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bar bianco, cafe sacher, кафе литературнoе
Beautiful:
"... scavare nel passato"
L.: "Intende il passato di verdura"
bar bianco, cafe sacher, caffè florian
E' una t-shirt piccolissima, quanto deve esserlo per essere perfetta ora, e verde, di un verde mela pallido. Lo statement rosa confetto dice: aujourd'hui j'ai décidé d'être sage!
Ed è arrivata più o meno un anno dopo un'altra t-shirt, decisamente più grande, grande quanto me anche se fino a un mese fa non mi sarebbe entrata neanche di traverso, una t-shirt, dicevo, verde menta, con un grande grandissimo cubitale pink statement: FUN.
E se il veDDe chiaLo è il colore preferito di chi ama entrambe, e se è vero che io saggia non potrò mai essere e che invece può esserlo per me solo chi ancora parlare non sa, è indiscutibile che di e. ce n'è una sola e che conosce E. molto molto bene, ed è indiscutibile che e. veda tante di quelle cose che potrebbe riempirci un'enciclopedia. Era proprio quello che mi serviva un anno fa: FUN. E' proprio quello che mi serve ora: qualcuno che ait décidé d'être sage. Grazie, e., e per tutto il resto e la dolcezza dei tuoi incomparabili cioccolatini.
cafe sacher, katz’s delicatessen
"Uno dei benefici dell'amicizia è di sapere a chi confidare un segreto"
Alessandro Manzoni [Baci Perugina, n. 60]
Quote:
"L'amicizia reca grande felicità con piccoli gesti".
Anonimo
Quote:
"Per raro che sia il vero amore, è meno raro della vera amicizia".
F. Rochefoucauld
(Baci Perugina)
E' quasi inverosimile, la voracità di una madre nei primi due giorni. Prime ore di tremori incontrollabili, sforzi esasperati da esaurire, vigore da recuperare subito, subito. Il tempo, è il tempo che scorre subito. Non si può aspettare perché subito lei vuole, subito lei pretende attenzione forza cibo per poi abbandonarsi, improvvisamente, per un tempo tutto suo.
cafe sacher, кафе литературнoе
Non tradisce quasi mai, via T., il sabato pomeriggio: uno spazio, inusitatamente libero, attende il riposo di una fida enfant terrible. Quasi davanti al mio vecchio portone - Affittasi, c'è scritto. Due piani oltre è già accesa una luce dietro alle tende. E' la stanza rossa, quella che si vede bene dal cortile interno, da una finestra di casa mia.
Shopping, un pomeriggio di intenso shopping, nel cuore di corso B.A.: orgogliosamente grondante mercanzia mi infilo in via San G., penetro tra gli aromi della pasticceria San G. di via San G., gambero rosso e tutto il resto, tra clienti che affondano il cucchiaino nella panna montata dolce, ricoprendone il loro caffè.
Mi rifugio all'interno, scelgo il tavolino in fondo, ordino una cioccolata calda densa, aspetto.
Arriva obbediente la tazza bianca, bassa e orlata, traboccante quanto possono i legami fisici: un'eruzione contenuta da un infinitesimale strato, scurito all'aria.
Potrei - potrei - già infilare il cucchiaino nel magma semisolido. Infilo, invece, la mano in uno dei sacchetti con la F rossa e ne estraggo uno dei sei o sette vizi letterari che mi sono appena concessa. Faccio scricchiolare la rilegatura, spalanco il libro.
"Prologo
Questo racconto è innanzitutto una storia di anima e di carne".
La mia mano cede infine alla tentazione, si avvicina all'aroma nero.
Pochi sono i piaceri fisici d'effetto superiore al primo, languido, cucchiaino di crema di nocciole del Piemonte colato ampiamente sulle irregolarità di un pezzettino di pane nero. E ditemi che non succede anche a voi, dopo, di fare un lungo, rigenerante, sospiro, che avidamente coglie gli ultimi istanti di profumo.
Soddisfazione è, terminata un'opera, godersi l'infinito arcobaleno di reazioni. E' divertente viverne qualcuna, osservando e ascoltando chi è colpito nei sensi. Emoziona invece allontanarsi in punta di piedi e immaginare l'altrui istante di egoistico piacere, e aspettare.
Che non è un luogo nelle vicinanze del Benin, ma è una decisione che puoi prendere se, da single, la sera, decidi di piazzarti a letto a leggere un libro o scrivere su un blog.
Hai presente, no?, quel profumo di caffè e nocciola che esalava casa mia la mattina, in quella casa in quelle mattine in cui la terra avrebbe potuto tremare da un momento all'altro, sotto la moquette alta e fitta, chiara come può esserlo la lana. Ci salutavamo appena, fra di noi, forse nemmeno ci incrociavamo, nel passare da una stanza all'altra allo specchio del bagno. Eppure l'aroma piano si diffondeva insieme alla voglia di riempirsi del sapore di qualcosa di morbido, intriso di sciroppo d'acero, grondante goduria di un istante.
