvviso. Indice proteso. Le mani si allungano rapidissime.
"Palla!"

Passetti veloci sulla spiaggia, capelli soffici si spostano a boccoli. Altre mani si allungano rapidissime.
"Non! Le ballon! C'est à moi!!"

Sguardi torvi.

Postato da: emanuelasplinder a 11:33 | link | commenti (1) |

giovedì, 07 luglio 2005

café de la paix

cold

"The cold wind had dropped and I could hear the waves falling on the ruined headland with a lapidary thud".

Colin Thubron, "Journey into Cyprus"

Postato da: emanuelasplinder a 22:31 | link | commenti |

giovedì, 26 maggio 2005

café de la paix, caffè florian

Sì o no? Te lo chiedo quattro volte

Stasera ero in coda in piazza Durante. C'era questo bel poster, anzi: due. Uno a fianco all'altro. Graficamente perfetti, sembravano la locandina di un nuovo film. Sfondo nero, colori caldi nelle due immagini: un embrione e un neonato che strizza gli occhi, abbracciato stretto dalla mamma.

L'impatto è tremendo, e non credo che sia perché sono mamma. E' tremendo, punto. Ma poi, come quando ti mostrano un grafico ti devi chiedere: QUAL E' LA SCALA? Come si misurano le barrette del grafico? Perché mi si chiede di dire sì o di dire no?

Allora sono qui, che giro per il web mentre il mio uomo grande è fuori e il mio uomo piccolo ha ceduto al sonno e se la sta ronfando nella sua stanzetta. Tiene per manina il suo orsetto preferito.

Voglio capire. Non so se ci riuscirò, non so se farò la cosa giusta. Non so se c'è, una cosa giusta. La natura è natura, ma noi siamo in grado di metterci le nostre graziose manine. Sappiamo coltivare orchidee delicatissime e sappiamo sparare granate. Così, con la stessa naturalezza.

Le mie fonti sono:
sì: http://www.lucacoscioni.it/node/2002
sì: http://www.mazziniano.it/referendum-fecondazione/default.htm (sasaki, grazie del link)
no: http://www.referendumfecondazione.it/
no: http://www.comitatoscienzaevita.it/referendum_2.php
Le ho scelte assolutamente a caso, seguendo dei link. Forse non sono le migliori, non so. Fate voi. Ma credo aiutino a capire di più qual è il sentimento che emerge, leggendo le motivazioni. Spero di non sbagliare nel riportare correttamente quanto leggo.
NB: se talora i commenti di una parte sono più corposi di quelli dell'altra non si tratta di indicazione della mia opinione, ma di conseguenza del materiale analizzato e di sonno della sottoscritta. E poi: sì, c'è un errore nell'impostazione della pagina, ma splinder continua a darmi contro quando cerco di porre rimedio. Sorry.

NUMERO 1, SCHEDA AZZURRA, per consentire nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori

SI' vuol dire:
- Gli embrioni non impiantati sono disponibili per successivi impianti o per la ricerca
- Divieto di produrre embrioni con fini esclusivi di ricerca
- Divieto di ricorrere a pratiche eugenetiche
- Permesso di clonazione terapeutica; divieto di clonazione riproduttiva

Chi dice no lo traduce così:
"Usare potenziali figli come cavie"
"Uccidere esseri umani a fini di ricerca"
"Possibile distruzione di embrioni nelle fasi di congelamento e scongelamento"
"Non esistono casi di guarigione utilizzando cellule staminali"
"Gli esperimenti su cellul
e staminali di animali si sono rilevate cancerogene; i traguardi positivi della scienza sono stati compiuti su cellule adulte"
"Tutelare la salute della donna significa altro; ad esempio, non sottoporla a pratiche pericolose e nocive per la sua salute, quale la fecondazione assistita"
"Per evitare gravidanze plurime basterebbe produrre un solo embrione"

NO vuol dire:
- Gli embrioni non impiantati non sono disponibili per successivi impianti o per la ricerca
- Divieto di produrre embrioni con fini di ricerca
- Divieto di ricorrere a pratiche eugenetiche
- Divieto di ogni tipo di clonazione terapeutica

Chi dice sì lo traduce così:
"Impossibilità per la ricerca di utilizzare le cellul
e staminali prelevate dagli embrioni per combattere alcune malattie"
"Se vincessero i sì su questo referendum i ricercatori italiani potrebbero utilizzare i circa 30 mila embrioni soprannumerari conservati nei centri per la fecondazione assistita e destinati ad essere eliminati. Potrebbero anche ricorrere alla clonazione terapeutica, che non ha nulla a che fare con la clonazione riproduttiva di esseri umani identici. Si porrebbe fine anche all’ipocrisia per la quale i ricercatori italiani possono utilizzare cellule staminali embrionali importate dall’estero, mentre finiscono in galera se le producono in patria."
 

NUMERO 2, SCHEDA ARANCIONE, per la tutela della salute della donna

SI' vuol dire:
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita anche se non è documentata l'infertilità (può essere di natura psicologica)
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita anche senza aver tentato altre strade
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita anche a coppie non sterili portatrici di malattie genetiche
- Permesso di impiantare anche più di tre ovociti
- Permesso di impiantare gli ovociti in tempi diversi
- In caso di fallimento della terapia, permesso di impiantare gli altri ovociti fecondati
- Se un embrione è portatore di malattia genetica, permesso di rifiutarne l'impianto (ed evitare la scelta successiva di aborto terapeutico)

Chi dice no lo traduce così:
Non si chiede l'abrogazione dell'intero articolo, cosicché la vittoria dei "si" lascerebbe in piedi l'affermazione che la legge intende garantire "i diritti di tutti i soggetti coinvolti compreso il concepito", ma lo svuoterebbe di contenuto perché ne eliminerebbe le conseguenze, consentendo l'uccisione diretta e volontaria degli embrioni. Dicono che la selezione degli embrioni è indispensabile per eliminare quelli malati, ma non dicono che per sapere se un figlio concepito in provetta è portatore di una malattia ereditaria bisogna distruggere anche altri embrioni sani.

In merito all'eliminazione degli embrioni portatori di malattie genetiche: "Che medicina è quella che uccide il malato?"

NO vuol dire:
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita solo se è documentata la sterilità completa o altra forma di infertilità
- Permesso di sottoporsi a fecondazione assistita solo dopo aver tentato tutte le altre strade possibili
- Divieto di sottoporsi a fecondazione assistita per le coppie non sterili portatrici di malattie genetiche
- Permesso di impiantare solo tre ovociti
- Permesso di impiantare i 3 ovociti solo contemporaneamente
- In caso di fallimento della terapia, divieto di impiantare gli altri ovociti già fecondati
- In caso di fallimento della terapia, permesso di sottoporsi a nuovo ciclo di stimolazione e a nuovo impianto di ovociti
- Se un embrione è portatore di malattia genetica, divieto di rifiutarne l'impianto (rimane alla donna la scelta di aborto terapeutico)

Chi dice sì lo traduce così:
"Rischio di parto plurigemellare, imposizione dell'impianto di tutti gli embrioni, divieto di accesso ai portatori di malattie genetiche"
"Il divieto di congelare gli embrioni (crioconservazione) diminuisce notevolmente le probabilità di successo della fecondazione assistita, costringendo le donne a ripetuti trattamenti che aumentano il rischio di danni alla salute. L’obbligo di impiantare tutti gli embrioni aumenta le probabilità di gravidanze trigemellari, pericolosissime sia per la donna sia per il feto."
"In Italia, considerando le diverse malattie genetiche, è un problema che riguarda centinaia di migliaia di coppie. Votando sì a questo referendum si consente sia l’accesso alla fecondazione assistita per tutte le coppie, sia la possibilità di utilizzare la diagnosi preimpianto per evitare di impiantare nell’utero della donna embrioni portatori di malattie genetiche. Impedire la diagnosi preimpianto significa spingere molte coppie a non mettere al mondo un bambino, per evitare il rischio di trasmettergli una malattia ereditaria, oppure costringere la donna all’aborto terapeutico in uno stadio avanzato della gravidanza (la legge 194 consente infatti l’aborto terapeutico nel caso in cui con l’amniocentesi la donna scopra che l’embrione soffre di una malattia genetica)."

NUMERO 3, SCHEDA GRIGIA, per l'autodeterminazione e la tutela della salute della donna

SI' vuol dire:
- L'embrione non ha i diritti di una persona
- In caso di conflitto tra i diritti della madre e dell'embrione, prevalgono quelli della madre (è sacrificato il diritto dell'embrione)

Chi dice no lo traduce così:
Il titolo non è sincero perché "l'autodeterminazione" non equivale alla totale volubilità. La coppia (non solo la donna!) si è già autodeterminata al momento della generazione dell'embrione. Tutte le circostanze sono state già seriamente e a lungo soppesate. La legge non costringe la donna a ricevere l'embrione, ma si limita a dire che non è cosa giusta rifiutarlo.
Cancellare i diritti di tutti i soggetti coinvolti non significa escludere solo quelli del concepito, ma anche quegli degli aspiranti genitori. L'ideologia che non vuol vedere un essere umano nel concepito è arrivata a non vedere nemmeno i diritti dei già nati.
"Una risoluzione del parlamento europeo prevede che anche lo zigote (embrione unicellulare) deve essere protetto e non deve essere indiscriminatamente usato per gli esperimenti"

NO vuol dire:
- L'embrione ha i medesimi diritti di una persona
- In caso di conflitto tra i diritti della madre e dell'embrione, prevalgono quelli dell'embrione

Chi dice sì lo traduce così:
"E' sacrificato il diritto alla salute della madre"
"Quest’equivalenza è in palese contraddizione anche con la legge sull’aborto e rappresenta il primo tentativo da parte del Parlamento di rimettere in discussione quella legge, approvata dai cittadini con il referendum nel 1981.
Ma equiparare embrione e persona, ancora più che dal punto di vista giuridico, è inammissibile da un
punto di vista etico."