Ero molto sola, sì.
caravan cafe, cafe sacher, café de la paix
Avrò finito l'ultimo fra i tè trovati in albergo, e sarà ora di tornare in Cina. Tra l'odore di un mondo, alla ricerca del delicato aroma impalpabile.
E' caldo e invitante, già nella mia testa, prima. Prima di permettermi di farlo, di versare l'acqua in una boccia tonda, perfettamente trasparente, oppure in quell'altra, preziosa e nera, di una porcellana difficile, opaca intorno e lucida là dove versi; e dentro; e dove lo afferri. Verso l'acqua: si muovono le foglie, lunghe e sottili, praticamente impalpabili, e danzano con le bolle istantanee e si riappoggiano in basso, femmes fatales. Si ammorbidiscono col tempo, è tanto è poco, aspetto e guardo, aspetto e mi preparo. Ripenso alle mie dita che srotolano un sacchettino trasparente, bancha arrivato in Inghilterra e ora qui, un giro assurdo e perfetto, per arenarsi in quest'acqua, a cedere il loro sé.
Scorre ora gentile attraverso il beccuccio proteso, dentro una tazza perfetta, di porcellana sottile e trasparente, bianca, lucida sopra il piattino nero, opaco sopra, lucido sotto. Rotondità allargate e basse, accolgono ambra calda e liquida, esaltata dal desiderio e dal contrasto di bianco e nero. Il profumo sale dalla tazza bassa e rotonda, arriva lieve a me, un po' salato, appena acre, niente dolce, così com'è.
Osservo i microscopici movimenti sul fondo.
E' un filo colorato, lungo un metro. Si svolge piano, si srotola per servizio, si sposta nell'aria e poi giù, delicato, sopra un velluto scuro. Geometricamente un'illusione in piccole dimensioni che l'occhio segue per vizio o per natura, perché la luce batte lì.
Commozione, parola che nasce dall'attesa e vive di imperfezione.
Desiderio preceduto da attesa e curiosità.
Sensi protesi a capire.
Un attimo di silenzio prima dello scoppio.
Liberazione, tutta insieme.
Liberazione di sentimenti inattesi.
Vuoto fuori, pieno dentro.
E poi di nuovo movimento.
Ossessione.
Parola tonda, completa.
Concetto esclusivo, pieno, grandioso.
Un obiettivo chiaro, voluto, desiderato, forse irraggiungibile, volutamente irraggiungibile, desiderato impossibile.
Il mondo intorno si svuota, diventa aria, puro presupposto per l'essere.
La mente si concentra, la materia si addensa e ruota vorticosa su se stessa.
L'ossessione si accende improvvisa, infiamma come il giorno tropicale.
L'ossessione langue nel cuore, lunga notte bianca, calda sensazione di sapere.
Non è niente male quella supersvizzera quasi no brand che compro al supermercato. Amara 72%, si scioglie piano lasciando una sensazione fredda, di puro cacao. Ma ancora di più, ora sarebbe il gelato nerissimo con una punta di peperoncino, che merita una pura vacanza da attività inutili.
Non ne sono mica sicura: meglio il togo con ripieno di cioccolata? E soprattutto: nei due casi, meglio al latte o amaro?
I togo sono un ricordo di infanzia, una di quelle cose che "solo due" e poi ti finivi la prima vaschetta e dicevi: quasi quasi... E attaccavi la seconda vaschetta. Perché è il desiderio di cioccolata a guidare la voglia di togo. Per cui ci provi in tutti i modi: lo mordi e finisce subito, con la cioccolata che si disperde nel sapore di biscotto. Poi provi a grattare la cioccolata con i denti tutt'intorno e mangi un po' alla volta il biscotto di cui, ammetti, non te ne frega un granché, è un intermezzo necessario prima del prossimo togo, rubato con due dita dalla scatola perché non si sciolga troppo. Oppure lo succhi un po' alla volta, il biscotto si scioglie ed è finito prima che tu possa riaprire gli occhi.
Insomma, il togo è una religione, al pari forse solo del ringo. Scegliere come mangiarlo è un quesito esistenziale.
E quindi, ora è un disastro. Intanto, la cioccolata amara al posto di quella dolce. Non fraintendetemi, io sono per il nero più assoluto, e recentemente anche piccante, visto che si può scegliere. Ma il togo è una questione di principio, al pari di quando hanno introdotto i ringo alla cioccolata (per non parlare di quando hanno cambiato i biscotti, ma questo è un altro post). Quindi, per principio, appunto, assaggiare quelli alla cioccolata fondente è ammesso, purché alla fine si ritorni prodigamente all'originale.
Ma ora il discorso è: i togo ripieni sono ammessi? Continuano ad essere togo? Li ho presi, al latte; perché se devo trasgredire inizio con il trasgredire dal principio, altrimenti come faccio a giudicare. E' un altro biscotto, anzi: di biscotto non ci è rimasto un granché. Buoni, eh, non dico di no. Buoni per i momenti di fine gennaio. Però, sinceramente, non so.
La prima settimana va festeggiata. Pasticcini pronti per i primi 330 ingressi (tra cui qualche onesto reload da parte mia in fase di setup). Grazie.