NUMERO 4, SCHEDA ROSA, per la fecondazione eterologa

SI' vuol dire:
- Permesso di accedere alla fecondazione eterologa per coppie coniugate o conviventi, di sesso diverso, in età potenzialmente fertile, viventi 

Chi dice no lo traduce così:
Verrebbe legalizzato non il "dono" dello sperma e dell'ovocita, ma l'abbandono di un figlio da parte di chi lo ha generato con violazione della regola costituzionale secondo cui "i genitori devono mantenere i figli". Vi sarebbe il rischio di un rifiuto di un figlio da parte di colui, assai spesso l'uomo, che non lo ha generato. Verrebbe impedito il diritto del figlio di conoscere le proprie origini, ciò che talvolta è importante, non solo per ragioni psicologiche, ma anche per ragioni mediche. L'adozione non può essere presa ad esempio, perché essa è finalizzata a dare genitori a chi non ne ha, non a dare un figlio a chi non ne ha e perché è un rimedio ad un male -l'abbandono di cui un bambino è vittima- non la soluzione ideale; mentre nella Pma eterologa si ordina l'abbandono di un figlio per darlo ad altri
"Nessuno ha diritto ad avere un figlio per il semplice motivo che i diritti si esercitano sulle cose e mai sui propri simili, altrimenti li riduciamo a cose o schiavi dei nostri desideri"

NO vuol dire:
- Divieto di fecondazione eterologa per chiunque

Chi dice sì lo traduce così:
"Un divieto che impedisce, ad esempio, alle donne che a causa di un trattamento di chemioterapia sono diventate sterili di avere un bambino. Non esiste alcuna prova scientifica che la fecondazione eterologa provochi disturbi psicologici ai figli o alla coppia. Vietarla significa discriminare sulla base di un problema di salute migliaia di persone, ed impedirgli di mettere al mondo dei figli, oppure obbligare le coppie che possono permetterselo ad andare all'estero per realizzare quello che è vietato in Italia".

 

 

 

Postato da: emanuelasplinder a 23:07 | link | commenti (2) |

mercoledì, 20 aprile 2005

cafe sacher, café de la paix

C

Commozione, parola che nasce dall'attesa e vive di imperfezione.

Desiderio preceduto da attesa e curiosità.
Sensi protesi a capire.
Un attimo di silenzio prima dello scoppio.
Liberazione, tutta insieme.
Liberazione di sentimenti inattesi.
Vuoto fuori, pieno dentro.

E poi di nuovo movimento.

Postato da: emanuelasplinder a 14:55 | link | commenti (4) |

domenica, 07 novembre 2004

café de la paix

straordinariamente

E' un sonno soprannaturale che devasta ogni programmazione, ricopre di un velo la vista, ottenebra l'obiettività e ti insidia. Puoi solo fallire nel combatterlo. C'è chi ti parla mentre non riesci più a pensare. Tu sei in un altro mondo, sei al di qua di un vetro che l'altro non nota, il senso delle sue parole ci si infrange contro e a te arriva solo, sfumato come dentro l'acqua, il movimento meccanico della sua faccia, dei suoi gesti. E pure sei più presente che mai, anzi: improvvisamente hai capito tutto e sai che è tutto sbagliato.

La moquette, le pareti che lasciano filtrare una conference call che gracchia, il neon quadrettato dalla grata, l'aria falsa e irrespirabile. Altrove non è così.
Altrove può essere peggio. Può essere un blocco di cemento fra due nazioni, un confine a due passi e un'uniforme in cui respirare vivere e mangiare ogni giorno, caldo desertico o freddo glaciale. Può essere un cubicolo dentro ad un enorme condominio, in mezzo a tanti condomini, a perdita d'occhio. Può essere il punto di arrivo cui non stavi tendendo, ma il varco si è chiuso davanti a te.
Altrove può essere diverso. Sopra uno shooner che pendola fra due porti, quattro volte al giorno sopra ad acque mai calme. Dentro ad un tubo d'acciaio che scivola imperturbabile e ritmico sopra le rotaie, per giorni e giorni. Davanti all'emporio ad un incrocio, quello che alcuni chiamano paese, a guardare la gente che cresce, cambia, invecchia, muore.
Altrove può essere più bello. Mare, cielo, terra, colori, natura, odori reali. Casa, se un baricentro ce l'hai, comunque sia: fatto di te, fatto di qualcuno, fatto di qualcosa. Vai.




Postato da: emanuelasplinder a 16:49 | link | commenti (1) |